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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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318. Er corpo de guardia scivico

 

Er capitanabbate Debbiticci1


che ssi mmette per dio mano ar palosso,
è ssalame capasce de addosso
a un squadron de carote e ppajjaricci,2

 

spesso spesso ar quartiere se fa rrosso
discenno lui che cce n’ha ppochi spicci,3
e che ssi ar ronneggià4 ffamo5 pasticci
ce fotte a tutt’inzieme in ner profosso.

 

E sfodera oggnitanto la guainella
pe ffà ffà le sercizzie6 a la scappona7
a cquelli che nun stanno in zentinella.

 

A dduora poi caccia la corona
pe ddí er rosario, e ttiè la coratella8
de mannacce9 a ddormí cco la padrona.10

 

8 gennaio 1832 - Der medemo

 

 




1 Alteramento del cognome russo Diebitsch, onde satirizzare l’avvocato, giudice, cavaliere, capitano Barbèri, uomo pieno di debiti e di stipendi.

2 Pagliariccio: cipolla cotta al forno.

3 Ch’è uomo risoluto.

4 Nella ronda.

5 Facciamo.

6 Gli esercizi.

7 In fretta in fretta.

8 Ha il coraggio.

9 Di mandarci.

10 Tracolla.

 

 






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