Carlo Goldoni
L'avventuriere onorato

ATTO TERZO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Guglielmo solo.

 

GUGL. Sentite: fermatevi. Va come il vento. Il Vicerè mi aspetta, e ho anche soverchiamente tardato. Dice ch’io vada a sposare diecimila scudi d’entrata? Un tal matrimonio non sarebbe cosa da gettar via. Lo farei volentieri; ma la povera ragazza mi fa compassione. Diamine! una ricchezza di questa sorta la porrò in confronto di una fanciulla, per cui non ho nemmeno una gran passione? No, non metto la dote al paragone con Eleonora, la metto in bilancia col di lei onore e col mio; e concludo in me medesimo, che il prezzo dell’onore supera quello dell’oro; che se Eleonora si acquieterà, e salvo sarà il suo decoro, abbraccerò la fortuna, altrimenti non la comprerò mai a prezzo di viltà, d’ingratitudine, di sconoscenza. (parte)

 

 

 


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