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P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

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  • Libro 3
    • Cap.24 Alfonso stabilisce in S. Agata le Monache del Redentore di Scala, ed ottiene dal Papa tre di quelle per Fondatrici.
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Cap.24

Alfonso stabilisce in S. Agata le Monache del Redentore di Scala, ed ottiene dal Papa tre di quelle per Fondatrici.

 


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Tra le opere, che Alfonso stabilì in S. Agata, l'unica, a senso comune, furono le Monache del Redentore. Città così cospicua, non avendo per le figlie nobili un Monistero per educarle, o per consecrarle a Dio, costretta vedevasi, con sommo incomodo delle famiglie, e con doppio interesse, far capo in altri luoghi. Se ne compiangeva la mancanza, ma non vi fu mai chi interessato se ne vedesse. Alfonso, facendosi carico del bisogno, l'intraprese, e perfezionollo.

L'opera più degna, e gloriosa per Gesù - Cristo, così mi scrisse l'Arcidiacono D. Francesco Rainone, la più onorifica per Monsignore, e la più utile per questa Città, è senza dubbio il Monistero delle Monache del Redentore. Questa fondazione non ad altri aveala il Signore riserbata, che al nostro santo Prelato; e non altri ci voleva, per ridurla a capo, che il suo zelo, la sua costanza, e la sua somma sollecitudine.

 

Fu quest'opera, sin da due secoli addietro, intrapresa sotto varj riflessi, ma non perfezionata. I Signori Mazzy nobili, ed antichi Patrizj di S. Agata del 1610 intrapreso aveano una Chiesa in onore di Maria Santissima, detta di Costantinopoli.

Estinta la famiglia, e non perfezionata la Chiesa, dinominavasi in seguito la Chiesa di santo nullo, perchè niun santo vedevasi onorato. Il Primicerio D. Tommaso Talia, in tempo di Monsignor Diotavelli, che fu assunto a quella Cattedra nel 1608 avendoci eretto un Altare in onore della Vergine, vi stabilì una Confraternita di cento cinquanta Fratelli, che facevano l'edificazione di tutta la Città. Il Lunedì, Mercoledì, e Venerdì, oltre altri esercizj di pietà, disciplinavansi in comune.

Questa Confraternita, impegnandosi il Primicerio, fu aggregata in Roma all'altra di S. Francesco di Assisi. Morto questo zelante Canonico, e raffreddati i Confratelli nelle divozione, a capo di anni la Società si vide dismessa.

 

Non mancò di protezione la Vergine per questo luogo ad essa dedicato. Vedendosi abbandonato, pensossi eriggere dai Santagatesi, in preferenza degli uomini, un Conservatorio di Francescane; e situate si videro alcune pie donne a 10 Ottobre del 1630 in due picciole camere di fianco alla Chiesa. Accresciute le fabbriche, persistettero le Monache, con vantaggio di molte figlie ivi educate, per anni cinquantadue; ma nel 1702 fraposto avendoci l'uomo inimico la discordia tra quei, che n'avevan cura, di nuovo il sacro luogo posto fu in abbandono.

 

In tempo di Monsignor Albino, che fu eletto Vescovo nel 17..(1699)


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il Duca Costo entrò nell'impegno stabilirvi un Monistero di Clausura, e ne accrebbe la rendita. Tutto sarebbesi eseguito; ma morto il Duca ed il Vescovo, di nuovo il sacro luogo si vide derelitto. Talmente andò di male in peggio, che da casa della Vergine, addivenne casa di peccato. Chiusa, ed interdetta la Chiesa, l'abitazione fu destinata dal publico per ricetto della birraglia, e per abitazione di militari, che ivi spesso vi capitavano.

 

Arrivato in S. Agata Alfonso, fissò subito gli occhi su questo luogo, volendo farlo da ricettacolo di fiere, un nido di colombe. Essendosi spiegato, avvolto si vide in un mare di contradizioni. Chi volevalo, e chi no. Tanti applaudivano, stimandolo vantaggioso pel pubblico. Varj ripugnavano, avendo di mira altri interessi. Taluni volevano Conservatorio, e non Clausura.

I più volevano la Clausura, ma non convenivano nel sistemarla. "spiegatevi, lor disse Alfonso, che avete in mente? Se pensate formare un Monistero di serve di Dio, io volentieri mi ci adopero, ma se intendete un fondaco, o sia un chiuso di femmine, meglio è non parlarne".

Essendosi a lui rimessi, si prefisse stabilirvi, perché di prima osservanza, le Monache del Redentore di Scala; ma ostava la rendita, non essendo sufficiente.
Armandosi di confidenza in Dio, tanto si adoprò presso del Papa, che ottenne in sussidio ducati annui novantasette dalle Cappelle Ecclesiastiche, e dal Sovrano annui ducati venticinque dalle Cappelle laicali: cosicché unì in uno ducati duecento ventidue. Similmente per anni dieci dalla Città, coll'Assenso della Camera, ebbe altri ducati cinquanta. Uniti con questi i ducati quattrocento ventidue che avea la Chiesa, formò la rendita di ducati settecento sessantaquattro, rendita conveniente, oltre le doti, per lo stabilimento del Monistero.

