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P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

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  • Libro 3
    • Cap. 17 Indefessa predicazione di Alfonso, vivendo nel Vescovado.
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Cap. 17

Indefessa predicazione di Alfonso, vivendo nel Vescovado.

 


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Cosa non tanto a cuore a Monsignor Liguori, quando la predicazione. Dir soleva: Quasi questo solo disimpegno Gesù Cristo ricercò nei Santi Apostoli questo è quello, che anche esige da noi Vescovi, e tanto è mancarvi, quando non sodisfare un obligazione


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precisa, e comandata.

Troppo singolare Egli si rendette in questo. Predicando entrò in Diocesi, e predicando pose piede fuori di quella. Ogni Domenica, stando in S. Agata, impreteribilmente dopo il Vespero predicava nella Cattedrale; ed ogni festa, che occorreva nella settimana, portavasi a predicare per le Parrocchie. Eravi tal concorso di Popolo di qualunque condizione, così in Città che in Diocesi, che bastava dirsi, predica Monsignor Liguori, per vedersi le case disabitate.

Prima della predica ogni Domenica, calava in Chiesa ad istruire i fanciulli, e per allettarli, oltre de' rosarj, e figurine, anche dispensar soleva del denaro. Avendo situata, come dissi, la Congregazione de' Gentiluomini nella Chiesa del Carmine, non lasciava ogni Domenica mattina assisterci, e sermocinarci. Talvolta non potendo, perché impedito, destinavaci qualche nostro Congregato, che stavalo assistendo. Similmente il dopo Vespero portavasi nella medesima Chiesa del Carmine per istruire le zitelle ivi radunate. Si avanzò in maniera questa Congregazione, che non capendo le figliuole in quella Chiesa, passar si dovettero in quella detta di Montevergine.

 

Ritrovandosi in Arienzo, e non potendo il Popolo così volentieri radunarsi nella Collegiata, perché in luogo rimoto, Egli ogni Domenica girava per le sette Parrocchie che vi sono, predicando ora in una ed ora in un'altra; ma in certi giorni solenni non lasciava di predicare nella Collegiata. Facevalo da per tutto col Venerabile esposto, e per non interessar i Parrochi, conservata teneva in ogni Parrocchia una quantità di cera. Ripugnando i Parrochi nel riceversi le cere, Monsignore non s'indusse in contrario. Io voglio la gloria di Dio, diceva, ma non il vostro interesse. Così non interessavali per queste in qualunque altra funzione non attinente a Parrochi.

 

Ogni Sabbato la sera mandar soleva in giro col campanello uno de' corsori, avvisando il Popolo, che dopo Vespero l'indimani era per andare a predicare in quella Parrocchia; e voleva, che nella predica parrocchiale la Domenica mattina il Parroco anche lo teneste avvisato. Non contento di questo, faceva replicare il quel ristretto, prima che ci andasse, il giro col campanello, invitando ogn'uno a portarsi in Chiesa. Ritrovando Preti per strada, imponeva, che portandosi per li cellai, e per i luoghi frequentati, animato avessero il Popolo a portarsi nella Parrocchia.

 

Predicando, non lasciò mai il suo stile familiare. Insinuava sempre cose prattiche, metteva in orrore il peccato, ed animava tutti alla penitenza. Anche nelle prediche di spavento, i motivi, che dava in fine erano sempre di confidenza. Se non si anima il Peccatore, diceva Alfonso, per ricorrere a Dio, e non s'invoglia alla penitenza, inutile è da dirsi ogni sforzo del Predicatore. Volendo dissaffezzionare le zitelle


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specialmente dalle canzoni profane, cantar ne soleva prima della predica delle divote da esso composte; ed affaticavasi per farne apprender il tuono.

 

In tutti i Sabbati (e ne aveva voto) singolarizzavasi nell'encomiare i pregi di Maria Santissima. In S. Agata facevalo nella Cattedrale; ma in Arienzo soleva farlo nella Chiesa dell'Annunciata. In tutte e due le Chiese vi voleva esposto il Sacramento.

