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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1440. Er cel de bbronzo

 

È inutile ch’er tempo sciariprovi.1


Scopri appena dunuvole lontane,
e arïecco ssú2 le tramontane,
e da capo è impussibbile che ppiovi:3

 

disce a vvedé le campaggne romane
è un pianto, è un lutto, ffraggelli novi.
Li cavalli, le pecore, li bbovi
manco troveno l’acqua a le funtane.

 

Nun c’è ggnisun procojjo o mmassaría,
che ppe la sete e la penuria d’erba
vadi assente4 da quarche appidemía.

 

Moreno inzin le bbufole e li bbufoli!
Stanno, si5 la Madon6 de la Minerba7
nun ce penza, se8 maggna un par de sciufoli.

 

17 gennaio 1835

 




1 Ci riprovi.

2 Ed ecco di nuovo dar .

3 Piova.

4 Esente.

5 Se.

6 La Madonna. Questa apocope non è nostra licenza, ché mai ce ne prendiamo, ma un vero modo di pronunzia dei nostri modelli.

7 Cioè: «sopra Minerva». Chiesa de’ domenicani, elevata sopra al terreno occupato negli antichi tempi dal lucus Minervae, presso la palude caprea.

8 Si.

 

 






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