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P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

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  • Libro 3
    • Cap.47 Somma sollecitudine di Alfonso per veder bene educati i Nipoti, e per la salvezza del proprio Fratello.
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Cap.47

Somma sollecitudine di Alfonso per veder bene educati i Nipoti, e per la salvezza del proprio Fratello.

 


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Altre sollecitudini abbiamo in Alfonso, ancorché bastantemente affollato così per li bisogni della Diocesi, che per li travagli di sua Congregazione. Se non fu indifferente, passando, come dissi, suo Fratello D. Ercole alle seconde nozze, ma illuminollo per lo bene dell'Anima, e reselo avvertito coi suoi santi documenti; maggiormente fu sollecito per lo bene spirituale de' suoi Nipoti.

Quattro furono li figli, che ebbe D. Ercole dal secondo letto; cioè una figliuola, due gemelli, ed un altro maschio, e per tutti e quattro volle Alfonso per Patrino.

Essendo incinta la prima volta D. Marianna, ed avendola portata D. Ercole in Arienzo, tutti auguravanle un maschio. Monsignore per l'opposto, avendo dato una figurina di Maria Santissima a D. Marianna, non sarà maschio, le disse, ma bambina, e voglio la chiamate Maria Teresa. Così fu. Volle D. Ercole, che Monsignore facesse da Compare alla nata bambina. Lo compiacque; e tutto il regalo fu una reliquia di S. Agata, che anch'esso ebbe in dono in una techina d'argento, non di altro valore, che di poche grana.


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Non mancava insistergli D. Ercole voler pregare Iddio per un maschio. Ritrovandosi Monsignore in Airola, vi fu colla moglie a ritrovarlo. Era incinta D. Marianna. Licenziandosi, e replicando tutti e due la preghiera per ottenerli da Dio un Maschio, Alfonso dando due figurine di S. Luigi a D. Marianna, lor disse, che stassero di buon animo, che di certo Iddio li avrebbe consolati. Le due figurine furono un mistero. Disgravossi D. Marianna, e partorì due gemelli maschi. Il prognostico fu patente. Potevale dare una, e non due Immagini del medesimo Santo. Così in seguito consololli con un altro Maschio.

 

Troppo sollecito ei fu Monsignore per l'educazione di questi quattro Nipotini. Concorreva in questo, oltre la cognazione della carne, anche lo scrupolo, perché Compari; ed uno di questi, cioè Alfonsino avevalo esso, come dissi, rigenerato al sagro fonte. Come questi crescevano negl'anni, così Egli vedevasi sollecito, che di per tempo a succhiar se li desse il latte della divozione.

Mi disse il Sacerdote D. Domenico Pedicino di Vitulano, che servivali da Ajo, non esserci lettera da S. Agata, che Alfonso non inculcasse al fratello l'educazione de' proprj Figli. Anche compose per questi, adattato alla loro età, un esercizio breve di giornaliere divozioni; cioè quello che dovevano fare alzandosi, e coricandosi mattina, e sera. Volle sopratutto, che ginocchioni adorato avessero Iddio, come origine di ogni bene: che con divozione avessero assistito alla S. Messa, e che prima di coricarsi, recitato avessero gli atti di Fede, Speranza, e Carità.

In una sua de' 4 dicembre 1770. così dice: "Per carità ricordatevi spesso, di quanto altre volte vi ho pregato, intorno all'affare di vostra eterna salute. Ho piacere, che i Ninni si esercitino negli atti divoti, che io vi dettai, e spero, che vogliono farsi santi".

Non finiva consolarsi D. Ercole, avendo ottenuto da Dio in età avanzata tre figli maschi. Portandosi in Arienzo, li condusse tutti e tre. Presentandoli a Monsignore, li disse tutto giolivo: Veda Alfonso come sono belli: questo è Alfonsino, e questi sono i due gemelli: Veda come sono graziosi. Monsignore, guardando i gemelli, Se perdessi uno di questi, li disse, ti dispiacerebbe? Oh che dite, ripigliò D. Ercole; e Monsignore facendo un mezzo sorriso, si tacque. Profetizzò. Non passarono pochi mesi, ed uno de' gemelli sen morì. Volendo trovar sollievo il povero vecchio, morto il figlio, si portò in S. Agata, e rivolto a Monsignore, Alfonso, li disse, non parlare, che quando parli, dirupi una casa. Non dubitate, rispose Monsignore, che questi che hai, tutti e due li vedrai grandi.

