Carlo Goldoni
La villeggiatura

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Don Paoluccio e dette; poi Servitori.

 

LAV. Ben ritornato, don Paoluccio.

PAOL. Ben ritrovata, donna Lavinia. Servitore di donna Florida.

LAV. Avete fatto buon viaggio?

PAOL. Buonissimo. La fortuna ha preso impegno di favorirmi. I miei viaggi, le mie dimore, tutto è stato piacevole, e per compimento di due anni di vero bene, ho l'onore di riverirvi.

FLO. Molto compito, don Paoluccio.

PAOL. Mi rallegro, donna Florida, vedervi in compagnia di donna Lavinia. La vostra amicizia è sempre la stessa, costante, singolare, esemplare. (verso donna Lavinia)

LAV. La costanza della mia amicizia vi dovrebbe esser nota. (a don Paoluccio)

PAOL. È vero, ho prese anch'io le prime lezioni sotto una sì gentile maestra; ma! non saprei: l'aria del gran mondo guasta il cuore degli uomini. Lo credereste? Dacché manco dal mio paese, la mia costanza non ha avuto periodo lungo più di quindici giorni.

FLO. Veramente è una cosa comoda quel variare.

LAV. Dunque don Paoluccio non ha per me la bontà solita, non ha la solita stima.

PAOL. Sì certamente. Ho tutto il rispetto per donna Lavinia. Voi meritate di essere adorata. Ho sempre riputati felici i primi giorni della mia libertà che a voi ho sacrificata; e l'unico rammarico mio fu sinora, non sapere chi sia stato il mio successore nel possedimento della grazia vostra.

LAV. Voi mi offendete, dubitando che possa avere mancato con voi al dovere dell'amicizia.

PAOL. Questo è un dovere che non impegna a vivere solitari. Voi mi farete arrossire, se mi parlerete di cotali eroismi. So che lo dite per farmi insuperbire, ma non lo credo. Donna Florida, con realtà, in confidenza, chi è il cavalier servente di donna Lavinia?

FLO. Ch' io sappia, non ne ha nessuno.

PAOL. È oculata a tal segno? Non vuole che le sue inclinazioni traspirino? (verso donna Lavinia)

LAV. Arguisco dal vostro modo di dire, che giudicate in altri impossibile quella costanza di cui non siete capace.

PAOL. Facciamo a parlar chiaro, donna Lavinia. Torno al mio posto, se la piazza è disoccupata; ci ritorno a costo di riceverla dalle mani dell'ultimo posseditore: ma non mi obbligate a comparirvi dinanzi coll'impostura di una fedeltà romanzesca. Sarei stato costante, se avessi necessario di esserlo; ve lo saprei dare ad intendere, se vi credessi pregiudicata a tal segno: ma io tengo per fermo, che la semplice servitù abbia più limitato il confine.

FLO. Dice benissimo. In distanza non obbliga la servitù. Non fa poco chi si mantiene in vicinanza costante, e mi piace infinitamente quella limitazione di una quindicina di giorni.

LAV. Sarebbe meglio per voi, don Paoluccio, che non aveste viaggiato.

PAOL. Anzi, compatitemi, io credo d'avermi procurato un gran bene. Oh, se sapeste di quanti pregiudizi liberato mi sono! In proposito dell'amore, ho scoperto de' grandi errori.

LAV. Avrete inteso a dir da per tutto, che l'onore impegna la parola del cavaliere.

PAOL. Eh, che non s'interessa l'onore in queste picciole cose.

FLO. Questa è una franchezza ammirabile. Dove l'avete appresa, don Paoluccio?

PAOL. Dove l'ho appresa, l'esercitano con troppo fuoco: l'ho temperata sotto un clima più docile. Ho fatto un misto di cose, che qualche volta mi hanno fatto del bene. Spero non mi renderanno indegno della grazia di donna Lavinia.

LAV. Per quindici giorni non prendo impegno.

FLO. È meglio quindici giorni di servitù polita, che un anno di servitù male aggraziata.

PAOL. Signora, voi avete sopra di me l'antico potere. La mia soggezione sarà illimitata.

LAV. Se questo mio da voi chiamato potere, non ha avuto forza di conservarsi in distanza, non posso lusingarmi di riacquistarlo sì presto. Questa sincerità che mi ha confessato la vostra incostanza, potrebbe ora essere tradita dalla soggezione. Però pensateci, che vi è tempo. Compatitemi, ci rivedremo. (in atto di partire)

PAOL. Voi andate a consigliarvi col mio rivale. Ci scommetto che il favorito è qui, senza che nessuno lo sappia.

LAV. Mi maraviglio che pensiatebassamente di me.

FLO. Eppure, eppure si potrebbe dare che faceste l'astrologo. (a don Paoluccio)

LAV. Donna Florida, voi mi offendete.

PAOL. Ecco qui i pregiudizi nostri; noi prendiamo sovente le galanterie per offese.

SERV. Quando comandano, si in tavola. (parte)

LAV. Andiamo, se vi contentate.

PAOL. Permettetemi ch'io vi serva. (a donna Lavinia)

LAV. La sala della tavola non è lontana: vi rendo grazie. (parte)

PAOL. Ma voi altre italiane siete pur puntigliose. (a donna Florida)

FLO. Oh, io non lo sono certo.

PAOL. Sempre più mi confermo, che donna Lavinia abbia la sua passione.

FLO. Anch'io ho de' sospetti.

PAOL. Due anni senza passione? Una donna costante in lontananza due anni? Non me lo dia ad intendere, che non lo credo. (parte)

FLO. Dice bene, non è da credere. In due anni io ne ho cambiati sette. Quando sono in campagna, non mi ricordo più niente di quelli della città; quando sono in città, non mi ricordo più niente di quelli della campagna. Sono amante della novità, e quando arrivi ad essere costante un anno, faccio subito testamento. Posso però vantarmi, che nessuno ancor mi ha piantato; che se ho la facilità di lasciar chi voglio, ho anche l'abilità d'incatenar chi mi preme. E s'io da per me stessa non li disciolgo, si disperano, si tormentano, ma stanno finch'io voglio, finché mi piace; fremono, ma stanno . (parte)



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