Carlo Goldoni
La bottega del caffè

ATTO PRIMO

Scena Undicesima. Eugenio e Ridolfo

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Scena Undicesima. Eugenio e Ridolfo

 

RIDOLFO Vede? È un uomo di questa fatta. Colla saponata sul viso.

EUGENIO Sì, quando si è cacciata una cosa in testa vuole che sia in quel modo.

RIDOLFO E dice male di tutti.

EUGENIO Non so come faccia a parlar sempre de' fatti altrui.

RIDOLFO Le dirò: egli ha pochissime facoltà; ha poco da pensare a' fatti suoi, e per questo pensa sempre a quelli degli altri.

EUGENIO Veramente è fortuna il non conoscerlo.

RIDOLFO Caro signor Eugenio, come ha ella fatto a intricarsi con lui? Non aveva altri da domandare dieci zecchini in prestito?

EUGENIO Anche voi lo sapete?

RIDOLFO L'ha detto qui pubblicamente in bottega.

EUGENIO Caro amico, sapete come va: quando uno ha bisogno si attacca a tutto.

RIDOLFO Anche questa mattina, per quel che ho sentito, V.S. si è attaccata poco bene.

EUGENIO Credete che messer Pandolfo mi voglia gabbare?

RIDOLFO Vedrà che razza di negozio le verrà a proporre.

EUGENIO Ma che devo fare? Bisogna che io paghi trenta zecchini, che ho persi sulla parola. Mi vorrei liberare dal tormento di don Marzio. Ho qualche altra premura; se posso vendere due pezze di panno, fo' tutti i fatti miei.

RIDOLFO Che qualità di panno è quello che vorrebbe esitare?

EUGENIO Panno padovano, che vale quattordici lire il braccio.

RIDOLFO Vuol ella che veda io di farglielo vendere con riputazione?

EUGENIO Vi sarei bene obbligato.

RIDOLFO Mi dia un poco di tempo, e lasci operare a me.

EUGENIO Tempo? Volentieri. Ma quello aspetta i trenta zecchini.

RIDOLFO Venga qui, favorisca, mi faccia un ordine, che mi sieno consegnate due pezze di panno, ed io medesimo le presterò i trenta zecchini.

EUGENIO Sì, caro, vi sarò obbligato. Saprò le mie obbligazioni.

RIDOLFO Mi maraviglio, non pretendo nemmeno un soldo. Lo farò per le obbligazioni ch'io ho colla buona memoria del suo signor padre, che è stato mio buon padrone, e dal quale riconosco la mia fortuna. Non ho cuor di vederla assassinare da questi cani.

EUGENIO Voi siete un gran galantuomo.

RIDOLFO Favorisca di stender l'ordine in carta.

EUGENIO Son qui; dettatelo voi, ch'io scriverò.

RIDOLFO Che nome ha il primo giovane del suo negozio?

EUGENIO Pasquino de' Cavoli.

(detta, ed Eugenio scrive) Pasquino de' Cavoli... consegnerete a Messer Ridolfo Gamboni... pezze due panno padovano... a sua elezione, acciò egli ne faccia esito per conto mio... avendomi prestato gratuitamente... zecchini trenta. Vi metta la data e si sottoscriva.

EUGENIO Ecco fatto.

RIDOLFO Si fida ella di me?

EUGENIO Capperi! Non volete?

RIDOLFO Ed io mi fido di lei. Tenga, questi sono trenta zecchini. (gli numera trenta zecchini)

EUGENIO Caro amico, vi sono obbligato.

RIDOLFO Signor Eugenio, glieli do, acciò possa comparire puntuale e onorato; le venderò il panno io, acciò non le venga mangiato, e vado subito senza perder tempo: ma la mi permetta che faccia con lei un piccolo sfogo d'amore, per l'antica servitù che le professo. Questa che V.S. tiene, è la vera strada di andare in rovina. Presto presto si perde il credito e si fallisce. Lasci andare il giuoco, lasci le male pratiche, attenda al suo negozio, alla sua famiglia, e si regoli con giudizio. Poche parole, ma buone, dette da un uomo ordinario, ma di buon cuore; se le ascolterà, sarà meglio per lei. (parte)

 


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