Queste erano due calamite, che tenevano in contrasto il suo cuore, Gesù e Maria. Non parlava dell'amore di Gesù - Cristo verso l'uomo, senza toccare l'amore di Maria; né parlava dell'amore di Maria, senza invogliare il Popolo ad amare Gesù - Cristo. Non contento di farlo per se, stabilì questo culto, anche coll'esposizione del Venerabile, in tutta la Diocesi, accomodandosi alle circostanze del Popolo, ove il Sabbato, ed ove di Domenica. Replicatamente lo volle in Arienzo. Fissollo il Sabbato nella Chiesa delle Monache dette dell'Annunciata, e per la predica destinar vi fece li PP. Cappuccini: e la Domenica nella Collegiata, facendovi predicare a vicenda ora un Canonico, ed ora un altro.
Così volle si facesse in tutte le Parrocchie popolate con frutto de' Figliani, e con consolazione non poca del proprio cuore.

 

Ogni mese, portandosi in giro per le Parrocchie, e dipartendo il tempo per ognura, costumava di fare con Gesù esposto la protesta della buona morte. Non può credersi quanto profittasse Monsignor Liguori con questo pio esercizio.

Vedevansi le Chiese zeppe di Popolo. Con modo particolare metteva in aspetto la deformità del vizio, ed il bello della virtù; e veder faceva pratticamente il gran divario che passa tra il giusto moribondo, ed il peccatore. Vedevansi in Chiesa fiumi di lagrime, e non mancavano delle prede a danno dell'inferno. Anche in quest'occasione aveva Egli alla mano delle particolari canzoncine, che non meno della predica commovevano l'uditorio.

 

Negli ultimi tre giorni di Carnovale volendo deviare il Popolo dagli spettacoli, esporre soleva il Venerabile alla publica adorazione. Stando in S. Agata, eravi la predica la mattina, e facevala porgere, assistendoci di persona, da qualche Seminarista, ma prossimo al Sacerdozio, per così invogliarlo ad un sì tanto esercizio.

Verso sera vi predicava Egli rivagando l'eccesso dell'amore di Gesù - Cristo verso l'uomo, e l'ingratitudine eccessiva dell'uomo verso un Dio così amoroso. Questo triduo lo volle ancora in tutte le Parrocchie della Diocesi, ed in S. Agata, residendo Egli in Arienzo, i sermoni di sera volle si facessero con frutto dal Predicatore di Quaresima, e quelli della mattina da tre Canonici.

 

In Arienzo il dopo Vespero delle Domeniche di Quaresima stabilì nella Chiesa delle Monache di S. Filippo la predica coll'esposizione del Venerabile. Lasciando ogni altra cosa, portavasi di persona a predicarvi.


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Non essendovi concorso di Popolo, per lo più raggiravansi le sue prediche sull'amore che Gesù - Cristo ci porta, e sulla nostra incorrispondenza; ma concorrendoci il Popolo, fermavasi sulla gravezza del peccato. Rigida, o no che fosse la giornata, non mancava portarvisi.


 In una delle Domeniche eravi tal tempesta, che anche i sani non uscivano di casa. Alfonso ancorché infermiccio, e persuaso in contrario, non si arrese. Fu in S. Filippo, vi predicò, e vi contrasse tal catarro, che per lungo tempo tennelo travagliato.

 

Gradendo Iddio un tal culto in questa Chiesa, vi concorrette talvolta con una speciale provvidenza.


In una mattina di Domenica essendosi trovato con febbre, ed essendo stato a visitarlo prima di Vespero il Medico e Canonico D. Marcantonio d'Ambrosio, vide che persisteva la febbre. Avendoli dimandato Monsignore se facevasi l'Esposizione, come vuol farsi, rispose, se V. S. Illustrissima non è nello stato di portarvisi? Sì, si farà, disse Monsignore, e voglio che voi predicate. Come posso, replicò il Canonico, e dov'è il tempo per apparecchiarmi. Voglio che voi predicate, replicò Alfonso; e mentre le Monache dicono compieta, voi apparechiatevi. Ubbidì; e mi attestò che avendo avuto fede all'ubbidienza, predicò per un'ora, e che mai in vita sua, come quel giorno, predicato aveva con tal'affluenza di concetti, e sperimentato nel Popoloparticolar commozione.

