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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1400. La lègge der diesci novembre1

 

E hanno ardire de ccerti bbuffoni
che ssappolleno2 a Rroma a ffà la cova,
che in ne le case nostre sce se3 prova
un freddo da cannisse4 li cojjoni!,

 

mentre ch’er Papa a ttutti li cantoni,
pe cquanti ggiorni l’anno s’aritrova,
je fa appricàna camisciola nova
d’editti, Moti-propî e ccedoloni!

 

Lo vedete quell’omo co la pila?
Eccheve5 un antro editto che ddà ffora,
e vve l’incolla a ddiesci fojji in fila.

 

Bbenedetta la mano che ll’ha scritto,
e ppòzzi scrive6 pe ttantanni ancora
pe cquanti antranni7 camperà steditto.

 

23 dicembre 1834

 




1 Pubblicatosi questo motu-proprio legislativo di Gregorio xvi, si trovarono sulla porta del compilatore di esso, avvocato Luigi Bartoli, le seguenti parole: Lunario nuovo per l’anno 1835. Il satirista ingiuriò le stabilissime leggi della Santa Sede, che non sono, effemeridi, ma bolle di sapone.

2 Fanno nido.

3 Ci si.

4 Da candirsi.

5 Eccovi.

6 Possa scrivere.

7 Altri anni.

 

 






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