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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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912. L’avocato de le cause sperze1

 

Eh ggià, ttutti li guai, tutti li scarti2
ppe ccausa der Papa a sto paese:
e nnun fuss’io che nnaripìo li cuarti,3
lo voríano4 schiattato in mezzo mese.

 

Li Cardinali fanno troppe spese:
è er Papa. S’arisenteno l’assarti:5
è er Papa. S’arricchischeno le cchiese:
è er Papa. S’ariddoppieno l’apparti:

 

è er Papa. Tutto er Papa, sciorcinato!6
Lui cressce le gabbelle, cala er pane,
frega7 er zuddito, bbuggera8 lo Stato!...

 

Come! cuesto è er linguaggio che ssaddopra
cor Crist’-in-terra, eh fijji de puttane?
Zitti: e ar Papa, per Dio, ’na pietra sopra.9

 

Roma, 18 febbraio 1833

 




1 Chiamasi così a Roma chi imprende la difesa di cose indifendibili.

2 Scarti, scartare: passi falsi, errori.

3 Ripigliare i quarti: modo beffardo, quasi a «riprender le parti; difendere».

4 Vorrebbero.

5 Si risentono gli assalti.

6 Ciorcinato, cioè: «poverino».

7 Tradisce.

8 Rovina.

9 Mettere una pietra sopra: seppellire nel silenzio.

 

 






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