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P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

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  • Libro 3
    • Cap. 36 Persecuzione mossa contro la Casa d'Iliceto, e quella de' Ciorani.
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Cap. 36

Persecuzione mossa contro la Casa d'Iliceto, e quella de' Ciorani.

 


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Pace e quiete non voleva Iddio in Alfonso, ma esercizio di rassegnazione, e pazienza. Troppo in auge vedevasi l'opera della Congregazione. Godeva egli, e godevano i nostri, come Iddio ricolmavala di sue beneficenze; ma l'uomo inimico, o per dir meglio l'inferno, perché opera di Dio, non poteva lasciarla in pace, né esser esente Alfonso dal vedersi in afflizione.

Un malinteso dispiacere fin da tre anni addietro, prodotto aveva in Iliceto tra i nostri, e Francescantonio Maffei, persona prepotente, il massimo travaglio, non men di quella Casa, che dell'intera Congregazione.

Questi, essendo entrato in briga col popolo, perché Affittatore di quel feudo, attaccato vedevasi presso del Re con varie criminalità. Acceso il fuoco, ed evitar volendone i nostri il riverbero, impegnarono in Foggia, per mezzo di Monsignor Basta, Vescovo di Melfi, il Presidente Granito, che venendo allegati dal Popolo per testimonj in quelle vertenze, esentati li avesse. Questa neutralità offese il Maffei. Chi non è meco, disse, è contro di me. Voleva, che i padri esaminati si fossero, e che deposto avessero in suo favore. Dichiaratosi inimico, giurò l'esterminio, non che della Casa, ma di tutta la Congregazione.

 

Sulle prime contrastò astiosamente la cittadinanza; ed avendo di sua dipendenza i Reggimentarj, se non proibì l'acqua, inibì il legnare, ed ogni uso civico. Perché tempo d'inverno, mancando il fuoco, i Soggetti non levavansi di letto, che  avanzato il giorno, e non servivansi per la cucina, che de' scanni della Chiesa.

Anche il Clero, per assecondarlo, si vide rivolto a nostro danno; tutto era gius parrocchiale. Non stava un qualche Soggetto gravemente infermo, che vedevasi a vista uno, o due Canonici, per tirarla l'animo dal petto. Ove prima il Parroco godeva vedersi coadjuvato nella cura, avendo ogni Domenica i Missionarj a catechizzare il Popolo, in seguito li discacciò di Chiesa.

Avendo ingombrato la mente dell'ottimo Principe D. Mattia Miroballo, dichiarar lo fece a nostro danno, privandoci delle sue beneficenze. Coadjuvato da tutti, non per amore, ma per timore, giurato aveva, come dissi, il desolamento non che della Casa, ma di tutta la Congregazione. Uomo quanto facile nell'attaccar brighe, altrettanto più forte in sostenerle.

 

Vivevano in armonia i nostri nella Casa de' Ciorani col Barone D. Nicolò Sarnelli; ma in cuor suo mal soddisfatto ne stava pel podere


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ad Alfonso donato dal Fratello, misero sostegno della medesima, e per varie opere pie ad aures comunicate.

Più di una volta affacciato aveva delle pretensioni, e con nostro interesse erasi quietato. Tra questo tempo l'inimico infernale anche dichiarollo a nostro danno. Trascurata in Chiesa un attenzione colla Baronessa, si ruppe l'armonia tra noi, ed il Barone. L'occasione va cercando, chi arretrar si vuole dall'amico. Il Maffei cogliendo l'occasione, e pungendolo dove dolevasi, cioè sulle pretenzioni del podere, lo smosse contro de' nostri. Intorbidate le cose, animavansi l'un l'altro: il Maffei per superare il puntiglio, e vendicarsi, ed il Barone per riavere un fondo, che pretendeva, e non li spettava

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Acceso il fuoco, ribrezzo non ebbe il Maffei caricare i nostri presso del Sovrano di sognate criminalità. Che, con scandalo del pubblico, degenerati erano i nostri da quell'opera così encomiata da Re Cattolico; che più non si attendeva alle Missioni; e che dominati dall'avarizia eransi dati i Missionarj a far acquisto di averi, spogliando i popoli, ed ingrandendo se stessi; che superbi erano gli edificj delle case, anche con casini da diporto, e tali che superavano quelli de' Gesuiti; che né Ciorani erigevasi un tempio, che ingiuria faceva alle prime Metropoli; e che noi disponendo di tutto, con grave danno del pubblico, aizzavamo nelle rispettive case anche i naturali contro i proprj Feudatarj.

In somma affardellandosi contro i nostri quanto in quel tempo addossavasi a PP. Gesuiti, si rappresentò in più ricorsi al Re, che eravamo di ruina non solo ai paesi, ma che davamo da temere anche alla Corona. Giocando la carta, e credendosi in mano la primera, già spacciavansi ruinati i Missionarj, esiliati, e soppressa la Congregazione.

 

Avanzata la calunnia al Real Trono, fuoco di riverbero si vide così nel Tribunale di Foggia, che nelle Regie Udienze di Lucera, Montefusco, e SalernoTuttogiorno piene di nuovi ricorsi vedevansi le Reali Secreterie; né vi fu Tribunale in Napoli, ove non si machinasse a nostro danno. Tutto era affanno, e dolore nella Congregazione. La verità oppressa dalla menzogna, se giungeva al Real Trono, nol faceva, che tardi, e molto defatigata.

 

Contemporaneamente il Barone rappresentò come indebitamente donato a noi dal Padre il sito della casa, e le fabbriche che vi erano; e dal Fratello più indebitamente la donazione, che del podere avevaci fatta. Riclama, che essendo erede del Padre, e del Fratello, già morto ab intestato, spettare a lui il podere, e che per giustizia se li restituisse e Casa e Vigna, coi frutti malamente percepiti. Si avanza, che non dandosi freno alla rapacità de' Missionarj, questi, con detrimento del Pubblico, e della Real Corona, sotto il sotterfugio degli equivoci, fatti avrebbero immensi acquisti.


