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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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957. La pisida1

 

Don Diego aveva preso ar Pellegrino2
duanni fa una pisida d’argento,
senza che llargentiere in pagamento
je potessi scarpí3 mmezzo cuadrino.

 

Lui je tastava er porzo4 oggni momento;
e ppe nnun dajje prausa,5 annava inzino
a rrèggeje6 in parrocchia l’ombrellino
cuanno che straportava7 er zagramento.

 

E ddon Diego? Arrotava.8 Arfine in fretta
serrò jjeri er cibborio der Ziggnone,
e sse messe9 in zaccoccia la chiavetta.

 

Ito in bottega poi der creditore,
je disse: «Aló, ffinimo10 sta scoletta.11 Eccheve12 carcerato er debbitore».

 

Roma, 13 maggio 1833

 




1 Pisside.

2 Contrada degli orafi.

3 Carpire.

4 Tastare il polso: chiedere danari.

5 Per non dargli pausa.

6 Reggergli.

7 Trasportava.

8 Arrotare: cioè i denti: arrovellare.

9 Mise.

10 Finiamo.

11 Abitudine petulante.

12 Eccovi.

 

 






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