Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
P. Antonio Maria Tannoia
Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori...

IntraText CT - Lettura del testo

  • Libro 3
    • Cap.77 Sensi di somma umiltà in Alfonso licenziandosi da suoi Diocesani.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 413 -


Cap.77

Sensi di somma umiltà in Alfonso licenziandosi da suoi Diocesani.

 


- 413 -


Accettata la rinuncia in Roma, ed essendo prossimo Alfonso a dover lasciare la sua cara Diocesi di S. Agata, ancorché cadente, non mancò girare, e licenziarsi con umiltà, e maggior amore dai cari suoi figli.

Portandosi per le Parrocchie, inculca a tutti, per l'ultima volta, la perseveranza nel bene, la fuga dal peccato, la frequenza de' Sacramenti, e soprattutto, se a cuore si aveva la salvezza delle Anime, di amare Gesù - Cristo, ed esser divoti di Maria Santissima. Piangente, e con umiltà senza pari, vedevasi dimandar scusa delle sue non poche mancanze, com'ei diceva, e forse de' scandali, che coi suoi portamenti aveva già dati.

Protestavasi aver amati tutti ardentemente senz'eccezione di persona, e pregava non volersi dimenticar di lui, raccomandandolo specialmente a Gesù Cristo, ed a Maria Santissima, e che intesa la sua morte degnati si fossero pregare Iddio per l'Anima sua, e suffragarlo colle loro orazioni.

Questo ripetette in tutte le Parrocchie di Arienzo, ed in Chiesa non eravi pianto, ma singulti vi erano, e fiumi di lagrime.

 

In questo tempo anche non mancava chiamarsi, ed ammonire con particolar ricordo qualunque persona, che sentiva traviata, o recidiva nel male. Oggi con tutto che ho rinunciato, e non sono più Vescovo, così al P. Villani, pure ho tracannato uno sciroppo.

Troppo avevali dato da pensare un Chirurgo, che benché ammogliato, scandalosamente viveva con una donnaccia. Alfonso, come dissi, per vederlo emendato, mancato non aveva di farlo arrestare, e mantenerlo a proprio interesse nelle carceri di Nevano. Non vedendolo ravveduto; ed avendoselo fatto chiamare


- 414 -


in questi ultimi giorni: Io, disse, ho già rinunciato il Vescovado, prego anche voi voler rinunciare al peccato.

Piangeva Alfonso, e piangeva anch'esso il disgraziato. Le preghiere di Monsignore per questo non andarono a vuoto. Partito che fu da Arienzo, tale infermità sorprese il Chirurgo, che per più mesi tennelo travagliato. Avendo aperti gli occhi, come contestavasi da tutti, contrito se ne morì, e molto tenuto, come ei stesso diceva, a Monsignor Liguori. Queste parti di buon Pastore che Alfonso faceva in queste circostanze di tempo, tenerezza, e somma ammirazione caggionavano in ognuno.

 

Girò ancora per li Monasteri de' Regolari. Dava tenerezza il vedere come umiliavasi con tutti. Cercava scusa, se con troppo rigore esatto aveva la loro esemplarità, protestandosi esser stato tutto effetto di vero amore, e non una qualche animosità con taluni, che cercato aveva il loro buon nome presso del Popolo, ed una maggior stima per il proprio Istituto: che se offeso stimavasi taluno, egli intendeva cercar perdono a tutti. Raccomandò a' Superiori un continuato zelo per l'osservanza, e non aversi riguardo con chiunque ove interessava vedevasi la gloria di Gesù - Cristo, ed il bene delle Anime. Soprattutto pregò volerlo aver presente sull'Altare, e ricordarsi dell'anima sua succeduta la sua morte.