Amava Alfonso questi suoi Nipotini, ed avrebbe voluto renderli impeccabili. Egli medesimo volle confirmarli, ed istruirli per questo Sagramento. Avendoli in S. Agata, loro spiegava i doveri verso Dio,


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e verso i Genitori: cosa sia il peccato, e quanto il mal costume disconvenga al Cristiano, e molto più a chi nasce Cavaliere. Soprattutto insinuavali amore a Gesù Cristo, ed amore, e tenera divozione verso Maria Santissima.

Vedendoli grandicelli, inculcava al Fratello l'educazione scientifica; ma rendevalo carico di non affidarli a Maestri, se non di probata vita, e che unito avessero collo scibile la pietà Cristiana. Avendo in mente D. Ercole volerli situare nel Seminario de' Nobili, "A me non piace, li scrisse Alfonso a 15. Dicembre 1771. che metta a Novembre i Ninni nel Seminario de' Nobili, perché di tal Seminario non ne ho tutta la buona idea. Di più, non è bene, che i ragazzi entrino in Seminario, se non sono almeno di dieci, o dodeci anni. Affinché dalla fanciullezza non s'imbevano de' vizj, buono è che per ora stiano presso di voi. Quando poi Iddio lo vorrà, allora si ci pensa; ma torno  a dire, non occorre pensarci al Seminario de' Nobili: voglio pensar meglio dove si hanno da mettere, acciò vengano di buona morale, e capaci".

Avendo inteso dal Principe Pignatelli, che il Seminario della Nunziatella, ove vi aveva un figlio, era per dismettersi per lo poco profitto, che se ne ricavava, e che stava per darsi a' PP. Scolapii, o Sommaschi: "Caso che il Seminario si a' Padri Scolapii, o Sommaschi, io inclinerei, scrisse al Fratello, che i miei Nipoti restassero sotto la cura di questi buoni Padri, perché questi, ne' presenti principj, con fervore attenderebbero alla cura de' Figliuoli, almeno per quattro o cinque anni: così i Figliuoli farebbero più profitto in tre, o quattro anni, di quello che han fatto con tanta spesa in tutti gli anni passati".

Voleva D. Ercole, avendo in mira i vantaggi temporali, situare i Figli nella Paggeria Reale. Alfonso, ancorché ci concorresse il favore del Principe, ne lo dissuase, "Quanto più i ragazzi, sono innocenti, tanto facilmente, li scrisse, trattando cogli altri, massime se maggiori, possono infettarsi. Uno, che sia maliziato, è capace rovinar cento. Tenetegli sotto gli occhi vostri, che al più, col tempo, ci penserà Iddio. Abbiate voi a cuore il bene spirituale, che la Provvidenza supplirà essa al corporale, e senza detrimento dello spirito".

Ancorché i suoi Antenati si fossero resi gloriosi tra le armi, e meritato avessero la protezione dei Sovrani, Alfonso però era totalmente opposto a simili impieghi. "Vi sono delle persone dabbene, soleva dire; ma la generalità, e specialmente la gioventù, vedesi distratta, e non so se sia esente da peccati".

Avendo preinteso, che suo Fratello era per presentare i due Figliuoli al Re, con portarli al baciamano,


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fecelo avvertito a non farlo. "Se il Re vi dice, così in una sua de 13. Novembre, che li vuole Cadetti nella Brigata, o in altro Reggimento, dovete per forza farli Cadetti, o soldati, per mandarli in rovina dell'anima, e del corpo. Come vedo, sopra il governo di questi poveri Figliuoli, voi non mi sentite, e fate il contrario di quello che vi dico. Voi siete il Padre: fate quello che volete; ma temo fortemente, che un giorno avrete a pentirvene per qualche danno, a cui non potete più rimediarci. Ho scritto ciò per l'amore, che conservo verso di voi, e verso codesti poveri figliuoli. Io sto infermo con un catarro di petto, di quelli soliti, che più volte mi hanno ridotto vicino alla morte; ma sto in pace, ed aspetto la morte senza spavento.