 

Tutto in S. Agata attribuivasi a miracolo. Alfonso quanto voleva, tanto ottenne. Sollecito, avendo posto mano per perfezionarsi le fabriche, visitavale quasi giornalmente, non dando riposo agli operarj. "Che so io, diceva, che tempo mi resta". Avrebbe voluto fatto a petto, non a martello quanto bisognava. Avendosi prefisso tre di quelle Religiose di Scala per fondatrici, ottenne dal Papa, nel mese di Luglio 1765 la Clausura, e il passaggio delle medesime: così dal Re un pieno consenso per tutto il dippiù, che necessitava. In tale credito era Alfonso Liguori in Napoli, ed in Roma che conseguiva, quanto voleva.

 

In quest'Opera, più che d'ogni altro, fu coadjuvato Alfonso da D. Francesco Andrea Mustillo. Agente in quel tempo del Duca di Maddaloni. Ottenuto il permesso Pontificio, e l'Assenso Reale, a 25 di Luglio 1765 così li scrisse: "Vogliamo cominciar presto, e mettere il Monistero in piedi".

Mancando per allora il sussidio delle Cappelle, ritrovandosi in attrasso per la passata carestia, scrisse:


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"Al sussidio, che manca delle Cappelle, per questi due o tre anni supplir possono le paghe dell'educande; ed io prometto ancor per questo tempo cento ducati l'anno per presto veder cominciata quest'Opera di tanta gloria di Dio.

"Spero, soggiunge, che per mezzo di quest'Opera, abbia a ridursi questa benedetta Città di S. Agata. L'erezione di questo Monistero l'hanno da ridurre; mentre già vedo, che forza umana non può arrivarci; ed è certo, che se quest'opera non si fa in vita mia, non si farà più: si farà il Monistero, ma riuscirà un fondaco di donne chiuse. Se riesce il Monistero, colla Regola del Santissimo Redentore, sarà la gioja per lo buono odore che daranno queste Religiose, non solo di questa Diocesi, ma di tutta questa Provincia; e le vostre figlie staranno più contente in questo Monistero, che non stanno contente con tutti li dugento e trecento docati di vitalizio, che tengono le Monache di S. Chiara, di Donnaregina in Napoli".

 

Impaziente di veder presto aperto il Monistero, prosiegue, e dice: "Prego affaticarvi con andare attorno per gli altri, che debbono mettervi le loro figliuole, acciocché presto si cominci, e non importa, che le cose non siano tutte compite: per la via si finisce di aggiustare la salma. Tutte le prime fondazioni cominciano colle cose incomplete. Io già scrivo alle Monache (intende di Scala), la grazia ottenuta da Roma, acciocché vi si apparecchino".

 

Pietra fondamentale prescelta per sostegno di questa grand'opera, fu Suor Maria Rafaele della Carità. Troppo nota è la santità di questa Religiosa. Con essa vi furono le sorelle Suor Maria Felice de' Santi Chiodi, e Suor Maria Celestina del Divino Amore, con una Conversa, che fu Suor Maria Giuseppa di Gesù - Maria, Religiose tutte e quattro di virtù segnalata. la sera de' 27 Giugno 1766 pervennero queste in Nocera, ed il susseguente in S. Agata.

Furono ricevute in Nocera, e commiate in S. Agata dalle due Matrone Santagatesi D. Emilia Vinacci, e D. Giovanna Rainone. Così da D. Nicola Roberti, e da D. Luca Albanese, uno Tesoriere, e l'altro Canonico di quella Cattedrale, unendosi con questi i nostri Padri D. Andrea Villani, e D. Geronimo Ferrara.

 

In Nola pernottarono nel Conservatorio, che chiamasi il Tempio. Quivi furono complimentate da Monsignor Caracciolo, e visitate da varie Gentildonne. Riuscì alla Madre Rafaele far per strada le sue reclute. Due figlie de' Signori Speltri di Vitulano, una chiamata dappoi Maria Luigi del Cuore di Gesù, e l'altra Maria Teresa di Gesù, che vi stavano educande, ammirando la santità della madre Rafaele, stabilirono volerla seguitare.

 

Era Alfonso così soprappieno di gioja per l'arrivo di queste Religiose


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in S. Agata, che insinuò al Popolo appararsi le strade con archi di ramerino, mortelle, ed altro; e nel 23, per render glorioso l'ingresso, volle si apparasse con fasto anche la porta della Città. Tre spari di mortaj, ma superbi, fece allestire, il primo avanti la porta, il secondo di fianco alla Cattedrale, ove tirar dovevano, ed il terzo avanti al nuovo Monistero.

