Carlo Goldoni
Il bugiardo

ATTO PRIMO

Scena Settima. Florindo, poi Ottavio

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Scena Settima. Florindo, poi Ottavio

 

FLOR. Ecco quel caro terrazzino, a cui s'affaccia il mio bene. S'ella ora venisse, mi pare che vorrei azzardarmi di dirle qualche parola. Le direi, per esempio...

OTT. (sopraggiunge dalla parte opposta al terrazzino, e sta osservando Florindo)

FLOR. Sì, le direi: Signora, io vi amo teneramente; non posso vivere senza di voi; siete l'anima mia. Cara, movetevi a compassione di me. (si volta, e vede Ottavio) (Oimè, non vorrei che mi avesse veduto.) Amico, che dite voi della bella architettura di quel terrazzino?

OTT. Bellissimo; ma, di grazia, siete voi architetto o ritrattista?

FLOR. Che cosa volete voi dire?

OTT. Voglio dire, se siete qui per copiare il disegno del terrazzino, o il bel volto delle padrone di casa.

FLOR. Io non so quel che voi vi diciate.

OTT. Benché, con più comodo, potete ritrarle in casa.

FLOR. Io attendo alla mia professione. Fo il medico, e non il pittore.

OTT. Caro amico, avete voi sentita la serenata, che fu fatta in questo canale la scorsa notte?

FLOR. Io vado a letto per tempo. Non so di serenate.

OTT. Eppure siete stato veduto passar di qui, mentre si cantava nella peota.

FLOR. Sarò passato a caso. Io non so nulla. Io non ho innamorate...

OTT. (Parmi che si confonda. Sempre più credo ch'ei ne sia stato l'autore).

FLOR. Signor Ottavio, vi riverisco.

OTT. Fermatevi per un momento. Sapete che siamo amici. Non mi nascondete la verità. Io amo la signora Beatrice, e a voi non ho difficoltà di svelarlo. Se voi amate la signora Rosaura, potrò io forse contribuire a giovarvi; se amate la signora Beatrice, son pronto a cederla, se ella vi preferisce.

FLOR. Vi torno a dire che io non faccio all'amore. Applico alla medicina e alla chirurgia, e non mi curo di donne.

OTT. Eppure non vi credo. Più volte vi ho sentito gettar de' sospiri. Per la medicina non si sospira.

FLOR. Orsù, se non mi volete credere, non m'importa. Vi torno a dire che io non amo donna veruna, e se guardavo quella finestra, erano attratti i miei lumi dalla vaghezza del suo disegno. (guarda le finestre, e parte)

 

 


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