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P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

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  • Libro 3
    • Cap. 7 Ingresso, e ricevimento di Alfonso in S. Agata.
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Cap. 7

Ingresso, e ricevimento di Alfonso in S. Agata.

 


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Non era per credere la Città di S. Agata, correndo i calori estivi, ed in tempo di mutazione, poter godere così presto la presenza di Alfonso. Ognuno differito avrebbe la gita, se non dopo i geli, cadute almeno le acque. Così Alfonso consigliato veniva da Medici in Nocera, ed in Napoli; e non altrimenti sentivasi da' Signori Santagatesi.

Egli però considerando esser proprio del buon pastore rischiar la vita per le sue pecorelle, o per non vederle morir di fame, o per non esser da lupi danneggiate, qualunque fossero le circostanze della stagione, non curando se stesso, volle ritirarsi nel Vescovado. Essendone dissuaso, non deve il Vescovo, rispose, badare a' pericoli della vita; ma sacrificar si deve per le anime a se commesse. Per lo meno situar potevasi in Arienzo; e venivane consigliato, perchè comoda l'abitazione, ed in aria più salubre; ma portar si volle in S. Agata come luogo destinato da Dio alla sua permanenza.

 

Essendo ritornato in Napoli, di per tempo la Domenica susseguente, cioè agli undici di Luglio, Egli, ed il P. D. Francesco Margotta in una carozza, e D. Ercole suo Fratello col P. D. Angelo Majone nell'altra, si avviò alla volta di S. Agata.

Giunto in Casoria, anche tra queste sollecitudini, e tra le angustie non leggieri del proprio spirito, portossi per celebrare privatamente nella Collegiata di S. Mauro. Clero, e Gentiluomini furono tutti in moto per godere della sua benedizione.

In Maddaloni, ove tirò a pranzo, fu nel Monistero de' PP. Conventuali. Il P. Maestro Mirabelli, già Provinciale, cosa non lasciò per contestarli


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venerazione, e rispetto. Splendida fu la tavola, e non furono meno di trenta i commensali. Monsignor Albertini, avendo saputo il prossimo suo arrivo, da Caserta si portò ad incontrarlo in Maddaloni. Ivi venne complimentato così dal Clero, che da quei Signori, e maggiormente da quantità di gentiluomini concorsi da S. Agata, e da' Casali e terre della Diocesi.

Monsignor Albertini anche con molti del Clero volle accompagnarlo fino a' confini della propria. Così altri Signori, e persone rispettabili di Maddaloni.

 

Dividono i famosi ponti dell'acquedotto reale la Diocesi di Caserta da quella di S. Agata. Come vi si giunse, siamo in Diocesi, li disse il Canonico Jermieri, degnateci della vostra benedizione. Pianse per tenerezza Alfonso, vedendo la strada tutta seminata di Popolo, anzioso per prevenirne la benedizione. Trionfo simile non vide l'età passata, come fu quello di Alfonso, mettendo piede nella sua Diocesi di S. Agata, acclamavanlo tutti ad una voce come santo.

 

Giunto nella real Terra di Valle fu ricevuto con un superbo sparo di mortaj, e di altro fuoco artificiale. Avendo ritrovato avanti la Parrochiale, ch'è lungo la strada, altro immenso Popolo concorso da' Casali, che anche come santo acclamavalo, e goder voleva di sua benedizione, Alfonso, considerandolo famelico di spirituale alimento, interrompe il camino, smonta di carozza, ed entrato in Chiesa, avendo fatta non breve adorazione avanti il Venerabile, consolò tutti con un sermone apostolico, incaricando ad ognuno la propria salvezza; ma con tal zelo, e fervore di spirito, che tutto il Popolo ne restò commosso. Io parto, lor disse, ma vi lascio il cuore, e tra breve vi manderò la S. Missione, che sarà per voi un richiamo delle divine Misericordie.

Nuovo Popolo ritrovò in Bagnoli, che è feudo della mensa. Anche quivi fu ricevuto con altro sparo di mortai, e con altre acclamazioni di tenerezza.

 

Pervenuto in S. Agata, sel figuri ognuno con quanto, e quale, applauso potett'esser accolto dai Signori Santagatesi. Smontato di carozza, complimentato venne nel cortile dell'Episcopio coi maggiori segni di riverenza da amendue i Cleri, e da un numero tragrande di Signori della Città, e Diocesi.

