Carlo Goldoni
Il viaggiatore ridicolo

ATTO TERZO

SCENA SETTIMA   La Marchesa ed il Cavaliere, poi Don Fabrizio

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SCENA SETTIMA

 

La Marchesa ed il Cavaliere, poi Don Fabrizio

 

MAR.

Tutto il mondo si sposa, ed io sto senza?

Qualche cosa sarà... basta... pazienza.

 

CAV.

Marchesa, il vendicarmi a voi s'aspetta.

 

MAR.

Mi volete sposar?

 

CAV.

Sì, per vendetta.

 

MAR.

Non per amor?

 

CAV.

Facciamo

Le nozze fra di noi,

Che col tempo l'amor verrà dappoi.

 

MAR.

Ecco qui don Fabrizio.

 

CAV.

A suo dispetto

Facciamo il matrimonio,

E ci serva costui da testimonio.

 

MAR.

Ma sarete con me discreto e saggio?

 

CAV.

Il resto poi discorrerem per viaggio.

 

FABR.

Marchesa, che vuol dire

Che non vi ho più veduta?

Lo dico in faccia al galantuom ch'è qui:

Non dovreste con me trattar così.

 

CAV.

Ella appunto, signore,

Meco parlava, e mi dicea che ha fretta,

Che le nozze vuol fare.

 

FABR.

Oh benedetta!

 

MAR.

Son due anni che aspetto, e tempo egli è

Che la sposa io mi sia.

 

FABR.

Preme anche a me.

 

CAV.

Siete dunque contento

Del piacer che destina alla signora

Un sì nobile amor?

 

FABR.

Non vedo l'ora.

 

MAR.

Quando vi piaccia d'accordar voi stesso,

Adunque si farà.

 

FABR.

Facciamlo adesso...

 

CAV.

Subito immantinente, in sul momento.

 

MAR.

Don Fabrizio il consente?

 

FABR.

Oh che contento!

 

 

CAV.

Spiritelli, che intorno volate,

Voi la face - d'Amore destate,

Che introduce la pace - nel sen.

 

MAR.

Aure liete, che intorno spirate,

Quell'ardor che m'accende temprate,

Ché d'affetto - il mio petto - è ripien.

 

FABR.

Farfallette, che il lume cercate,

Al mio fuoco dintorno girate,

Ch'un inferno - il mio interno - contien.

 

CAV.

} a tre

Imeneo, ch'è fratello d'Amore,

Nel formar di due cori un sol core,

Faccia quello che far si convien.

GIAC.

LIV.

CAV.

Il tempo passa,

Facciamo presto.

 

FABR.

Per me son lesto.

 

MAR.

Per me son qui.

 

CAV.

Pegno d'amore,

Pegno di ,

Dunque porgete

La mano a me. (alla Marchesa)

 

FABR.

La mano a me. (alla Marchesa)

 

MAR.

Ecco la mano. (la porge al Cavaliere)

 

FABR.

La mano a me. (alla Marchesa)

 

MAR.

Questo è mio sposo.

 

CAV.

Questa è mia sposa.

 

FABR.

Come? Signori,

Questo cos'è?

 

MAR.

} a due

Presa ho la mano.

CAV.

FABR.

La mano a me.

 

CAV.

Voi spazzatevi la bocca,

Che di ciò non ve ne tocca;

Più stagion per voi non è.

 

FABR.

Come! come! che cos'è?

 

MAR.

Don Fabrizio, poverino,

Voi sareste un bel sposino,

Ma non fate più per me.

 

FABR.

Ah traditora! (alla Marchesa)

Ah scellerato! (al Cavaliere)

Ah son burlato,

Povero me!

 

CAV.

} a due

È già fatto il matrimonio,

Don Fabrizio è testimonio,

E per altro buon non è.

MAR.

FABR.

Ah, l'avrete a far con me.

Presto fuori, - servitori,

Schioppi, spade

Ed un cannone.

Quell'ingrata,

Quel briccone,

L'averanno a far con me.

 

CAV.

} a due

Poverino, pazzo egli è. (partono)

MAR.

 

 

 


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