 

Sogliono i PP. Conventuali in S. Agata esporre ne' Venerdì di Marzo alla pubblica venerazione il Venerabile, e farvi predicare taluni de' loro Chierici. Considerando Monsignore tali sermoni un puro sperimento per li giovani senza frutto del Popolo, volendoci profittare ebbi se stesso con compiacimento di que' Padri. Non avendo la carozza, vi si portava a piedi, ancorché con tempo rigido e piovoso.

Prima della predica cantar soleva la sua canzone: Gesù mio con dure funi; ma con tal divozione, e con tuono così flebbile, che dava il Popolo in dirottissimo piatto; ed in senso di que' Padri fruttava più la canzoncina, che il sermone. Assegnando il Convento ad ogni Chierico carlini dieci per la predica, Alfonso non volendoli defraudare, voleva che si destinassero i giovani, si preparassero per la predica, e loro si dassero i carlini dieci, affinché mancando esso, avessero supplito.

 

In Quaresima ogn'anno dar soleva in Arienzo, o in S. Agata gli santi Esercizj al Clero coll'intervento de' Regolari. Sminuzzava, ed incaricava i doveri del proprio stato, la gravezza del peccato sacerdotale, e la morte santa, o dannata di un Sacerdote o moriggerato, o impenitente.

 

Ogn'anno solennizzar soleva dopo il Vespero nella sua Cattedrale, esposto il Venerabile, la Novena del S. Natale. Disfacevasi in lacrime il popolo, sentendolo parlare di un tanto Mistero. Esprimevasi con tal


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chiarezza, che anche le donnicciuole ne partivano soddisfatte.

Così ogni anno anche celebrava coi particolari sermoni la Novena di Maria Assunta, e quella di S. Giuseppe. Il Panegirico bensì cedevalo a qualche P. Cappuccino, non volendo defraudare il Convento di quella limosina. Talvolta in vece della Novena a S. Giuseppe, celebrava i sette mercoledì che precedono la festa. Sopra questi soggetti anche aveva delle particolari canzonette.

 

Professando, o prendendo l'abito religioso qualche giovanetta, era di sua ispezione riceverne il sacrifizio all'Altare dell'olocausto, e presentarlo ai piedi di Gesù - Cristo. Questa funzione veniva anche accompagnata da un patetico discorso in Chiesa, e vedevasi della compunzione non solo nelle Monache, ma anche nel Popolo. Facevalo Alfonso per puro zelo, senza volerne un vi ringrazio. Era così impegnato per questo, che anche sacrificavasi per qualunque Conversa.

Ritrovandosi aggravato dai soliti acciacchi, ed invitato per una di queste, che in Airola professar doveva nel Monistero di Regina Coeli, non mancò portarvisi. Era in tale stato, che sul dubbio non se li aggravassero gl'incomodi, disse a D. Pietro Pollastrelli, che a cautela vi si fosse anch'esso apparecchiato. Vi fu, e non mancò consolare le Monache, e l'uditorio. In queste tali occasioni, ovunque portavasi, anche il Popolo veniva rifocillato nella Parrocchiale col pane evangelico, e facevalo in tutti i giorni, che vi si tratteneva.

 

Anche questo è poco. Non eravi Chiesa, ove sentiva concorso di Popolo, essendoci festività, che Monsignore non portavasi a predicare. La conversione delle Anime, dir soleva, non fu incaminata da Gesù - Cristo, che colla predicazione, e colla predicazione bisogna continuarla. Tutto sta, che si predichi Cristo Crocefisso. Bisogno non eravi d'invito, di prevenzione. Bastava saperlo per presentarsi.

