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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1216. La prima gravidanza

 

Arifretti,1 Costanza, che ssei mojje,
e, avenno2 avuta ggià cquarche mmancanza,
si er bonificio3 tuo nun zarissciojje4
è ssegno, fijja mia, de gravidanza.

 

Dunque, abbada5 a nnun stríggnete6 la panza,
e nnu stàtte7 a smarrí ppe un po’ de dojje.
E ccasomai te vieníssino vojje,
nun te toccà la faccia,8 sai Costanza?

 

E ssi9 vvai a Ssan Pietro, io te conzijjo
de díjje a la scappona10 un paternostro
a la lontana ar men de mezzo mijjo.

 

E nun guardàllo11 mai quer brutto mostro,
c’avessi12 Iddio ne guardi da un fijjo
moro come che llui ppiú de l’inchiostro.13

 

20 aprile 1834

 




1 Rifletti.

2 Avendo.

3 Beneficio.

4 Non si riscioglie.

5 Bada.

6 Stringerti.

7 Non istarti.

8 È generale e costante opinione che se una donna gravida tocchi qualche parte del suo corpo nel momento che appetisca un oggetto, il feto ne contrae subito l’immagine sulla parte corrispondente a quella toccata.

9 Se.

10 Di dirgli in fretta.

11 Non lo guardare.

12 Cosicché avessi, ecc.

13 La statua di S. Pietro è nera.

 

 






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