 

Sortì l'arrivo verso le ore 21 in giorno di Domenica. Oltre un immenso Popolo, incontrate furono da tutte le Gentildonne. Alfonso pontificalmente vestito, assistendolo il Capitolo, e tutto il Clero, le ricevette alla porta della Cattedrale.

Un solenne sparo col suono di tutte le campane fece eco all'applauso commune. Visitato il Venerabile, le Monache si avviarono processionalemente al nuovo Monistero. Precedevano i PP. Conventuali, il Seminario, il Clero, ed il Capitolo, indi Monsignore col seguito di tutta la nobiltà. Fattosi capo della nuova Chiesa, esposto il Venerabile, vi si cantò sollennemente il Te Deum, con introdursi le Fondatrici nel Monistero tra lo sparo de' mortali, ed una viva di tutto il Popolo.

Fino al Mercoledì ebbero campo le Gentildonne visitarle, e godere di loro conversazione; ma il mercoledì, giorno dedicato alla Visitazione di Maria Santissima, avendoci Monsignore destinato il Vicario, fu chiuso il sacro luogo colle solite sollennità, e posta la Clausura.

 

Sollecito Alfonso fe trovare il Monistero provveduto di tutto. Grano, vino, utensilj di cucina, biancheria per la tavola, letti, tutto fu pronto con ogn'altra masserizia, che bisognava. Egli per otto giorni spesolle lautamente, mandando loro apparecchiato il vitto. Sua intenzione era complimentarle per un mese; ma le Monache ne lo dispensarono, volendo vivere nella loro povertà, e parsimonia.

 

Sparsa la voce in Provincia di questa nuova fondazione, sotto gli auspicj di Monsignor Liguori, la somma regolarità in cui vivevasi, e molto più la santità delle Fondatrici, tra poco tempo ripieno si vide il Monistero di dieci educande, parte di S. Agata e di Arienzo, ed altre concorse anche da Napoli.

 

Dovendosi celebrare nella terza Domenica di Luglio la festa del Redentore, Monsignore per tre giorni fe precedere l'Esposizione del Venerabile mattina e sera, e di sera vi predicava. Sollennizzata fu la festa nonchè con musica, e con pompa straordinaria, ma con somma consolazione di tutta Santagata.

 

Quattro educande, essendosi determinate vestirsi Novizie, Monsignore diede loro li santi Esercizj. Consolavasi vedendole tutto ardore per consacrarsi a Gesù - Cristo; ma non poteva il demonio non amareggiare la sua contentezza. Fu talmente sorpresa da malinconia, in tempo degli Esercizj, D. Lucrezia Vinaccia, che pentita, altro non faceva che piangere,


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e sospirar casa sua. Alfonso, avendo terminata una sera la meditazione, chiamolla al comunichino, la conforta, la rasserena; ed avendole dato a baciare il suo Crocefisso, volle li promettesse esser sua sposa. Mutata si vide nell'istante la giovanetta, lieta ritorna nel Noviziato, più fu tentata da sì tetro pensiere.

 

Non così pietoso si dimostrò con una educanda, anzi fu rigido e severo. Uno è la tentazione, ei diceva, altro l'ostinazione. Pentita questa del passo dato, non portandosi con esemplarità, bene non faceva per se, e svogliava anche le altre. Ancorché nipote dell'Arcidiacono Rainone, Alfonso mettendo da banda ogni pietà, ed ogni umano risguardo, volle che rimandata si fosse in propria Casa.

Tutt'altro lo sperimentarono le due giovanette venute da Nola. Disgustati con queste i proprj Fratelli, per più anni negarono l'importo per l'educandato. Monsignore, fattosi compassione, ogn'anno soddisfece per esse, esibendo tra l'altro al Monistero tomola 30 di grano. Concordate poi coi Fratelli, ebbero la dote, e professarono.

 

Considerando Alfonso questo Monistero come opera sua, e di gloria di Gesù - Cristo, ancorché stretto da somma povertà, non lasciava sollevarlo per quanto poteva.

Ogn'anno somministrar soleva tomola 50 di grano, e contribuiva abbondantemente per la provista dell'oglio. Vivendo egli spiegossi voler a conto suo tutta la spesa per le quattro Fondatrici. Spesso spesso vi mandava per limosina i dieci, i venti, e i ducati trenta. Stando in S. Agata, mandava loro ogni otto giorni la pietanza; e per lo meno ogni mese allorché stiede in Arienzo. Né giorni solenni ricreava le Religiose con altra particolarità; e come da Napoli li capitavan dolci, o da Monache parenti, o da altre, buona parte la mandava all'Educande, e Novizie.




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