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Aristotele
Etica a Nicomaco

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2. [La scelta].

Definiti e il volontario e l’involontario, [5] si va avanti con la trattazione della scelta 58, giacché si ritiene che essa sia molto intimamente connessa con la virtù e che permetta di giudicare il carattere meglio che non le azioni. La scelta, dunque, è manifestamente qualcosa di volontario, ma non si identifica con esso, perché il volontario ha un’estensione maggiore: infatti, anche i bambini e gli altri animali hanno in comune con gli uomini la possibilità di agire volontariamente, ma non quella di scegliere, e degli atti repentini [10] diciamo che sono volontari, ma non che derivano da una scelta. Coloro che sostengono che la scelta è desiderio o impulsività o volontà o una specie di opinione, non sembra che parlino correttamente. Infatti, la scelta non è comune anche agli esseri irrazionali, mentre desiderio ed impulsività sì. E l’incontinente agisce perché appetisce, ma non perché sceglie; l’uomo continente, al contrario, agisce [15] per una scelta e non per desiderio. Inoltre, un desiderio può essere contrario ad una scelta, ma non ad un altro desiderio. E il desiderio ha per oggetto il piacevole ed il doloroso, mentre la scelta non ha per oggetto né il doloroso né il piacevole. Ancor meno è impulsività: infatti, le azioni compiute per impulsività, è ammesso comunemente, non derivano proprio per niente da una scelta. Ma, certo, non è neppure volontà, [20] benché le sia manifestamente affine. Infatti non ci può essere scelta dell’impossibile, e se uno dicesse che lo fa oggetto della propria scelta farebbe la figura dell’insensato. Invece c’è volontà anche dell’impossibile, per esempio dell’immortalità. Inoltre, la volontà riguarda anche quelle cose che non possono essere fatte dallo stesso che le vuole, per esempio che un certo attore o un certo atleta riescano vincitori; [25] invece nessuno sceglie simili cose, ma solo quelle che si pensa di poter fare personalmente. Inoltre, la volontà ha come oggetto piuttosto il fine, la scelta, invece, i mezzi: per esempio, noi vogliamo star bene di salute e scegliamo i mezzi per star bene; vogliamo essere felici e diciamo appunto che lo vogliamo, ma è stonato dire che lo scegliamo. In generale, infatti, [30] sembra che la scelta riguardi solo le cose che dipendono da noi. Dunque, non può essere neppure un’opinione, poiché si ammette che l’opinione riguardi ogni specie di oggetto, quelli eterni ed impossibili non meno di quelli che dipendono da noi: ed essa si distingue secondo il falso ed il vero, non secondo il bene ed il male, mentre la scelta si distingue piuttosto secondo questi ultimi. Dunque, [1112a] nessuno, certo, può dire che si identifica con l’opinione in generale. Ma neppure con un certo tipo di opinione: infatti, è con lo scegliere il bene o il male che determiniamo la nostra qualità morale, e non con l’averne una certa opinione. E noi scegliamo di conseguire o di evitare qualcosa di bene o di male, mentre un’opinione l’abbiamo su che cos’è una cosa o a chi giova o in che modo: [5] non abbiamo certo l’opinione di conseguirla o di evitarla. E poi la scelta è lodata, per il fatto di avere l’oggetto che si deve piuttosto che per il fatto di essere retta, mentre l’opinione è lodata per l’essere conforme al vero. Inoltre, scegliamo le cose che noi sappiamo molto bene che sono buone, mentre abbiamo opinione su quelle che non conosciamo perfettamente. Comunemente, poi, si ritiene che non sono gli stessi a compiere le scelte migliori, ma che [10] alcuni hanno opinioni piuttosto buone, ma poi, per vizio, scelgono quello che non si deve. Che, poi, un’opinione preceda o segua la scelta non ha alcuna importanza. Non è questo, infatti, che stiamo esaminando, ma se la scelta si identifichi con un determinato tipo di opinione. Che cosa è, dunque, o che tipo di cosa è la scelta, dal momento che non è nessuna delle cose precedentemente dette? È manifestamente un che di volontario, ma non ogni volontario è possibile oggetto di scelta. [15] Ma non sarà forse quel volontario che è preceduto da una deliberazione? Infatti, la scelta è accompagnata da ragione, cioè da pensiero. Ed anche il nome sembra suggerire che è ciò che viene scelto prima di altre cose.

 




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