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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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91. Er cotto sporpato1

 

Evviva er zor-Don-Dezzio-co-le-mela!
Ste strade sce l’avete ariserciate2
Ah, ddiscevo accusí de scèrta tela3
che sse venneva sulle cantonate.

 

Dite la verità, ttanto ve pela?4
ffateve usscí er rospo,5 vommitate:6
eh vvia, connoi cucchieri ste frustate?7
Cascate male assai:8 semo de vela.9

 

Pare che cquanno ve smicciate10 quella
benedetta-pòzz’-èsse, for dall’occhi
ve vojji schizzà vvia la coratella.

 

Pare c’avete d’aspettà li ggnocchi!11 V’annerebbe un bocchino,12 eh sor Brighella?
Oh annateve a ccerca cchi vve l’immocchi.13

 

13 ottobbre 1830 - De Pepper tosto

 

 




1 Innamorato cotto-spolpato.

2 Riselciate. Questa si usa con chi passa continuamente sopra una strada per alcun fine.

3 Quando chi parla è interrogato sul senso del suo discorso ed egli non vuole rispondere a tuono, dice quello che riporta il verso.

4 Vi scotta? (questo amore).

5 Parlate.

6 Parlate.

7 A noi non se ne dànno ad intendere di queste.

8 Capitate male.

9 Siamo in umore di dar la baja.

10 Guardate.

11 State a bocca aperta come aspettaste, ecc.

12 Vi andrebbe a genio un bocchino? Bocchino: cosa che cade in bocca aperta a riceverla.

13 Che ve la imbocchi.

 

 






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