Carlo Goldoni
La buona figliuola maritata

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA   Sala o appartamenti.   Marianna e Paoluccia

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SCENA SETTIMA

 

Sala o appartamenti.

 

Marianna e Paoluccia

 

MAR.

Io non so che voglia dire,

Che mi batte in seno il cor.

Ah, mi fanno intimorire!

Sconsolata sono ancor. (siede)

 

Oh, davver cambierei,

Per godere del cor la pace intera,

La signora che or sono in giardiniera!

Ma se cambiassi stato,

Non avrei più in isposo

Quel che tanto mi piace e mi diletta.

No, no, soffransi pure

Sdegni, insulti e sciagure:

Se mi ama il mio consorte,

Rido de' miei nemici e della sorte.

PAOL.

(Tant'è, non vi è rimedio,

Adattar non mi posso

A servire costei con buon affetto.

Tutto quello ch'io fo, fo per dispetto).

MAR.

Ehi! Paoluccia.

PAOL.

Comandi. (stando dove si trova, lontana e rustica)

MAR.

Venite qui.

PAOL.

Favelli.

Grazie al ciel, non son sorda.

MAR.

Se sdegnate accostarvi al fianco mio,

Ecco, m'alzerò io. (s'alza)

PAOL.

Oh no, signora,

Eccomi; son da lei. (La gran dottora!)

MAR.

Dov'è il padron?

PAOL.

Che vuole

Ch'io sappia i fatti suoi?

MAR.

Gran sfortuna davver che ho io con voi.

PAOL.

Oh certo, una mia pari

Ch'è a servir destinata,

La sarà fortunata, o sfortunata! (ironica)

MAR.

Mia cara Paoluccia,

Nel mio felice stato

Non scordomi il passato. Il ciel ringrazio

Del conseguito onore,

E tratto con buon core

Con voi, con tutti quanti, e mal mi viene

Se veggo che qualcun non mi vuol bene.

PAOL.

(E pur dovrei lodarla, e pur in petto

Mi macera l'invidia a mio dispetto). (da sé)

MAR.

Vorrei mi compiaceste

Di cercar il padrone...

PAOL.

signora. (ruvidamente)

MAR.

E a dirgli ch'io lo bramo.

PAOL.

L'ho capita. (come sopra)

MAR.

Fatelo di buon cor.

PAOL.

Sarà servita. (come sopra)

MAR.

E pur voi non mi amate.

PAOL.

Oh, cosa dice? (con affettazione)

MAR.

Parlatemi sincera:

Ditemi il vostro cor libero e schietto,

E un sicuro perdono io vi prometto.

PAOL.

E poi si sdegnerà.

MAR.

Giuro che no.

PAOL.

Se comanda così, la servirò.

 

Mia signora, ha da sapere...

Ma la prego a perdonar,

Ch'è durissimo il vedere

Chi ha servito a comandar.

Io non so se mi capisca.

Fra me dico: «Poverina,

Sarò sempre una meschina».

E vorrei poter anch'io

Migliorar lo stato mio,

Ma comanda vossustrissima,

E a me tocca faticar.

Gliel'ho detta - netta e schietta,

E la prego a perdonar. (parte)

 

 

 


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