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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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112. La devozzione der DivinAmore

 

Dimenica de llà1 Rinzo, Panzella,
io, Roscio e le tre fijje der tintore
vòrzimo2 annà a un sciàlo3 in carrettella
a la madonna der divinamore.4

 

Che t’ho da , Sgrignappola? co cquella
solina5 llà che t’arrostiva er core,
eccheme aritornà la raganella,6
ecco arincappellasse7 er rifreddore.

 

Credime, cocca mia,8 ma dda cristiano
ce direbbe aresie: ch’è ’na miseria
d’avé a stà sempre co ppilucce in mano.

 

er zemplicista me na materia
appiccicosa: e un medico brugnano9
lo ssciroppo de radica d’arteria.10

 

Morrovalle, 22 settembre 1831 - De Peppe er tosto

 

 




1 La domenica antecedente all’ultima.

2 Volemmo.

3 Scialare vale «sfogarsi in ricreazione».

4 Chiesolina campestre dove in un giorno del mese di… sono i fedeli condotti dalla divozione a bagordo.

5 Sole ardente e non riparato.

6 Il rauco del catarro.

7 Rinforzarsi.

8 Mia ben amata.

9 Browniano.

10 Altea.

 

 






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