Consolazione così grande di vedersi D. Ercole in età decrepita carico di figli restò sommamente amareggiata. D. Marianna, perché angustiata da' scrupoli, si vide spostata di mente.

"Vi compatisco, li scrisse Alfonso a 5 Aprile 1768. per la tribolazione di D. Marianna, ed ogni giorno prego Dio, che vi dia pazienza. Giacché vi ha mandata questa croce, bisogna che l'accettiate, e la portiate allegramente; altrimenti la croce si farà più pesante, e pure l'avrete da portare". "Prego V. R., così al P. Villani, accennando l'afflizione del Fratello, raccomandarlo al Signore, e scrivere a tutte le Case, che facessero Orazione per la medesima, giacché quel povero Fratello sta così angustiato".

"Sento lo stato di D. Marianna, (così a 9 dicembre 1769. al medesimo D. Ercole) e la compatisco, e più di essa compatisco voi. Io prego il Signore, che vi dia pazienza, e credetemi che non lascio di pregarlo. All'incontro prego voi, che ci abbiate tuta la pazienza, e consolatevi coi Ninni;" e nell'altra de' 4. Dicembre 1770. "Io non ho lasciato, né lascio pregar per voi, per i Ninni, e per tutti di casa, e prego il Signore, che vi conservi in salute, essendo ora necessario per la vostra famiglia. Mi sono consolato sentire che D. Gaetano se la faccia con Alfonsino; e molto più perché celebra la S. Messa. Ditegli, che mi raccomandi a Gesù Cristo, come lo fo io per esso, e per tutti".

Tra questo tempo diede Alfonso al Fratello una ripruova del suo sommo disinteresse. Essendo passato a miglior vita in Mantova D. Carlo Cavaliere suo Cugino, Generale, e Comandante di quella Piazza, lasciato aveva in Napoli circa settemila ducati di sua eredità a beneficio di Monsignore, e di D. Ercole.
Alfonso, senza mettersi in forse, cedettela tutta, senza eccezione, a beneficio del Fratello. Così per questo spiegossi, e per ogni altra cosa li poteva spettare, in una sua


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de' 23. Marzo 1770.: "Io da voi non voglio né livello, né porzione, né altra cosa mi potesse spettare. Ancorché mi mancasse il Vescovado, pure, per la porzione, che ora godo del Collegio de' Dottori, posso vivere. Soggiunse di nuovo, e dice: Statevi allegramente, e non pensate a guai, basta che sappiate, che io non pretendo affatto da voi né livelli passati, né futuri.

Considerando D. Ercole avanzato di età, ed egli anche cadente, tanto si adoprò, che l'indusse a far testamento, e far scelta de' Tutori innanzi tempo, per l'educazione de' Nipotini. Riscontrato di voler prescegliere per Tutori il Consigliere Caracciolo, e l'Avvocato D. Pietro Antonio Gavotti, l'ebbe per ben fatto; e fin d'allora fe carichi questi, che succedendo la morte sua, e molto più del Fratello, avuto avessero a cuore l'educazione de Figliuoli, per averli morigerati, e dotti ed al Fratello: "Prego a star allegramente, e non spaventarvi per il testamento, mentre il far testamento non abbrevia la vita". Replica di nuovo, e dice: "Io non voglio niente del vostro, onde disponete con libertà per i miei cari Nipoti".

Avendo saputo dall'altro Fratello D. Gaetano, che D. Ercole avendo preso un Capitale di ducati mille della Cappellania del Principe di Presiccio, parente comune, e che non avevalo peranche impiegato, "Non vorrei, scrisse a D. Ercole, che V. S. per questo Capitale ci avesse da commettere qualche ingiustizia, con pregiudizio della vostra coscienza. Questo è quello, che importa a me, cioè la vostra coscienza. Per lo di più poi, vedete aggiustarvi con D. Gaetano. Passando D. Ercole non so che interesse con altra persona, "Vi raccomando, ei disse, lo scrupolo, che più volte vi ho raccomandato, e che non ancora mi avete detto averlo accomodato, e che non ancora mi avete detto averlo accomodato, ma ci è scrupolo grave a far passare tanto tempo.

Così zelava Alfonso la salute eterna, ed il bene spirituale di suo Fratello, e de' suoi Nipoti.




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