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§
23. — Il giudizio della coscienza morale della persona
Ma
anche di questi contrasti è giudice in ultima istanza
la coscienza morale della persona che pronuncia il giudizio e che, nella serenità e imparzialità del giudizio, nella buona
fede, della quale deve essere a se stessa testimonio sicuro, esercita quella
sovranità che è inscindibile dalla dignità della persona umana: la sovranità
della coscienza morale13.
Perché la coscienza morale o è sovrana o non è coscienza
morale. È sovrana nel senso a tutti chiaro e presente che non v'è autorità che
soverchi la sua; anzi che non abbia bisogno, per valere, di essere provata,
accettata, fatta propria da lei. E se abdica, la sua abdicazione deve essere voluta da lei; ed è, anch'essa, soggetta al giudizio
suo. Ed è radicalmente vano e inconcludente qualunque tentativo di giustificare
questa sovranità, cercandone le ragioni dietro di lei o davanti a lei: in cause
che possono averla generata; in effetti o conseguenze
che ne possano o debbano scaturire. Essa è prima di ogni
giustificazione: perché non v'è giustificazione che valga contro di lei, e che
non debba in ultimo cercare in lei o a lei i titoli della sua legittimità.
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