Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

IntraText CT - Lettura del testo

  • Libro 3
    • Cap.27 Tenta Alfonso con Papa Clemente XIII la rinuncia del Vescovado ma volle il Papa, che perseverato avesse nella sua Vocazione.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 131 -


Cap.27

Tenta Alfonso con Papa Clemente XIII la rinuncia del Vescovado ma volle il Papa, che perseverato avesse nella sua Vocazione.

 


- 133 -


Sperimentando Alfonso sempre più grave il peso della sua Chiesa, voleva, e non voleva sgravarsene. Due opposti motivi lo mettevano in angustia. Considerandosi decaduto nella salute, e mancante di forze, stimava, per maggior bene della Diocesi, necessaria la rinuncia; e riflettendo al bene, che anche in questo stato operava, entrava in iscrupolo, e non stimavala secondo Dio.

Così angustiato com'era ricorre per consiglio a varie persone illuminate, e tra gl'altri destinò me in Napoli da Monsignor Borgia, volendo sapere come la sentisse innanzi a Dio. Non fu alieno il Borgia; ma i suoi motivi non soddisfecero Alfonso; né poserlo in pace la sua coscienza.

Approvavalo Monsignor Borgia a


- 134 -


motivo di maggior quiete in una età avvanzata, e così travagliata, ove Alfonso voleva, che il motivo nascesse, non dal comodo proprio, ma dal maggior bene, che colla sua rinuncia tosse per risultare alla Diocesi.

 

Ritrovandosi in Napoli il P. Villani nel Gennaro 1765 li scrisse in data de' 14: "Mi dice il P. Tannoja, che già Borgia approva la rinuncia; ma in questo affare io voglio meglio assicurarmi della volontà di Dio, e vedere se la cosa è di gloria sua. Vuole, che si trattenga per cercar consiglio da altri; e nel medesimo giorno così si spiega in lungo con un'altra sua.

"Vi ho scritto un'altra mia circa il pensiere conferito con Borgia. Ora prima di venire qui, vi prego parlarne anche con D. Gennaro Fatigati, coi PP. Alasio, e Porcara, e col P. De Matteis. La causa maggiore sarebbe, non già il desiderio di solitudine, come dice Borgia, perché questa è esclusa dal Cap. Nisi de renunc. Ma l'età avvanzata, che patisco di petto. Si tratta, che l'anno passato qui in S. Agata nell'inverno stiedi quasi sempre malato; ed in quest'inverno posso dire esser stato ammalato da che son venuto, ed ora è già un mese, che stò a letto coll'asma".

Prosiegue poi, e dice: "E' vero però, (ma bisogna dir tutto per farmi restar senza scrupolo) che non lasciò sbrigare i negozj, né si manca a niente, ma essendo inverno, non posso andare girando, né assistere al Coro in Chiesa. Del resto nel tempo di està, in cui stò libero col petto, non lascio girare la Diocesi per tre, o quattro mesi. La passione mi tira alla rinuncia, perché mi vedo oppresso da tanti pensieri tutti di scrupoli, scandali, e tante negative, che ho da dare. Questo mi fa più temere, che io nella rinuncia cerco il comodo mio, e non la gloria di Dio, che perciò voglio assicurarmi di quello, che è maggior gloria di Dio".

 

I PP. Porcara, ed Alasio essendosi uniformati anch'essi al sentimento di Monsignor Borgia, Monsignore né anche si quietò, e maggiormente fu da capo nella sua angustia.

"Ho ricevuto il vostro biglietto, così scrisse il primo di Febraro al P. Villani, e sento quello, che hanno risposto il P. Alasio, ed il P. Porcara. Ma D. Andrea mio io voglio star quieto di coscienza. E' vero che le angustie, che patisco per tanti negozj, e tutti di scrupoli, che continuamente mi assaltano, mi tirano a vedermene libero, per godere un poco di quiete; ma non vorrei, che la cella mi riuscisse un Inferno, per essermi liberato dalla carica contro il volere di Dio. Io stò certo, che tre anni sono Iddio mi ha voluto Vescovo: ora per liberarmene, ho da stare anche certo, (moralmente parlando) che Iddio non mi voglia più Vescovo.
Mi dispiace, che son cose da discorrersi a voce, e non


- 135 -


per lettera. Nondimeno stando V. P. in Napoli per questo affare, bisogna, che le scriva quello che occorre, per ricevere, dopo esaminate le ragioni, un consiglio più sano, e più fondato".

