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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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925. Li scardíni1

 

Brungia!2 E cco cquella pelle de somaro,
che sséguiti a ddormí ssi tte s’inchioda,
fai tanto er dilicato? Ih, un freddo raro!
nun ze trova ppiú un cane co la coda!

 

Ma ccazzo! Semo ar mese de ggennaro:
che spereressi?3 de sentí la bbroda?4
L’inverno ha da ffreddo: e ttiell’a ccaro
ch’er freddo intosta5 l’omo e llarissoda.6

 

E ss’hai ’r zangue de címiscia7 in der petto,
de ggiorno sce 8 bbravi scardinoni
da potette9 arrostí ccome un porchetto;

 

e dde notte sce llantri foconi
c’addoprava er re Ddàvide in ner letto
pe ppijjà ccona fava dupiccioni.10

 

Roma, 21 febbraio 1833

 




1 Caldani: caldanini.

2 Questa interiezione si adopera allorché alcuno si pone in sullo squisito. Il vocabolo è così alterato sulla stessa alterazione volgare di bruggna (prugna) per imitare la ricercatezza o la pretensione del beffeggiato.

3 Spereresti.

4 Aria calda.

5 Indurisce.

6 Lo rassoda.

7 Cimice.

8 Ci sono.

9 Poterti.

10 Proverbio.

 

 






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