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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
A n’entr’ouvrir comme un blasphème
Due verd’occhi inquieti alli Smeraldi
han desiato, imagine di verde Smeraldo, ancora
ed inquietamente, nella brev’ora
di una passione ahimé! hanno ingannato
corruschi di ripulsa, occhi verdi, Smeraldi.
due pietre al giro dell’Anello ferme, ancora,
una significazione verde a speranza.
- Quand’Egli ha chiesto amore, alla supplica prona e servile,
l’Anello diede lampi, ha rammentato una estrema passione.
Fu dunque per l’amore sfida, proposito e scherno.
L’Anello incerchiò il dito a Chi già volle un dì;
oggi di Chi non volle, e fu Colei già un dì.
- Anello d’oro, febea visione di due verd’occhi;
l’Anello talismano ha perduto il prestigio,
Ora, per la Signora che assassina,
col rifiuto del bacio e della carne,
abrucia l’anima del suo fresc’alito,
assidera il cuore colle sue rosse promesse d’amore;
ora, per la Signora, raccontin li Smeraldi un greve giorno,
caldo di sole, di passione e di sangue.
- Turgido Marzo suscitava alli alberi
della foresta tenere foglie e richiami di nido,
accolse alla domanda dell’abbraccio breve risposta crudele. -
Raccontino in sommessa voce di rimprovero,
l’ultimo giorno della preghiera:
poi che l’anima fiera, oggi, si ripresenta,
si riconosce e sta, si comanda ed impera,
si rinnovella in sua fulgente volontà.
sul lampeggiar d’una febea visione,
e guiderdone non guadagnato,
feticcio muto e inutile, passa di mano in mano:
hai declamato un giorno la canzone
angosciata e commossa della carne:
or la canzone vola: non placa, né consola;
passa, di bocca in bocca, indifferentemente.