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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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928. La bbazzica

 

Se va ggiú?1 Mmanco-male. Io sciò2 ggilè.
Hoh, mmiracolo! bbazzica de otto.
Ah, tte sa dduro d’avé arzato un re?
Che! voressi3 oggni mano er bazzicotto?!

 

L’antra partita m’hai lassato a ttre,
e ho avuto da pagà mmarc’e ccappotto;
e ppe uno scarto che vviè bbene a mmé,
c’è bbisogno der lòtono4 e dder fiotto!?5

 

Vado per uno. Vôi? Asso, cavallo.
Vôi? Dua, quattro... Ma ppropio t’arranchelli6
pe rripijjà dducarte su lo spallo!

 

Credi de vince7 pe la mano, eh mulo?
Cuella l’aveva puro Cafarelli,8
e nnun fu bbono de pulisse er culo.

 

Roma, 24 febbraio 1833

 




1 Si scarta?

2 Ci ho: ho.

3 Vorresti.

4 Lamento.

5 Borbottio.

6 Arranchellarsi: far tutti gli sforzi per istar su.

7 Vincere.

8 Espressione comune nel giuoco, dappoiché è tradizione che uno de’ duchi Caffarelli avesse un braccio più corto dell’altro, di maniera che quella mano non gli arrivava a tutti i suoi ufici.

 

 






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