Carlo Goldoni
Il ventaglio

ATTO SECONDO

Scena Quinta. Coronato esce dall'osteria con Scavezzo, che porta un barile di vino in spalla

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Scena Quinta. Coronato esce dall'osteria con Scavezzo, che porta un barile di vino in spalla

 

CORONATO Illustrissimo questo è un barile che viene a lei.

CONTE E l'altro?

CORONATO Dopo questo si porterà l'altro; dove vuol che si porti?

CONTE Al mio palazzo.

CORONATO A chi vuole che si consegni?

CONTE Al mio fattore, se c'è.

CORONATO Ho paura che non vi sarà.

CONTE Consegnatelo a qualcheduno.

CORONATO Benissimo, andiamo.

SCAVEZZO Mi darà poi la buona mano il signor Conte.

CONTE Bada bene a non bever il vino, e non vi metter dell'acqua. Non lo lasciate andar solo. (a Coronato)

CORONATO Non dubiti, non dubiti, ci sono anch'io. (via)

SCAVEZZO (Sì sì non dubiti che fra io ed il padrone, l'abbiamo accomodato a quest'ora). (via)

GELTRUDA (ha pagato, e si avanza verso il Conte. Susanna siede e lavora. Candida resta a sedere, e pralano piano fra di loro) Eccomi da lei signor Conte. Cosa mi comanda?

CONTE In poche parole. Mi volete dar vostra nipote?

GELTRUDA Dare? Cosa intendete per questo dare?

CONTE Diavolo! non capite? In matrimonio.

GELTRUDA A lei?

CONTE Non a me, ma a una persona che conosco io, e che vi propongo io.

GELTRUDA Le dirò signor Conte, ella sa che mia nipote ha perduto i suoi genitori, e ch'essendo figliuola d'un unico mio fratello, mi sono io caricata di tenerle luogo di madre.

CONTE Tutti questi, compatitemi sono discorsi inutili.

GELTRUDA Mi perdoni. Mi lasci venire al proposito della sua proposizione.

CONTE Bene, e così?

GELTRUDA Candida non ha ereditato dal padre tanto che basti per maritarla secondo la sua condizione.

CONTE Non importa, non vi è questione di ciò.

GELTRUDA Ma mi lasci dire. Io sono stata beneficata da mio marito.

CONTE Lo so.

GELTRUDA Non ho figliuoli...

CONTE E voi le darete una dote... (impaziente)

GELTRUDAsignore, quando il partito le convenirà.(con caldo)

CONTE Oh ecco il proposito necessario. Lo propongo io, e quando lo propongo io, le convenirà.

GELTRUDA Son certa che il signor Conte non è capace che di proporre un soggetto accettabile, ma spero che mi farà l'onore di dirmi, chi è.

CONTE È un mio collega.

GELTRUDA Come? Un suo collega?

CONTE Un titolato, come son io.

GELTRUDA Signore...

CONTE Non ci mettete difficoltà.

GELTRUDA Mi lasci dire se vuole; e se non vuole gli leverò l'incomodo, e me n'anderò.

CONTE Via via siate buona; parlate, vi ascolterò. Colle donne sono civile, sono compiacente; vi ascolterò.

GELTRUDA In poche parole le dico il mio sentimento. Un titolo di nobiltà fa il merito di una casa, ma non quello di una persona. Non credo mia nipote ambiziosa, né io lo sono per sacrificarla all'idolo della vanità.

CONTE Eh si vede che voi avete letto le favole.

GELTRUDA Questi sentimenti non s'imparano né dalle favole, né dalle storie. La natura gl'ispira, e l'educazione li coltiva.

CONTE La natura, la coltivazione, tutto quel che volete. Quello ch'io vi propongo è il barone del Cedro.

GELTRUDA Il signor Barone è innamorato di mia nipote?

CONTE Oui madame.

GELTRUDA Lo conosco, ed ho tutto il rispetto per lui.

CONTE Vedete che pezzo ch'io vi propongo?

GELTRUDA È un cavaliere di merito...

CONTE È mio collega.

GELTRUDA È un poco franco di lingua, ma non c'è male.

CONTE Animo dunque. Cosa mi rispondete?

GELTRUDA Adagio, adagio, signor Conte, non si decidono queste cose così sul momento. Il signor Barone avrà la bontà di parlare con me...

CONTE Quando lo dico io, scusatemi, non si mette in dubbio, io ve la domando per parte sua, e si è raccomandato, e mi ha pregato, e mi ha supplicato, ed io vi parlo, vi supplico, non vi supplico, ma ve la domando.

GELTRUDA Supponiamo che il signor Barone dica davvero.

CONTE Cospetto! Cos'è questo supponiamo? La cosa è certa; e quando lo dico io...

GELTRUDA Via la cosa è certa. Il signor Barone la brama. Vossignoria la domanda. Bisogna bene, ch'io senta se Candida vi acconsente.

CONTE Non lo saprà, se non glie lo dite.

GELTRUDA Abbia la bontà di credere che glielo dirò.

CONTE Eccola , parlatele.

GELTRUDA Li parlerò.

CONTE Andate, e vi aspetto qui.

GELTRUDA Mi permetta, e sono da lei. (fa riverenza) (Se il Barone dicesse davvero, sarebbe una fortuna per mia nipote. Ma dubito, ch'ella sia prevenuta). (va verso la merciaia)

CONTE Oh, io poi colla mia buona maniera faccio fare alle persone tutto quello che io voglio. (tira fuori un libro, si mette sulla banchetta, e legge)

GELTRUDA Candida andiamo a fare due passi. Ho necessità di parlarvi.

SUSANNA Se vogliono restar servite nel mio giardinetto, saranno in pienissima libertà. (si alzano)

GELTRUDAandiamo che sarà meglio, perché devo tornar qui subito. (entra in bottega)

CANDIDA Cosa mai vorrà dirmi? Son troppo sfortunata, per aspettarmi alcuna consolazione. (entra in bottega)

CONTE È capace di farmi star qui un'ora ad aspettarla. Manco male che ho questo libro che mi diverte. Gran bella cosa è la letteratura! Un uomo con un buon libro alla mano non è mai solo.(legge piano)


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