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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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783. Li discorzi

 

Li discorzi 1 ccome le scerase,
che ne pijji una e tte viè appresso er piatto.
Accusí li discorzi: uno è l’abbase2
d’un antro, e un fatto t’arichiama un fatto.

 

Parlàmio3 de li frati der Riscatto:
cuesto portò a l’editto su le Case:4
sto discorzo annò ar zorcio: questo ar gatto:
questo ar Governo, e ssempre ppiú se spase.

 

Dar Governo passassimo5 ar zomaro:
da questo ar Cardinale, e all’ombrellino
rosso che ttiè ppe mmostra e ppe rripparo.

 

Dar rosso s’annò6 ar bianco: e ’r fornarino
disse ch’er Papa bbianco è un mulinaro
che ccerca de tirà llacqua ar mulino.7

 

Roma, 18 gennaio 1833

 




1 Sono.

2 Base.

3 Parlavamo.

4 Editto limitativo de’ diritti de’ proprietari verso gl’inquilini. Fu provvisoriamente immaginato dalla Santa Memoria di Leone xii, e ad ogni scadenza di termine si rinnuova.

5 Passammo.

6 Si andò.

7 Proverbio.

 

 






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