Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

863. La visita der Governo

 

Duggiorni doppo er fatto der cortello
pe vvia de cuella Madalena affritta1


se presentò un Abbate e ’r Bariscello2
drentar mi’ catapecchio3 de suffitta.

 

Disce: «Che nnome avete, bberzitello?».4
Dico: «Una vorta me chiamavo Titta».5
Disce: «Ma Ttitta cuale?» «Titta cuello
che sse pulissce er cul co la man dritta».

 

Cqua cciarlonno6 un tantino tra dde sé;
e ddoppo, disce: «Chi cce sta cqui ggiú?
Dico: «La fia7 der coco de Sciamblè».8

 

Disce: «Ho capito; e bbon zuàr monzú».9
fesceno10 com’er Corvo de Novè
c’annò11 in malora e nnun ze vedde12 ppiú.13

 

Roma, 4 febbraio 1833

 




1 Maddalena affritta dicesi di ogni donna mesta. Ha una faccia da Maddalena affritta.

2 Bargello.

3 Stanzettaccia.

4 Bel-zittello.

5 Giambattista.

6 Ciarlarono.

7 Figlia.

8 Chiablais.

9 Boun soir, monsieur.

10 Fecero.

11 Andò.

12 Non si vide.

13 Questi ultimi due versi, scritti in lingua illustre, sono un furto da me fatto ad un sonetto di un mio amico. Confessiamoci.

 

 






Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License