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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1230. Le Campane

 

Le campàn1 de le cchiese, sor Grigorio,
2 dde metallinfuso3 e bbattezzate,
e vve fanno bbellissime sonate
a cchi ha cquadrini da pagà er mortorio.

 

Nun c’è ddiasilla, o pprego, o rrisponzorio4
che, ar modo che le cose aggiustate,
pozzi mejjo d’un par de scampanate
delibberà cchi ppena in purgatorio.

 

Da la condanna ch’er bon Dio je diede
je se ne scala un anno pe oggni tocco,
e ggiacubbino sia chi nnun ce crede.

 

E ppe cquesto quassú, cchi nnun è ssciocco,
ner morí llassa l’obbrigo a l’erede
che jje ne facci ttanti a bbajocco.

 

21 aprile 1834

 




1 Campane. Questa apocope non si creda già qui usata per servire al verso. Niuna mai di queste riprovevoli figure, o licenze poetiche abbiam noi adoperata, ma tutto sempre e ingenuamente espresso secondoché purgato suole uscire dalla bocca dei nostri modelli. Di tanto ci rendemmo responsabili nella prefazione, e tanto abbiamo scrupolosamente eseguito.

2 Sono.

3 Metallo fuso.

4 La diessilla, il devoto prego e il responsorio sono la merce che vendono i ciechi alle porte delle chiese, in suffragio delle anime sante del purgatorio.

 

 






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