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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1226. Li vasi de porcellana1

 

Jjeri er padrone mio crompò2 dduvasi
dipinti a ttinta verde e oro ggiallo,
che ssenza le campane de cristallo
je ccostati venti scudi o gguasi.3

 

Anzi li chiama lui rari sti casi,
ché vventi scudi vale uno a bbuttallo:
quantunque er conte Rubbi e ’r dottor Gallo4
nu ne pareno troppo perzuasi.

 

Tu ssai si5 ppe ccontratti sce 6 ometti
da mettappetto7 a cquelli dusiggnori,
che rraschieríeno8 er lustro a li papetti.9

 

Dicheno dunque che sti vasi iggnudi,
ciovè10 ssenza campane e ssenza fiori,
ponno ar giusto valé ttredisci scudi.

 

21 aprile 1834

 




1 Vedi la nota 1 del sonetto primo.

2 Comperò.

3 Quasi.

4 Personaggio famoso in Roma, che da servente di ospedale è passato a forza d’ingegno ad avere titolo, e sostanza di marchese. A nessuno meglio che a lui può addirsi il romano termine di lesto-fante.

5 Se.

6 Ci sono.

7 Da mettere appetto.

8 Raschierebbero.

9 Moneta papale di argento, da due paoli. La lira romana.

10 Cioè.

 

 






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