Individuando Monsignore i suoi motivi, così si spiega:

"Bisogna intendere, secondo S. Tommaso, che il Vescovo è ligato con voto a non lasciare la Chiesa, ed il Papa nel Cap. Nisi de renunc, dice, che senza giusta causa non può lasciarla. Tra le cause espressamente si dichiara, che non basta l'angustia delle fatiche, l'amore della solitudine, come dice Monsignor Borgia.
Le cause più proprie per me sarebbero la vecchiaja, e la mala salute; ma bisogna notare, come dice il Papa, che allora scusano l'infermità, e la vecchiaja, quando queste rendono inetto il soggetto ad esercitare il suo officio. Così al 3 dell'anzidetto Cap. Alia vero causa est debilitas corporis ex infirmitate, vel senectute; nec tamen omnis, sed illa solummodo per quam impotens redditur ad exequendum officium Pastorale.

E soggiunse così: Cum interdum non plus hortetur servilis debilitas aliquem cedere, quam moralis maturitas, quae in senibus esse solet, ipsum in suo suadet officio permanere.

 

Avendo esposto la dottrina viene all'applicazione.

"Posto ciò, ci dice, veniamo a noi. Bisogna consigliare il tutto con questi soggetti, che avete parlato, o avete da parlare; e buono sarebbe conferirlo ancora col P. Chiesa.

E' vero, che son vecchio, mentre a Settembre venturo compisco sessantanove anni: è vero ancora la mala salute, specialmente per gli catarri, che nel verno mi assaltano; ma con tutto ciò mi pare, che niente manco all'officio mio, circa gli Esami de' Confessori, e degl'ordinandi, e così circa la scienza, come circa i costumi, anzi circa la scienza fo soperchio assai più degl'altri. In quanto poi agli scandali non lascio perseguitarne alcuno fino alla fine, e senza riguardo. Per le provviste non preferisco, se non chi ha maggior merito, anche ne' Beneficj semplici, e perciò mi so più nemici, che amici.

E' vero, che nell'inverno non posso né uscire, né girare, ma non lascio nella state di girar la Diocesi per quattro, e cinque mesi. Nell'inverno non esco, ma sbrigo i negozj di esami, e le lettere segrete, perché la testa mi sta bene. Non posso molto scrivere, ma nelle cose segrete mi servo di Francesco Antonio, di cui non ho timore.

Conchiude poi la lettera, e dice così:

"Tutte queste cose è necessario conferirle, o tornarle a conferire co' codesti consaputi soggetti, altrimenti io farei la rinuncia con qualche scrupolo di coscienza, e forse questo scrupolo mi perseguitarebbe in Nocera; ma prego sempre Gesù Cristo, che mi faccia accertare la sua volontà. Poste le cose nello stato sopradetto, mi pare, che senza scrupolo non potrei


- 136 -


cercare la rinuncia sul motivo, che non posso adempiere il mio officio per la vecchiaja, e mala salute.
Questo è quello, che mi mantiene in agitazione, come ho conferito jeri col P. Ferrara, che fu qui, facendoli leggere il testo del Papa. Mando perciò per corriere apposta questa mia a V. R. acciocché prima di partire da Napoli procuri, ma senza fretta, di prender lume sopra di questo da cotesti buoni Padri; ma replico, che non resterò quieto, se non conferisce tutto questo, che ho scritto".
Conchiude: "Vorrei scappare da tante angustie di coscienza, e da tanti contrasti, e dissapori; ma mi sento dire: Si diligis me, pasce oves meas, e non importa, che muori, e crepi. Questa perplessità, se fo o la volontà di Dio rinunciando, mi è un'angustia maggiore delle altre".

 

Dopo tanti consigli, la risoluzione fu di esporsi semplicemente al Papa l'età sua, e le sue indisposizioni, progettare la rinuncia, e rimettersi a quello, che il Papa sarebbe per determinare. La supplica è questa, e mi giova portarla tal quale.

                                           Beatissimo Padre,

"Avendomi il Signore visitato di nuovo con una grave infermità, per cui nel mese di Agosto presi anche l'Estrema Unzione, di nuovo prostrato a piedi di V. Santità, la supplico ad ammettere la mia rinuncia del Vescovado di S. Agata de' Goti. Io già sono in età di anni sessantanove, e nel verno ho da star chiuso, per ragione dell'infermità di petto, che patisco.

Onde desidererei tornare alla mia Congregazione per apparecchiarmi alla morte, la quale mi sta vicina. E perché bramerei, che si mantenesse quel poco di bene, che Dio si è compiaciuto di fare in questa Diocesi per mezzo di me miserabile, supplicherei V. Santità di far passare a questa Chiesa Monsignor Puoti Arcivescovo di Amalfi, ove Egli patisce nella sanità; ma principalmente lo bramerei, perché è un Prelato di molto zelo, e fortezza; tantocché in quest'ultima mia infermità, io pensava prima di morire, mandarle questa mia supplica per bene di questa Diocesi.