Avendo preso un respiro di riposo nell'Episcopio, come si fu per calarlo processionalmente in Chiesa, si avvidero i Canonici, che mancavali il galero, o sia cappello verde. Non potendosi in altro modo rimediare, si prese quello, che stava sospeso sul sepolcro del fu Monsignor Danza.

Essendosi esposto il Venerabile, orò Alfonso per un pezzo prostrato di faccia a terra, grondando sangue, e non lagrime dagli occhi. La Cattedrale benché spaziosa, videsi così zeppa di Popolo, che anche buona parte ne stava di fuori. Volendo, terminato il Te Deum, profittar dell'occasione, scende dal trono, e situandosi nel lato destro dell'Altare, quasi per un'ora consolò tutti con un sermone


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quanto amorevole, altrettanto tutto zelo. In Chiesa si vide tra tutti un pianto misto di allegrezza, ringraziando Iddio ognuno, per aver lor concesso non un uomo, ma un Angiolo per proprio Pastore.

 

Il Canonico D. Francesco di Lucia, in quel tempo seminarista, non mancò notarsi i di lui sentimenti. Adorò Alfonso col Popolo le disposizioni di Dio, che benché inabile avevalo voluto Vescovo in S. Agata. Si protestò non essersi portato per prendersi piacere, e vivere con comodo, ma per agevolare ad ognuno colle proprie fatiche, e sudori la propria salvezza. Che in Diocesi, non era arrivato colla volontà di comandare, ma di farsi tutto a tutti; e che essendo Pastore, siccome non avrebbe mancato prestare ad ognuno salutifero il pascolo, così dovean le pecore, se volevano scansare i lupi, approfittarsi, ed ascoltar la sua voce. Volgendo il discorso al Clero, si a pregarlo, ma quasi piangendo, di volerlo coadjuvare nel peso, ed esserli di sollievo.

 

Questi, ed altri furono i sensi di Monsignor Liguori aprendo il cuore la prima volta al Popolo Santagatese. Prima però di terminare il discorso intimò per la Domenica susseguente una general Missione, che egli era per aprire nella medesima Cattedrale: così gli santi Esercizj al Clero Secolare, e Regolare, ed in seguito a' Signori Gentiluomini. Avendo fatto dare col Venerabile la benedizione, prese l'ubbidienza dal Clero, e ritirossi in Palazzo.

 

Giocoso si è, ma divenne serio, quello accadde nel mezzo della predica. Essendo stato sorpreso Alfonso da un urto di tosse, ma molesto, scherzando uno de' Capitolari, rivolto agli altri disse: apparecchiamoci Signori miei, per l'altro Vicario Capitolare, che se viene a Monsignore altra tosse simile a questa, di certo lo perdiamo. Vi fu chi riferì un tale scherzo ad Alfonso, indicandoli il soggetto; e Monsignore lepidamente anch'esso, ma non sa, disse, che cascano più volentieri le pere acerbe, che le mature. Non passò molto tempo, e quel Sacerdote, ancorché in età giovanile, sorpreso si vide dalla morte, anzi fu il primo tra tutti i Preti.

 

Tale fu l'ingresso di Monsignor Liguori nella città di S. Agata. I Vecchi, che si ricordavano con fasto di servitù, e di camerieri l'entrata di altri Vescovi, non potevano non ammirare tanta povertà, e sì somma umiliazione; ma quanto povero, e dimesso ei fu veduto, e senza alcun treno, altrettanto si conciliò tra tutti rispetto, e venerazione. Uscendo il Popolo dalla Cattedrale, altro non sentivali ripetere, ma con sensi di gioia, Abbiamo, chi diceva, un Vescovo santo, e chi, un santo vivente abbiamo in S. Agata.

 

Se al suo primo arrivo in Diocesi gustar fece Alfonso le primizie del suo zelo, un saggio anche diede del suo disinteresse. La medesima sera quantità di regali, ma di considerazione, presentati li vennero da


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varj Signori. Ci furono merci di dispensa in abbondanza, dolci, vini forastieri, e rosolj. Monsignore tutto rimandò in dietro, dando le mancie a servitori, e dichiarandosi obbligato con ognuno. Con edificazione di tutta S. Agata, quanto bisognò la medesima sera, tutto si dovè comprare in piazza.