 

Non trascurò i Monasteri delle Monache. Troppo sollecito era egli stato per queste Anime consacrate a Dio. Scusa cercò, se nelle occasioni esatto era stato più, che non doveva, e che fatto l'aveva per loro profitto, non con animo di contristarlo.
Raccomandò, se volevano dar gusto a Dio, e morir contente, l'osservanza esatta delle proprie Regole: che evitato avessero le grate, ed il commercio coi secolari. Amate il Coro, lor disse, e la solitudine, frequentate la santa Comunione, ed abbiate maggior tenerezza per Gesù - Cristo, e per Maria Santissima, se goder volete in terra un anticipato paradiso. Protestavasi, che non lasciavale per mancanza di affetto, ma perchè il Papa così voleva, stimandolo inabile al proprio disimpegno, e per darli tempo a poter piangere i suoi peccati, e di apparecchiarsi alla morte.

Pregò anche queste che avendone la notizia, trascurato non avessero raccomandare a Dio la sua Anima, e pregarlo di volerli dare un felice passaggio. Ovunque vi fu pianto, ed amarezza di cuore.

 

Prima di licenziarsi dagli altri scrisse lettera, ma troppo amorevole, e con espressioni di umiltà somma in S. Agata al Capitolo della Cattedrale. Questa licenziata non potette leggersi senza lagrime. Essendosi dispersa, manca di presente con comune rammarico. Avendoli scritto in particolare il Primicerio Petti ritrovandosi incomodato a letto, ed esprimendo il suo dolore, Alfonso a' 25. di Giugno così li rescrisse:

"Io parto, perché vedo che Dio mi ha fatto sentire, che io non servo più, rendendomi affatto inabile. Al presente sono ridotto ad uno stato


- 415 -


di sanità così miserabile, che mi annuncia molto vicina la morte". Essendosi adoprato il Primicerio per alcuni di lui interessi, conchiude: resto ringraziandola di vivo cuore dei favori, che V.S. Reverendissima mi ha compartiti ne' miei bisogni. Prego Gesù Cristo, che ce lo renda, e resto pieno di stima rassegnandomi. Non considerandosi più Superiore, si soscrive: Divotissimo, ed obbligatissimo servo vero: Alfonso Maria Vescovo di Liguori.

 

Anziose le Monache dell'Annunciata, avendoli cercato un ricordo di sua persona, mandò loro il quadretto della Madonna del buon Consiglio, che egli aveva sul tavolino, e che tanto eragli caro. Vi lascio, disse, il mio cuore, e volle che ogni Sabbato in comune detta se le fosse da tutte le Religiose una Salve Regina, e che per tre giorni, sortita la sua morte, recitate avessero le Litanie, come poi fu fatto.

 

La Madre Suor Maria Raffaele, Fondatrice delle Monache del Redentore li scrisse, non potendolo avere di persona in S. Agata, una affettuosissima lettera. Tra l'altro, che almeno quando Iddio sel chiamava, ricordato si fosse delle sue figlie, e lasciate avesse a quelle il proprio cuore in testamento.

Monsignore si compiacque in sentir la lettera, ma quanto intese il cuore in testamento: "io, disse, ho tenuto sempre la Madre Raffaele per donna savia, ma mo ci ho perduto il concetto. Del mio cuore che ne vogliono fare soffritto! L'anima è quella che importa, che poi per il corpo, se mi vonno bene, lo diano a mangiare ai cani".

Il maggior regalo, che lor potette fare, fu una gran Croce di semplice legno coi segni della passione nell'estremità, che tener soleva nella stanza, ove mangiava, e che uscendo, ed entrando nella propria, era solito di baciare.

 

Avendoli i Canonici cercato cosa di sua memoria. Miglior mobile non potette lor dare, che lasciar un'altra gran Croce, anche di rozzo legno, e coi segni della passione, che per sua divozione affissa teneva nel primo piano della casa, e che con tenerezza pure baciava uscendo, ed entrando in casa.

 

Ai Padri Cappuccini, non avendo che dare, lasciò, per sua memoria, poche teste di tuperose, che egli aveva, per ornare l'altare del Venerabile; affinché anch'essi conservate le avessero, per Gesù Sacramentato.

