Carlo Goldoni
La bancarotta, o sia il mercante fallito

ATTO SECONDO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Leandro, poi il conte Silvio, poi Brighella

 

LEAN. E pure, in mezzo alla consolazione di rivedermi nel mio negozio, mi pena il pensare che, per ragione del credito mio anteriore e per quello di mia matrigna, abbiano a perdere i creditori. Ma se il cielo mi darà fortuna, protesto di volere soddisfar tutti. Spero che mio padre cambierà il sistema di vita che ha menato finora, e aiuterà il negozio a risorgere colla pratica e coll'attenzione. Potrei escluderlo dal maneggio, ma il rispetto che ho per lui non me lo permette.

SILV. Oh, signor Leandro, vi riverisco.

LEAN. Servidore di vossignoria illustrissima.

SILV. Mi rallegro di rivedervi in bottega.

LEAN. Grazie alla bontà del signor conte.

SILV. Avete accomodati i vostri interessi?

LEAN. Per ora si sono accomodati alla meglio; ma spero in avvenire che tutti saranno soddisfatti e contenti.

SILV. Avete bene assortito il vostro negozio?

LEAN. Sufficientemente per poter servire chi ci onorerà comandarci.

SILV. Avete di queste stoffe moderne di Francia, che diconsi peruviane?

LEAN. Di Francia non ne abbiamo, signore, ma bensì di quelle dello stato nostro, lavorate principalmente in Vicenza, che sono belle quanto quelle di Francia, e ben passate, e di buona seta, e di vaghi colori, che costano meno e fanno ancora miglior riuscita.

SILV. Lasciatemene veder qualche mostra.

LEAN. Appunto, eccone qui tre pezze sul banco. Veda se alcuna di queste può soddisfarla.

SILV. Per dire la verità, sono vaghissime, e come dite voi, i fiori sono assai ben passati ed hanno corpo, e i colori sono bene distribuiti. Questa mi piace più delle altre. Staccatene venti braccia per farmi un abito intero.

LEAN. M'immagino che il prezzo le sarà noto.

SILV. Appunto, mi era scordato di domandare il prezzo. Quanto ne volete al braccio?

LEAN. (Cattivo segno, se si scorda di domandare il prezzo). (da sé) Con chi conosce la roba, non si domanda più del giusto. Il solito è di domandar venti lire, per poi discendere ad una lira alla volta sino alle undici. A me piace l'usanza inglese: vale quindici lire, e non le domando di più.

SILV. La domanda è onestissima; non vi si può battere un soldo. Tagliatene venti braccia.

LEAN. Permetta ch'io le domandi una cosa.

SILV. Dite pure.

LEAN. Il negozio nostro deve andar per ora con un'altra regola. Mi figuro ch'ella mi conterà il danaro immediatamente.

SILV. So bene anch'io che ora non potete stare in esborso; mi appago della convenienza. Tagliate il drappo e non ci pensate.

LEAN. La servo subito. (misura le venti braccia di stoffa) Ne avanzano due sole braccia; se non ha difficoltà di prender tutta la stoffa, può servirsene per un paio di calzoni di più.

SILV. Sì, la prenderò tutta. Piegatela; ehi, Brighella.

BRIGH. Illustrissimo. (Leandro piega la stoffa)

SILV. Porterai questa stoffetta dal sarto, e gli dirai che sono ventidue braccia, che faccia in modo che v'escano due paia di calzoni. (Portala dove ti ho detto). (piano a Brighella)

BRIGH. La sarà servida. (Come alo fatto a tor sto abito senza quattrini?) (da sé)

SILV. Consegnate la roba al mio servitore. (a Leandro)

LEAN. Vuol che facciamo il conto, signore?

SILV. Sì, fatelo.

LEAN. Ecco qui. Braccia ventidue, a lire quindici il braccio, importano lire trecento e trenta.

SILV. Va benissimo. Portala al sarto, e digli che voglio l'abito per dopo domani. (a Brighella)

BRIGH. Vado subito. (vuol prendere la stoffa)

LEAN. Aspettate, galantuomo. (a Brighella, ritirando la roba) Il danaro, signore. (a Silvio)

SILV. Ad un par mio si fanno di queste scene? Quando ho detto di pagarlo, avete paura ch'io non lo paghi? Quanti zecchini fanno trecento e trenta lire?

LEAN. Quindici zecchini in punto.

SILV. E bene, quindici zecchini. (tira fuori una borsa) Prendi la roba e portala al sarto. (a Brighella)

BRIGH. La possio tor? (a Leandro)

LEAN. Prendetela.

BRIGH. Non occorr'altro; la porto subito. (Ancora me par impossibile che el ghe la paga). (da sé; prende la pezza e parte)

SILV. Non ho tanto nella borsa che basti. Dopo pranzo venite da me, che sarete pagato.

LEAN. Come, signore? Ehi, galantuomo. (verso Brighella)

SILV. Che? ardireste richiamare il mio servitore, diffidando della mia parola? (arrestando Leandro)

LEAN. I nostri patti non sono questi. Ha detto di pagar subito.

SILV. Poche ore non guastano. Pagando oggi, vi pago subito. Non vi faccio scrivere a libro. Venite oggi da me.

LEAN. Mi perdoni; questa non è la maniera. Se verrò oggi da lei, mi farà quello che mi ha fatto per lo passato. Ci son venuto sessanta volte per riscuotere il conto vecchio, e la partita non è saldata.

SILV. La vostra temerità meriterebbe che vi facessi correre altre sessanta volte, ma ho compassione delle vostre disgrazie, e voglio pagarvi non solo questo, ma tutto quel che vi devo di vecchio ancora. Unite i due conti insieme, e poi venite da me.

LEAN. I libri del negozio sono fuori di bottega, in mano de' creditori. Per ora mi paghi questo.

SILV. No, no, assolutamente. Voglio pagar tutto insieme. Quando avete i libri in bottega, fatemi un conto solo, e venite a riscuotere il vostro danaro.

LEAN. Mi paghi questo, signore, che ha obbligo di pagarlo subito, se ha coscienza, se ha riputazione.

SILV. Se ho riputazione! Ad un par mio si dice se ha riputazione? Non so chi mi tenga, che non vi lasci una memoria sul viso...

LEAN. Così si tratta coi galantuomini?...

SILV. Che galantuomini! Mercantuccio fallito.

 

 

 


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