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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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914. La madre poverella

 

Fijja, nun ce1 sperà: ffatte2 capasce
che cqua li ricchi ttutti un riduno;3
e un goccio d’acqua nun lo ggnisuno,
si tte vedessi4 immezzo a una fornasce.

 

Tu bbussa a li palazzi a uno a uno;
ma ppòi bbussà cquanto te pare e ppiasce:
tutti: «Iddio ve provedi: annate in pasce».
Eh! ppanza piena nun crede ar diggiuno.

 

Fidete,5 fijja: io parlo pe sperienza.
Ricchezza e ccarità ssò dduperzone
che nnun potranno mai cconosscenza.

 

Se6 chiede er pane, e sse trova er bastone!
Offerímolo7 a Ddio: ché la pascenza
è un conforto che ddà la riliggione.

 

Roma, 18 febbraio 1833

 




1 Ci.

2 Fatti.

3 Tutti una massa: tutti uguali.

4 Se ti vedesse.

5 Fidati.

6 Si.

7 Offeriamolo.

 

 






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