 

Essendosi portato in Arienzo il Seminario, licenziossi ancora da' suoi cari alunni. Raccomandò loro amore a Gesù - Cristo, tenerezza per Maria Santissima, e frequenza de' Sacramenti. Così amore allo studio, ed impegno di profittare per utile proprio, e per vantaggio delle proprie Chiese. Soprattutto che come peste si evitasse la lettura de' libri scostumati, ed empj, che si evitasse la conversazione di qualche discolo, se mai vedevasi


- 416 -


in Seminario. I pochi libri, che aveva, e che non erano della Congregazione, con tutte le opere sue lasciò per memoria a quella libreria.

 

Questi furono i ricchi donativi, che Monsignor Liguori lasciò alle persone più care, partendo dalla Diocesi. Tempo addietro, stando egli sul suo povero lettino, e tenendoli conversazione, dopo tavola, i suoi familiari, non so come si uscì in discorso de' ricchi spogli de' Vescovi predecessori, e chi magnificavane uno, e chi un altro. Alfonso sentiva, e taceva. Additando poi una sportellina, che aveva sotto del letto, lepidamente disse: Questa sportella sarà tutto il mio spoglio. Lo disse, e l'attese.

Se non fu la sportellina, ove aveva le poche sue camicie, di certo non fu più ricco lo spoglio di quello, che lasciar poteva qualche povero Religioso. Il suo lettino, pochi altri letti, ma miserabili, che aveva per uso de' familiari, e forestieri, e pochi utensili di cucina fu tutto lo spoglio, che partendo d'Arienzo lasciò Monsignor Liguori al Capitolo di S. Agata.

 

Non avendo ai poveri, che lasciare, non lasciò, che il proprio cuore. Se aveva amarezza, lasciando la Diocesi, l'abbandono de' poveri trafiggevali l'anima. Questo era per esso un coltello a due tagli. Anche dormendo sognavasi i poveri, e par che questi li dicessero, perchè ci lasci? Come vedevasi un pezzente alla porta, tutto intenerivasi. Accrebbe maggiormente la limosina da che fu assicurato di partire.

L'ultimo giorno che stiede in Arienzo, e fu il 27. di Luglio non videsi il Palazzo, che estremamente affollato, vi fu povero, che abbondantemente non fosse provveduto, e che non partisse consolato.

 

In quest'ultimo giorno licenziandosi con lettere dalla Madre Raffaele, dando ad essa, ed alle sue figlie gli ultimi ricordi, e sua benedizione, così si espresse: "Prego Dio, che dia salute a V. R. per lo bene di cotesto Monastero, e spero, che il Signore non sarà per chiamarla a se, se non quando la Comunità sarà assodata, e che possa reggersi da se. Predichi sempre, che tengasi lontani gli abusi, e le novità, perché le cose nuove possono a poco a poco rovinar l'osservanza, cominciando ad allargarsi a poco a poco. Basta che sia cosa nuova, non secondo l'antico solito, si deve tremare; intendo quando è cosa di larghezza".

Prosiegue, e dice: "Benedico V. R. e tutte le figliuole una per una, acciocché Gesù - Cristo le riempia tutte del suo amore. Dove vi é amore di Dio, non v'è paura di male. Perciò ricordate sempre, che dirigano ogni cosa che fanno, per dar gusto a Dio; almeno che facci spesso ognuna atti di amore a Gesù - Cristo, e replichi: Gesù mio


- 417 -


dammi l'amor tuo, Gesù mio dammi l'amor tuo; ed alla S. Vergine: Mamma mia fammi amare Gesù - Cristo, Mamma mia fammi amare Gesù - Cristo". Non altrimenti licenziossi Monsignor Liguori dalle sue figlie, e da' suoi amati Diocesani, che con Gesù, e Maria nel cuore, e sulle labbra.

 

Essendosi accinto a partire, un estro di venerazione, anzi sommo si vide in ogni ceto di persone. Deploravasi la perdita come quella di un santo, ed alla sua stanza, può dirsi, che diedesi il sacco, per averne ognuno, come reliquia, cosa di suo uso. Chi afferravane una, e chi un'altra; chi cercavala a familiari, e chi prendevala di soppiatto. Tutte strappate vi si viddero anche le picciole immagini di carta, che egli aveva a capo del letto. Un Crocefissetto di legno sel prese con violenza D. Fabrizio Martinisi Gentiluomo di quella terra. Un'altro diede di piglio al picciolo secchio di rame, che servivasi per l'acqua benedetta.