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Se potevano o affliggere Alfonso sì fatte peripezie, sel figuri ognuno. In sentirne da me la nera catastrofe, stringendosi nelle spalle, si umilia innanzi a Dio, e ne adora i suoi giusti giudizj. Senso li fece soprattutto l'animosità del Maffei. "Il travaglio, mi disse, è più grande di quello che potete idearvi. Se si è dichiarato offeso, povera Casa! Ne so io l'indole, e quello vi passò Monsignor Lucci. Iddio sia quello che ci voglia proteggere".

Riscontrandone il P. Villani; Fate dire, li scrisse, una Salve Regina alla Madonna dopo l'orazione della mattina, e della sera, coll'orazione Defende, per la Casa d'Iliceto, che passa guai.

Avanzandosi li torbidi, prescrisse, per tutte le Case, Orazioni, e digiuni. Volle, che ogni sera recitato si fosse in comune il Salmo Qui habitat; ed ordinò una novena a Maria Santissima, coll'esposizione del Venerabile. Silenzio, e carità insinuò per li contradittori. Soprattutto, che cosa attentata non si fosse, ancorché per difesa, contro di quelli; e che di altre armi non ci avvalessimo per difenderci, che orazione, ed osservanza, carità, e benevolenza verso i nemici. Così, che ogni sera nell'esame comune detta si fosse per quelli un'Ave a Maria Santissima, affinché illuminati gli avesse, e noi restituiti nella pristina quiete

 

Questo nostro travaglio, se fe senso in tutti, maggiore lo fece nel Marchese di Marco, Secretario in quel tempo di Grazia e Giustizia, e delle cose Ecclesiastiche. Bastantemente erangli note il amari anfratti, che in Bovino dal medesimo Ilicetano sofferto aveva il Ven. Vescovo Fra Antonio Lucci. Informato delle nostre angustie dal Canonico Malizia, non è contento, disse, aver travagliato quel servo di Dio, vuole affliggere anche questi. Ne fu così commosso, che non  mancò in seguito favorirci.

 

Avanzato il fuoco, abbiamo una circolare di Alfonso a tutte le Case.
"Ecco, miei cari Fratelli, ei disse, che il Signore ci sta visitando con molta tribolazione e timore, per mezzo de' nostri oppositori, che tendono a veder distrutta la Congregazione, e non sappiamo ove andremo a finire. L'osservanza è decaduta, e Dio ci castiga.

Speriamo alla Divina Bontà, e sua Misericordia, che non voglia permettere veder distrutta la Congregazione; ma procuriamo placarla colle preghiere, e con evitare i volontarj difetti, specialmente nell'ubbidienza, mentre per questo ci avressimo meritato ogni castigo. Tra le altre cose ho riflettuto, che la Congregazione sta tribolata, da che si è tolto il digiuno del Sabbato.

Procuriamo pertanto guadagnare il Patrocinio di Maria nella tempesta presente, con ripigliarsi il digiuno comune del Sabbato in tutte le Case. Così la Divina Madre penserà salvarci da questa rovina universale, che ci viene minacciata dai nostri malevoli".


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Volendo il Maffei, che giuridicamente ci si negasse, con sentenza di supremo Tribunale, quella cittadinanza, che col fatto avevaci spogliata, comparve nella Regia Camera della Sommaria. Anche in questa rimesso aveva il Re i capi per gli asseriti acquisti. Cinque Avvocati comparvero per lui, minacciandoci tutti strage, e ruina; e per noi non ne prese la protezione, afflitto dall'innocenza, e dalla giustizia, che il solo Gaetano Celano, famoso Avvocato di quel tempo, ed indi Consigliere del Sovrano.

Cinque bugni di Api fu tutto l'asserito acquisto, in disprezzo degli Ordini Reali, uno schioppo, un tino, e poche centinaja di viti, non donati da un Campagnuolo, ma lasciati per vendersi, soddisfarsi i funerali al Clero, e celebrarsene dell'avanzo tante Messe.

Stomacò la Ruota un tal carico. Conosciuta astiosa anche la negata cittadinanza, quei savi Senatori nel primo di Gennaro 1767 decretarono, con sentimento uniforme, che Iidem Sacerdotes tractentur, uti ceteri cives in juribus civicis "Non ancora, dissero, abbiamo noi trattata causa in Camera come questa, con nostro piacere, e di comune soddisfazione".

 

L'impegno non appagato, e lo scorno per gli acquisti non provati, non confusero, ma inviperirono i contradittori. Facendo uso della cabala, strada che si fece il Maffei nella Real Giurisdizione. Sorpreso il Delegato, ci spogliò dell'amministrazione de' beni. Calato in Puglia l'Archivista di quel Supremo Tribunale, anche con grossa squadra di Birri (si barattò denaro, per far pomposo lo spoglio), affidò i pochi averi che si avevano ad un Economo indipendente dai nostri, e designato dal Maffei.

Amaro fu per noi questo colpo. Non vedevasi che a stento un qualche carlino; l'esito superava anche l'introito; ed altro impegno non avevasi, che veder tutto distrutto, e mancato. Riscontrato Alfonso di queste novità, si figuri in quali afflizioni dovette vedersi, considerando i suoi bersagliati, e senza alimenti. Non lasciate l'Orazione, ci scrisse, perché a Dio sta tutta la mia confidenza; ed al P. Villani: portiamoci bene, che Gesù - Cristo ci proteggerà. Questo avvertite sempre, ma se facciamo difetti, ci abbandonerà.




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