Carlo Goldoni
Il vero amico

ATTO PRIMO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Rosaura e detto.

 

ROS. Signor padre, il cielo vi dia il buon giorno.

OTT. Oh! figliuola, i giorni buoni sono per me finiti.

ROS. Per qual ragione?

OTT. Perché non si guadagna più un soldo. Ogni giorno si spende, e si va in rovina.

ROS. Ma perdonatemi, tutta Bologna vi decanta per uomo ricco.

OTT. Io ricco? Io ricco? Il cielo te lo perdoni; il cielo faccia cader la lingua a chi dice male di me.

ROS. A dir che siete ricco, non dicono male di voi.

OTT. Anzi non possono dir peggio. Se mi credono ricco, m’insidieranno la vita, non sarò sicuro in casa. La notte i ladri mi apriranno le porte. Oh cielo! Mi converrà duplicare le serrature, accrescere i chiavistelli, metterci delle stanghe.

ROS. Piuttosto, se avete timore, prendete in casa un altro servitore.

OTT. Un altro servitore? Un altro ladro, un altro traditore, volete dire; non abbiamo appena da viver per noi.

ROS. Per quel ch’io sento, voi siete miserabile.

OTT. Pur troppo è la verità.

ROS. Dunque come farete a maritarmi e darmi la dote?

OTT. Questo è quello che non mi lascia dormir la notte.

ROS. Come! Mi porrete voi in disperazione?

OTT. No, il caso non è disperato.

ROS. Ma la mia dote vi sarà, o non vi sarà?

OTT. Ah! vi sarà. (sospirando)

ROS. Devono essere ventimila scudi.

OTT. Taci, non me lo rammentare, che mi sento morire.

ROS. Il cielo vi faccia vivere lungo tempo; ma dopo la vostra morte io sarò la vostra unica erede.

OTT. Erede di che? Che cosa speri ereditare? Per mettere insieme ventimila scudi, mi converrà vendere tutto quello che ho al mondo; resterò miserabile, anderò a domandar l’elemosina. Ereditare? Da me ereditare? Via, disgraziata, per la speranza di ereditare, prega il cielo che muora presto tuo padre; ammazzalo tu stessa per la speranza di ereditare. Infelicissimi padri! Se sono poveri, i figliuoli non vedono l’ora che crepino per liberarsi dall’obbligo di mantenerli; se sono ricchi bramano la loro morte pel desiderio di ereditare. Io son povero, non ho danari. Rosaura mia, non isperar niente dopo la mia morte; sono miserabile, te lo giuro.

ROS. Ma ditemi, in grazia, che cosa vi è in quello scrigno incassato nel muro, che tenete serrato con tre chiavi, e lo visitate due volte il giorno?

OTT. Io scrigno?... Che scrigno?... È una cassaccia di ferro antica di casa... Tre chiavi? Se è sempre aperta... La visito due volte al giorno? Oh malizia umana! Oh donne, che sempre pensate al male! Vi tengo dentro i miei fazzoletti, le poche mie camicie, e altre cose che non mi è lecito dire; cose che mi abbisognano in questa mia vecchia età. Io scrigno? Io danari? Per amor del cielo, non lo dire a nessuno. Povero me! Tutti mi augureranno la morte. Non è vero, non è vero, non ho scrigno, non ho danari. (Manco male che non sa nulla dello scrigno dell’oro, che tengo sotto il mio letto). (da sé) Non ho scrigno, non ho danari. (parte)

 

 

 


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