 

Giorni dopo, il Provinciale de' PP. Domenicani mandogli, per mezzo del P. Monaco priore del Convento di S. Maria a Vico, un grosso regalo di varie merci. Alfonso anche rimandollo in dietro, e volle se li fosse scritto tenerlo scusato, se accettato non l'avea, mentre non pendeva regali da veruno.

I PP. Conventuali grati anch'essi, li mandarono un cantaio di caciocavallo con quantità di zuccherotti, e candelotti di cera. Alfonso avendosi preso un caciocavallo, tutto il di più rimandollo in dietro.

Le Monache di Frascio l'inviarono, tra l'altro, una ventresca latante di circa rotola venti. Pregollo il Canonico Jermieri non voler dare disgusto a quelle Madri, ma non per questo s'indusse a riceverla. Il P. M. Eanti de' PP. Domenicani Lombardi di Durazzano, anche li mandò un gran canestro di zuccotti, e candele. Monsignore avendosi preso un pezzo degli uni, e delle altre, rimandollo indietro, pregandolo di scusa, mentre anche da altri accettato avea simili attenzioni.

 

Non credendo il Verzella suo Secretario tanta scrupolosità per la mensa, si arbitrò per la cena, maggiormente che con altri commensali di riguardo, vi era D. Ercole Liguori. Questo stare dispiacque ad Alfonso; e chiamatosi il Verzella, D. Felice, li disse, Dio vel perdoni! cosa avete fatto! Io non sono venuto quì per dar tavola, voglio farvi patire, ma nemmeno voglio, che si eccede. Vi saranno tanti poveretti, che muojonsi di fame, e noi vogliamo banchettare. Non rendendosi consolato di nuovo sel chiama, e sistemando il vitto giornale, ordina minestra ed allesso per se di mattina, e per la famiglia un altra cosetta di più.

 

Vescovo se mutò stato Alfonso, non cambiò trattamento con se stesso, che anzi ne accrebbe lo strapazzo. prima di partire da Nocera spedì, per disporre il palazzo, un nostro Laico in S. Agata, e tra l'altro volle, che portato avesse il suo solito saccone per uso di letto. Avendo veduto preparato, la sera che vi giunse, un letto nobile, chiama il Laico, e domanda, perché allestito non si era il pagliaccio. Scusossi che il letto erasi preparato dai Canonici, e che la paglia di germano, perché in luogo lontano, non aveasi potuto avere. Si procuri, disse Alfonso, e si compri ad ogni costo. Avendo fatto levare i materassi, e disteso sulla lettiera il vuoto saccone, sopra di quello vi dormì la notte, né si diede pace la mattina, se non vide in ordine il solito pagliaccio per la sera susseguente.

 

Mortificazione, ed umiltà, tra i comuni applausi, anche li fecero scorta


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in S. Agata. Avendo girato il Palazzo, la stanza più scomoda, e di niuna veduta prescelse per se. Le migliori volle si destinassero pel Vicario, pel Secretario, e pel P. D. Angelo Majone, che dovea seco trattenersi; né si pose a letto la prima sera, senza battersi nell'ultima ora con un aspra, e lunga disciplina. Così evitar voleva sopra del suo popolo lo sdegno della divina giustizia, e per implorare da Dio sopra di se, e sopra di quelle le divine misericordie.

Essendosi saputo il suo arrivo in Diocesi, complimentato si vide da quantità di Signori, e da Vescovi, ed Arcivescovi. Ci fu tra gli altri Monsignor Borgia, allora Vescovo di Aversa; Monsignor Albertini Vescovo di Caserta; Monsignor Puoti Arcivescovo di Amalfi; Innocenzo Pignatelli colla Duchessa della Salandra, quella di Bovino, e l'altra di Cassano Serra. Così altri Prelati, Signori e Signore per godere di sua benedizione, e quantità di Vicarj, che ora non sovvengono.

Non voglio ometter cosa, che attirò sul primo arrivo l'ammirazione de' Santagatesi. Essendo calato in giardino, e vedendo che vuoto ne stava, e senza alcun albero, chiamandosi il Fratello Leonardo, ordinò, come se fosse il mese di Febrajo, piantarci una quantità di acrumi. Ne sorrise il Fratello, ed espose non esser propria la stagione. Fate come vi dico, replicò Alfonso. Ubbidì il Fratello, e se la ridevano e preti, e secolari. Il fatto fu, e sorprese ognuno, che di tante piante, e non furono poche, non ve ne fu una, che fosse andata in secco.




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