Carlo Goldoni
La villeggiatura

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Donna Lavinia e Donna Florida; poi Servitore.

 

FLO. Che voglia è venuta a don Mauro di giocare al trucco a quest'ora? Per causa sua tutti ci hanno lasciate sole.

LAV. È meglio che giochino al trucco, piuttosto che al faraone.

FLO. Fa cose don Mauro, che non si posson tollerare.

LAV. In che mai può mancare un cavaliere così compito, che ha tutti i numeri della civiltà e del buon garbo?

FLO. Cara amica, non sapete niente. Lo difendete, perché non lo praticate. L'uomo non ho veduto più disattento di lui. È capace di uscire dalla sua camera due ore dopo di me. Conoscerà ch'io non ho voglia di discorrere, e mi darà una seccatura terribile con istorielle che non importano niente affatto. Se siamo in camera soli, avrà l'abilità di prendere un libro, porsi a leggere, e lasciarmi dormire; e poi, quel ch'è peggio, se gli dico una parola, se gli do un rimprovero, si ammutolisce, non dice niente, mi lascia taroccar da me sola, che è una cosa che mi fa la maggior rabbia di questo mondo.

LAV. In verità, donna Florida, siete assai delicata: queste non mi paiono cose da farvelo dispiacere.

FLO. Ne sono stufa, stufissima, che non ne posso più.

LAV. Ho paura che vi piaccia mutar spesso i serventi.

FLO. Se non se ne trova uno, che sappia servire.

LAV. Non so che dire. Don Mauro mi pareva il caso vostro.

FLO. No, no; non è il mio caso per niente.

LAV. Ma perché dunque lo continuate a tener soggetto?

FLO. Perché non voglio star senza. Se qui ci fosse un altro che mi desse nel genio, vorrei farvi vedere a piantarlo caldo, caldo, di bel domani.

LAV. Povero cavaliere, gli vorreste fare un bel tratto.

FLO. Eh, non piangerebbe no per questo; e poi, se piangesse, ci sarebbe chi gli asciugherebbe le lagrime.

LAV. Chi mai, donna Florida?

FLO. Chi mai? Cara donna Lavinia, non entriamo in questo discorso.

LAV. Capisco benissimo che cosa volete dire, e l'ho capito poc'anzi ancora, quand'egli venne vicino a me per osservare quel che leggevo: ma v'ingannate assaissimo, non mi conoscete davvero. Stimo don Mauro, ma non vi è pericolo che ve l'usurpi. Prima di tutto, sono impegnata con don Paoluccio...

FLO. Stimo assai, che l'abbiate aspettato due anni.

LAV. E anche sei l'avrei aspettato. Non ho motivo di trattar male con chi meco ha trattato bene. Non lo lascierò per un altro; e senza questo ancora, assicuratevi, donna Florida, che non ho l'abilità d'insidiare nessuno, che rispetto le amiche, e male azioni non sono capace di farne.

FLO. Certamente, quantunque sia annoiata di don Mauro, mi spiacerebbe ch'ei fosse il primo a lasciarmi.

LAV. Per conto mio statene pur sicura.

SERV. Signora, è arrivato in questo punto il signor don Paoluccio.

LAV. Perché non viene innanzi?

SERV. Parla con il padrone.

LAV. Digli che l'aspetto, per dargli il benvenuto. (Servitore parte)

FLO. Donna Lavinia, mi rallegro con voi.

LAV. Per dir vero, son contenta del di lui arrivo.

FLO. Eccolo ch'egli viene correndo.

 

 


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