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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1859. Er ceroto de Papa Grigorio

 

O pper troppo tabbacco, oppuro a ccaso,
o ppe cquarche mmotivo ppiú ppeggiore,
fatt’è ch’è un anno c’a Nnostro Siggnore
je s’è appollato un canchero in ner naso.

 

Lui sce teneva un cerotin de raso;
ma mmó SsuMaestà l’Imperatore
j’ha spidito da Vienna un professore,1


che nun ne pare troppo apperzuaso.

 

Sto scirusico novo, ch’è un todesco,
j’ha ddetto: «Padre Santo, pe sti mali
ce aria, riposo e vvino fresco».2

 

Sentite ch’ebbe er Papa ste parole,
rispose: «Bbravo, de tanti animali
lei solo sci toccò ddove sci dole.

 

15 ottobre 1836

 




1 Questa voce corse per la città, ma in realtà il chirurgo che nascose per qualche tempo il male del naso pontificio fu un prussiano, famoso curatore di nasi, il quale trovavasi a Roma per suo diporto. Ebbe dal Papa, a cose fatte, una tabacchiera d’oro brillantata e piena di gregorine.

2 Satira maligna e bugiarda di qualche irriverente dell’arte medica. Il professore non poteva fare la terza ordinazione come contraria alla salute, né tutte tre insieme molto meno, stanteché Sua Santità aveva di già familiari quegli spedienti.

 

 






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