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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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246. Er traghetto1

 

Ahàggnola!2 a la fine te sciò ttrova3
a ppreparamme4 er barzimo5 der corno!
Ma ttanto e ttanto me credevi ssciorno6
de nun capillo7 cquà ccosa se8 cova?

 

Sputa:9 chi è cquello c’a la Cchiesa-nova
un quarto tte ronneggiava10 intorno?
eppoi entrò cco tté llí accantar forno
da quella donna c’arivenne11 l’ova?

 

Io ve vedevo, sai? Lui chiotto chiotto
a vvienitte a le tacche,12 e ttu a gguardallo
co la coda dell’occhi pe dde sotto.

 

E mmó ccosa sarebbe sto bbarbotto?13
Fussi14 quarche ttumore da riontallo15
come jjeri coll’ojjo der cazzotto!16

 

Roma, 20 novembre 1831 - Der medemo

 

 




1 Occulto commercio d’amore.

2 Esclamazione propria di chi gode aver trovato ciò che cercava.

3 Ti ci ho trovata.

4 Prepararmi.

5 Balzamo.

6 Stolido.

7 Da non capirlo.

8 Si.

9 Confessa, parla.

10 Rondeggiare: far la ronda.

11 Che rivende.

12 A venirti alle tacche: a seguirti da presso.

13 Questo borbottio.

14 Fosse mai.

15 Da riontarlo: riungerlo.

16 Coll’olio dei pugni.

 

 






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