Del resto, se V. Santità vuol destinare altro soggetto, Io non ripugno di far la rinuncia. Per tanto se si compiace di ammetterla, io la manderò semplice, e libera in mano sua.

All'incontro se stima, che io così vecchio, ed infermo, come sono, seguiti a governare questa Chiesa, io voglio morire sotto il giogo, per fare la volontà di Dio. Attendo intanto l'oracolo di V. Santità, a cui bacio umilmente il piede".

 

Così passando le cose, contava i momenti Alfonso per sapere la volontà del Papa; ma presago il cuore annunciavale la negativa. "Non ancora ho avuto risposta da Roma, così al P. Villani a 26 di Giugno,


- 137 -


ma difficilmente avrò la grazia, mentre ho inteso, che non hanno voluto accettare neppure la rinuncia del Vescovo di Lettere, il quale è un vero cadavere. Faccia Dio quello, che è di sua maggior gloria".

 

Fu totalmente alieno il Papa da quello, che Alfonso pensava, e scrivendoli il Cardinal Negroni a 18 Giugno 1765 così si spiega:

"Ho letta intieramente a nostro Signore da capo a fondo la lettera, che V. S. Illustrissima mi ha scritto, colla quale rivelando la sua grave età, il detrimento, che da un anno all'altro sempreppiù risente nella salute, e gl'insulti che la incommodano singolarmente nel verno, sul timore, che alcun danno ne soffra il buon servigio di cotesta sua Chiesa, si rassegna al giudizio del S. Padre, se convenga piuttosto rinunziarla, pronto ad eseguir subito la volontà di Dio in quella del suo Vicario.

Con questa delicatezza, e rassegnazione si conferma viemaggiormente Nostro Signore nel pieno concetto, che già ebbe della virtù sua, allorché, tre anni sono, con un positivo comando la chiamò alla cura Pastorale di codesta Diocesi; e rendendo grazie a Dio di quel molto bene, che col di lui ajuto ci ha ella operato finora, troppo gli sarebbe sensibile, che rimanesse defraudato, di quell'ulteriore, che può, e potrà senza meno operarvi col solo suo credito, direzione, ed esempio, quando anche maggiore si rendesse l'infermità, e la destinazione delle forze corporali. Qual caso, spera che Iddio vorrà sempre tenerlo lontano.

Prosiegue il Cardinale, e soggiunge:

"Mi ha imposto dunque S. Santità risponderle, e confortarla il suo nome a deporre su ciò ogni scrupolo, a quietarsi intieramente di animo, ed a continuare nella certissima sua vocazione, per il vantaggio delle anime a lei confidate, e per la gloria di Dio, sicura di aver da Lui i necessarj ajuti; Accompagna S. Beatitudine tali sentimenti, e le implora la Divina assistenza con l'Apostolica Benedizione, che paternamente le comparte, mentre le rassegno io quelli assai particolari della mia rispettosa divozione nell'atto, che le bacio di cuore le mani".

 

Agli Eminentissimi Spinelli, e Rossi, ed a Monsignor di Simone, Uditore in quel tempo, quali pregati avea Alfonso, che convalidato avessero le sue suppliche presso il Papa: Mi basta, disse il Pontefice, la sua ombra per essere di giovamento a tutta la Diocesi.

Preso aveva ancora Alfonso per mediatore Monsignor Pallavicino, già Nunzio in Napoli. Anche questo rispose aver rappresentato le sue indisposizioni, e che il Papa assolutamente voleva, che seguitato avesse a portare il peso della propria carica. Quella volontà di Dio, che l'ha fatto Vescovo, conchiude Monsignor Nunzio, la medesima l'assisterà nel governo della sua Chiesa.

Monsignor Borgia in vista di tutto ciò, "Quietatevi li disse, perché questa è la volontà di Dio. Subito che seppe Alfonso la risulta del Papa, si acquietò, e rassegnato disse: Iddio mi vuol Vescovo, ed io voglio esser Vescovo.

 

Tra questo tempo vi fu cosa, che ebbe del mistero. Recitando il Rosario dal primo di Giugno in poi, sentiva ogni giorno, ed anche sentivansi da chi li stava dappresso, una quantità di tocchi nella crocetta, che aveva pendente dal petto. Essendosi osservato, se vi fossero tignuole, e fatte altre indagini, non vi si ritrovò veruna cosa. Ricevuta la negativa dal Papa, cessarono i tocchi. Tutto ciò arguir fece a Monsignore esservi stato del mistero, cioè aver voluto Iddio, che seguitato avesse a portar il peso di quella croce, che addossata se li era.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) Copyright 1996-2007 Èulogos SpA