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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1004. Antro1 è pparlà dde morte,
antro è mmorì

 

Eh, bbisoggna trovàccese,2 Sor Diego,
ar caso che vve tajjino3 er boccino.4
Se5 fa ppresto de dillo:6 io me ne frego;7
ma, ar fatto è un’antra sorte de latino.8

 

Oh incirca a le vertú, nnun ve lo nego,
un assassino è ssempre un assassino.
Però,9 la vita, nun zo ssi mme10 spiego,
tanto va a ssangue11 a un , cquant’a un burrino.12

 

M’aricorderò ssempre un marvivente,13
che l’aveva davero er cor’in petto,
e cche la Morte je pareva ggnente.

 

Eppuro,14 ar punto de perde15 la vita,
spennolava16 la testa sur carretto,
che sse17 sarebbe creso18 un Gesuita.

 

30 ottobre 1833

 




1 Altro.

2 Trovarcisi.

3 Vi taglino.

4 La testa.

5 Si.

6 Di dirlo, a dirlo.

7 Io me ne rido, non me ne cale.

8 È un’altra cosa.

9 Purtuttavia.

10 Non so se mi.

11 Tanto interessa.

12 Villano.

13 Malvivente.

14 Eppure.

15 Di perdere.

16 Spenzolava.

17 Si.

18 Creduto.

 

 






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