Una mattina di festa in S. Maria a Vico, ritrovandosi passando per avanti la Parrocchia di S. Nicolò, osservando la Chiesa piena di popolo, calò di carozza, e risolvette predicarvi. In atto dicevasi messa; ed affinché il Popolo quella terminata non uscisse, ordinò al celebrante non terminar la Messa, se non dopo terminata la sua predica.

 

Stava facendo l'Ottavario della festa della Purificazione nella Congregazione della Madonna delle Grazie il Canonico D. Marcantonio d'Ambrosio. Avendo saputo un giorno di Domenica esser la Chiesa piena di Popolo, si fe chiamare il Canonico, e coi termini più umili, datemi licenza, disse, che oggi voglio predicar io per voi. Vi fu; e fece un sermone così enfatico sopra le conseguenze, che con se porta in morte il peccato, che di presente il popolo ancora piange, e schiamazza.

 

In Arienzo costumava D. Pasquale Calcabale celebrar ogn'anno per tre giorni nella Parrocchiale di S. Felice per sua particolare divozione,


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la festa della S. Croce. Eravi concorso di Popolo, e facevala con musica, e Panegirici.

 Essendo stato da Alfonso ne' primi anni che fu in Arienzo, pel permesso di esporsi il Venerabile, e per chi far vi doveva li panegirici, come si fa questa festa, disse Alfonso, ed io nol ! verrò io a predicarvi. E ripigliando il Calcabale, che non eravi tempo per apparecchiarsi, incominciandosi la festa l'indomani, ed essendo la materia tutta particolare, Non importa, rispose, che peccato mortale, e Croce è una medesima cosa. Vi fu; e non fu poco il frutto, che vi fece, sminuzzando come causa della Crocefissione di Gesù Cristo la sola gravezza del peccato mortale. Invogliossi talmente di questa festa, che fece sua privativa il predicarvi.

 

Sogliono i PP. di Montevergine anche celebrare nella loro Chiesa in Arienzo coll'esposizione del Venerabile la Novena di S. Giuseppe. Vi concorre il Popolo, e non riducevasi questo pio esercizio, che ad alcune preci. Monsignore ritrovandosi in Arienzo, avendo inteso il concorso che vi era, fe sentire ai Padri, che avendolo in piacere, voleva andare a dirvi quattro parole.


 Volendo profittare della moltitudine, si diede a fare prediche di materia. A buon conto intrecciò in quella Chiesa una mezza missione. Avendolo pregato il servidore Alessio a volersi distendere sopra S. Giuseppe, Sia lodato S. Giuseppe, rispose Monsignore: Io voglio, che si tolga il peccato, e non si offenda Iddio. Eravi bensì nella mozione degli affetti l'invocazione del Santo per averlo protettore in Cielo.

 

Non eravi festa, o festicciuola che solennizzavasi in qualche Chiesetta di campagna, ove Monsignore sano, o infermo che fosse, non volasse per annunciarvi la divina parola, e per impedire il peccato. Non si da allegria, e concorso di Popolo, ei diceva, ove non vi sia offesa di Dio.

 

Il Convento de' PP. Cappuccini in Arienzo è situato in distanza sopra un'amena collina. Il popolo nel Lunedì in Albis vi si porta, come ivi si dice, a mangiar la Palomba, e trattiensi ricreandosi in tutto il giorno in tante diverse compagnie.

Ogn'anno Alfonso, volendo impedire qualche disordine, vi si portava dopo il Vespero; e fatto esporre il Venerabile, radunato il popolo, vi predicava con gran profitto le ore intere. Anche nel giorno di S. Antonio di Padova v'è gran concorso in quella Chiesa, ed il popolo vi si ferma, e diverte su quella collina. Similmente Alfonso, dopo il Vespero eragli sopra, impediva il peccato, e ricreavalo col pane èvangelico. Così portavasi a predicare nella Chiesa de' Padri Agostiniani, essendoci concorso nella Festa della Cintura.

