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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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855. Er Papa cappellaro

 

Bbenedetto sia sempre quelle scianche1


che cce portorno er Papa Cappellaro!
Ammalappena ch’io sentii lo sparo,2
disse: ecco a Rroma le gabbelle franche.

 

Ce l’ha mmannato3 un angiolo! e cquann’anche
nun fossi4 bbono de trovà un ripparo
a li guai nostri, è ssempre un Papa raro
piú dd’un bon oste e dde le mosche bbianche.

 

Suda frascico,5 e ppiaggne, e sse dispera,
arrocchia6 editti, e impasta, e inforna e sforna,
pe bbuttà ttutto ggiú cquello che ccera.

 

Ma, oh ddio, rrinunzià! cché nnun je torna7
de sta vita da matina a ssera,
pe ccosa poi? per avé mmazza e ccorna.8

 

Roma, 2 febbraio 1833

 




1 Gambe.

2 Del Castello, annunziatore della elezione.

3 Mandato.

4 Fosse.

5 Fracido: suda a profluvio.

6 Arrocchiare: fare con abbondanza e precipitazione alla meglio o alla peggio.

7 Tornare: in questo senso vale: «trovare il suo conto».

8 Danno e scorno.

 

 






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