Costantino Silvio, che da barbiere serviva la famiglia, non avendo altro che prendere, chiese ad Alfonso medesimo una gruccia, che abbandonata ne stava, e che Alfonso servito si era in tempo del suo reumatismo.

Prendetevela, disse Monsignore, che un giorno vi potrà servire. Servì di fatto; e fu, che penando per tre giorni, a capo di anni, e non potendo sgravarsi la moglie di suo figlio, questi nell'atto che stavasi in lutto, e la donna avevasi per morta, vedendo la gruccia in un angolo della casa, e sovvenendoli Monsignore già defonto, questa gruccia, disse alla nuora, fu di Monsignor nostro, che fa tanti miracoli: abbici fede, e poggiati, che avrai la grazia. Non tanto la donna vi si poggiò, che si sgravò di un maschio.

 

Tredici anni, e giorni quindeci fu Alfonso Vescovo in S. Agata, e costante fu sempre nella sua residenza.

Tre volte, che fu assente, nol fu che per cause di sommo peso, ed in tutte e tre insieme non arrivò mai ai tre mesi conciliari. La prima fu andando in Nocera, per assistere al nostro Capitolo Generale, per assodare le antiche costumanze, e che innovazione non vi fosse nella Regola di già confirmata da Papa Benedetto XIV. La seconda, quando per comando de' Medici portossi anche in Nocera per ristabilirsi dopo la grave infermità, già sofferta nel 1765. Vi mancò la terza volta, quando nel 1767. portar dovettesi in Napoli per li gravi bisogni della Congregazione, ma come dissi, in Napoli fece da Apostolo, né perdette di veduta anche i bisogni della propria Diocesi.

 

Non solo facevasi scrupolo star fuori Diocesi, ma aveva a male, se anche senza causa vedevasi lontano dalla Cattedrale. Avendo terminata un anno la Visita in Airola, il Vicario, che non gradiva la stanza


- 418 -


di S. Agata, non finiva disbrigarsi.

Dimandando Monsignore al Sacerdote D. Pietro Pollastrelli, ed al Parroco D. Giuseppe Truppi, se il Vicario era pronto a partire, in sentire che poca intenzione ne aveva, fattosi di fuoco, Preme a me, disse, l'andare in S. Agata, perchè la Chiesa è mia sposa, e se a lui non piace la stanza, che risolva come vuole.

Sorpreso in Arienzo dal suo gran travaglio, ancorchè storpio, ritirar volevasi in S. Agata. In S. Agata, diceva, Iddio mi ha destinato, ed ivi debbo andare a morire.

Non gradendo quella stanza, come dissi, il Vicario, ed i familiari, rappresentosseli esser così leso il quarto ove si abitava, che minacciava ruina, Monsignore avendo premura di ritirarsi, sollecito vi chiamò da Maddaloni l'Architetto Aulicino. Rincrescendo a familiari l'accomodo, se le fe dire dall'Architetto non esser cosa da farsi così presto, e che la spesa non era indifferente. Alfonso vedendosi impotente, e circondato da poveri, se diedesi indietro, e nol fece, che con sua grave amarezza.

Così amò Monsignor Liguori la propria sposa, e tanto rincrescevale vedersene lontano.

Fine del Tomo Secondo.

 

AVVERTIMENTI.

 

- Le correzioni - aggiunte che si trovano a pag. 419 del libro sono inseriti nei capitoli, ai luoghi di riferimento.

 

- Vecchio, e malsano qual sono, in età di anni 74, senza verun ajuto de' nostri, e con spasimi abituali di testa, come è noto, chieggo un benigno compatimento, se la stampa non è corretta. Spero che Dio mi dia vita per dar fuori, come mi sono compromesso, il terzo Tomo, cioè i libri quarto, e quinto di queste memorie del nostro Venerabile.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) Copyright 1996-2007 Èulogos SpA