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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1261. Lo scummunicato

 

Nun prenno1 pasqua: ebbè? scummunicato
ho ppiú ffed’io,2 che un Giuda che la prenne;3
perché un bijjetto se crompa e sse venne,4
e er chirico5 ne sa ppiú der curato.

 

E nnun ce 6 ggran testa per intenne7
ch’er corpo de Ggesú Ssagramentato
tanti vanno a mmaggnasselo8 in peccato
come le colazzione e le merenne.9

 

E ss’io pe nnun commette10 un zagrileggio,
nun essenno indisposto11 a cconfessamme,12
soffro l’infamia, er tabbellone,13 e ppeggio,

 

credo d’èsse14 ppiú ffijjo de la Cchiesa,
che cquelli che sse crompeno15 le fiamme
co un boccone16 o ttre ppavoli de spesa.17

 

11 maggio 1834

 




1 Non prendo.

2 Ho più fede io.

3 Prende.

4 Si compera e si vende.

5 E il chierico, ecc. Vedi il sonetto intitolato Li Chirichi, alla nota...

6 E non ci vuole.

7 Intendere.

8 A mangiarselo.

9 Le colezioni e le merende.

10 Per non commettere.

11 Non essendo disposto.

12 A confessarmi.

13 Il tabellone, o il cartellone, è la lista degli scomunicati per non soddisfatto precetto pasquale, e si appende alla porta maggiore di S. Bartolommeo all’isola Tiberina il giorno 25 di agosto. Vi figurano sempre nomi oscurissimi della feccia del popolo, perché o gli altri sono prudenti, o per essi sono prudenti i curati.

14 Credo d’essere.

15 Che si comperano.

16 «Qui manducat et bibit indigne, iudicium sibi manducat et bibit».

17 Vedi la nota citata già qui sopra alla nota 5.

 

 






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