 

Invitato a predicare in qualunque Chiesa o da Parrochi, o da altri, veniva invitato a nozze, e quasi festoso vi si portava. Soleva dire,


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che dalla parola di Dio sempre se ne ricava del frutto, e che non vi è cosa, che tanto s'impedisca dall'inferno quanto la predicazione. Ne voleva maggiormente, se invitato vedevasi a ceto di uomini, più che alle donne, specialmente ove fossero Gentiluomini, e giovanetti letterati: convertito l'uomo, diceva Monsignore, si veggono costumate anche le donne.

 

Bastava muovergli lo scrupolo di poter giovare, che vedevasi subito in armi per la predica.

Ritornandosene una sera col Vicario da Airola in S. Agata, essendoci stato per la Monacazione di due Figliuole, giunto avanti la Chiesa dell'Annunciata, perché era la prima volta, che eravi andato, un mondo di popolo se li fe presente per ricevere la benedizione.


Li benedisse, e seguitò il cammino. Essendo arrivato avanti la Chiesa de PP. Verginiani, Mi sento spinto, disse al Vicario, per andare a dire a quel popolo quattro parole.


 Dissuadendolo il Vicario sul riflesso, che eransi rimandati gli abiti vescovili. Ma chi , ripigliò Monsignore, vi fosse qualche Anima, che Dio volesse salva per mezzo della mia predica.


Essendosi risoluto, mi basta, disse, la Cotta, e la Stola. Tornò indietro. Il popolo, vedendolo ritornare, maggiormente l'accerchiò; ed entrato in Chiesa tirò la predica più di un'ora. Riscaldossi in maniera, che la mattina susseguente si ritrovò con febbre. Avendo veduto il concorso del popolo, e che famelico dimostravasi della parola di Dio, vi si trattenne per altri tre giorni; ed ogni sera ancorché incomodato, tirava la predica dalle 24 fin'ad un'ora di notte.

 Restò così persuaso del bene già fatto, che da questo tempo in poi capitando in qualunque luogo, ancorché di passaggio, non mancava disimpegnarsi colla santa predicazione.

 

In certe circostanze di tempo, ma critiche per li popoli, affaticavasi Monsignore nella predica con un modo tutto particolare.

L'anno 1768 vi fu da per tutto, e specialmente in Arienzo, tal penuria di acqua, che i pozzi in Primavera si viddero disseccati. L'afflizione era comune. Monsignore, volendo muovere Iddio a pietà, intrecciò una Novena a Maria Santissima, che fu una general Missione nella Chiesa dell'Annunciata.

Presentandosi al popolo la prima sera, assicurò tutti, che convertendosi a Dio, Iddio nel giorno di S. Anna consolati gli avrebbe con pioggia soprabbondante. Ogni sera metteva avanti gli occhi i giusti castighi del peccato, e tante volte non mancò con grossa fune battersi, ed affliggersi. Terminata la predica, girava faceva per li vicini Casali, invitando il popolo alla penitenza, i due PP. Cappuccini Samuele e Cipriano da Napoli. Questi, ed altri tenne in casa per ascoltar le confessioni.

Sommo profitto si ricavò. Tante donnaccie si videro abbominate: vi furono delle grossi restituzioni; e tanti e tanti che non sapevano la Chiesa, si viddero riconciliati con Dio, e frequentare i Sacramenti. Non andarono a vuoto le sue preghiere, né si trovò fallace nelle promesse. Sereno era il tempo, e non v'era speranza di pioggia. All'istante nel giorno di S. Anna verso le ore diciotto talmente il Cielo coperto si vide di nubi, che con consolazione comune scaricarono un diluvio di acqua.

 

Quale e quanto frutto produsse in Diocesi la predicazione di Monsignor Liguori si vedrà nell'eternità. Erano profittevoli le sue prediche, perché uscivano da un cuore umile, ed innamorato di Gesù - Cristo. Noi disse ad un Parroco in Napoli, un Governadore che girar soleva i paesi della Diocesi, dalla venuta di Monsignor Liguori abbiamo perduto molti lucri, perché colle sue prediche, e con quelle che fa fare dagli altri, la gente si vede più pacifica, e più non vi sono i soliti rancori.




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