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S. Alfonso Maria de Liguori
Saette di fuoco

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Testo


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Chi considera l'amore immenso che ci ha dimostrato Gesù Cristo nella sua vita e specialmente nella sua morte, in patir tante pene per la nostra salute, non è possibile che non resti ferito ed acceso ad amare un Dio così innamorato dell'anime nostre. S. Bonaventura chiama le piaghe del nostro Redentore piaghe che impiagano i cuori più duri ed infiammano l'anime più fredde di divino amore: Vulnera corda saxea vulnerantia, et mentes congelatas inflammantia.1 Quindi anderemo noi considerando in questo breve scrutinio dell'amore di Gesù Cristo, secondo quel che ci attestano le divine Scritture, quanto ha fatto questo amoroso nostro Redentore per farci intendere l'amore che ci porta ed obbligarci ad amarlo.

I. Dilexit nos, et tradidit semet ipsum pro nobis (Ephes. V, 2). Avea Iddio fatti agli uomini tanti benefici per tirarsi il loro amore, ma gli uomini ingrati non solo non l'amavano, ma neppure voleano riconoscerlo per loro Signore. Appena in un cantone della terra, nella Giudea, era egli riconosciuto per Dio dal suo popolo eletto; ma da questo era più temuto che amato. Egli però che voleva esser da noi più amato che temuto, si è fatto uomo come noi, si ha eletta una vita povera, tribulata ed oscura, ed una morte dura e ignominiosa; e perché? Per tirarsi i nostri cuori - Se Gesù Cristo non ci avesse redenti, non sarebbe stato meno grande e felice di quel che sempre è stato; ma egli ha voluto procurarci la salute con tanti sudori e pene,


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come dalla nostra felicità dipendesse la sua. Potea redimerci senza patire; ma no, ha voluto liberarci dalla morte eterna colla morte di se stesso; e potendo in mille modi salvarci, ha voluto eleggere il modo più umile e penoso, di morire in croce di puro dolore, per acquistarsi l'affetto di noi vermi ingrati. E qual mai fu la causa della sua nascita così povera, della sua vita così tribulata, e della sua morte così desolata, se non l'amore che ci porta?

Deh, Gesù mio, quell'amore che vi fece morire per me nel Calvario mi faccia morire a tutti gli affetti mondani, e mi consumi in quel santo fuoco che voi siete venuto ad accendere in terra. Maledico mille volte quegli indegni piaceri che son costati a voi tanti dolori. Mi pento, caro mio Redentore, con tutta l'anima mia di quante offese vi ho fatte. Per l'avvenire voglio prima morire che darvi disgusto, e voglio far quanto posso per compiacervi. Voi niente avete risparmiato per amor mio, niente ancor io risparmiarmi voglio per amor vostro. Voi senza riserba mi avete amato, senza riserba voglio amarvi ancor io. V'amo, unico mio bene; v'amo, mio amore, mio tutto.

II. Sic... Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret (Io. III, 16). - Oh quanto significa quella particola sic! Significa che non mai potremo noi comprendere qual tratto d'amore è stato questo, voler un Dio mandare il suo Figlio a morire per salvare l'uomo perduto. E chi mai potea farci questo dono d'infinito valore, se non un Dio che è d'infinito amore?

Vi ringrazio, o Eterno Padre, di avermi dato il vostro Figlio per mio Redentore. E ringrazio voi, o gran Figlio di Dio, che m'avete redento con tante pene e con tanto amore. E che sarebbe di me, dopo tante ingiurie che v'ho fatte, se voi, Gesù mio, non foste morto per me? Ah foss'io morto prima di offendervi, mio Salvatore! Deh, vi prego, datemi parte di quell'abbominio che voi aveste in vita de' peccati miei, e perdonatemi. Ma non mi basta il perdono; voi troppo siete degno d'essere amato; voi mi avete amato sino alla morte, sino alla morte voglio amarvi ancor io. V'amo, bontà infinita, con tutta l'anima mia; v'amo più di me stesso: in voi solo vo' mettere tutti gli affetti miei. Deh aiutatemi voi: non mi fate più vivere ingrato come vi sono stato per lo passato. Ditemi quel che


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volete da me, ch'io colla grazia vostra tutto, tutto voglio farlo. Sì, Gesù mio, io v'amo, e voglio sempre amarvi, mio tesoro, mia vita, mio amore, mio tutto.

III. Neque per sanguinem hircorum aut vitulorum, sed per proprium sanguinem, introivit semel in Sancta, aeterna redemptione inventa (Hebr. IX, 12). - E che mai potea valere il sangue di tutti i vitelli, anzi di tutti gli uomini sagrificati, ad ottenerci la grazia divina? Solo il sangue di questo Uomo Dio potea meritarci il perdono e la salute eterna. Ma se Dio stesso non avesse ritrovato questo modo di redimerci, come già lo ritrovò morendo per la nostra salute, chi mai avrebbe potuto pensarci? Il solo suo amore lo ritrovò e l'eseguì. Avea ragione dunque il santo Giobbe di esclamare a questo Dio così amante degli uomini: Che cosa, Signore, è l'uomo, che tanto l'ingrandite? perché il vostro cuore è così applicato ad amarlo? Quid est homo, quia magnificas eum? aut quid apponis erga eum cor tuum? (Iob. VII, 17).

Ah Gesù mio, è poco un cuore per amarvi; se io vi amassi col cuore di tutti gli uomini, pure sarebbe poco. Qual ingratitudine poi sarebbe se il mio cuore io lo dividessi tra voi e le creature? No, amor mio, voi tutto lo volete e ben tutto lo meritate; a voi tutto voglio darlo. E se non so darvelo come debbo, prendetevelo voi e fate ch'io possa dirvi con verità, Deus cordis mei (Ps. LXXII, 26). Deh, mio Redentore, per li meriti della vita abbietta e tribulata che avete voluto fare per me, datemi la vera umiltà che mi faccia amare i disprezzi e la vita oscura. Fate ch'io abbracci con amore le infermità, gli affronti, le persecuzioni e le pene interne, e tutte le croci che mi verranno dalle vostre mani. Fate ch'io vi ami, e poi disponete di me come vi piace. O Cuore innamorato di Gesù, innamoratemi di voi con farmi conoscere l'immenso bene che siete. Fatemi tutto vostro prima ch'io muoia. V'amo, Gesù mio, che tanto siete degno d'essere amato e tanto desiderate l'amor mio: v'amo con tutto il mio cuore, v'amo con tutta l'anima mia.

IV. Benignitas et humanitas apparuit Salvatoris nostri Dei (Tit. III, 4). - Iddio sin dall'eternità ha amato l'uomo: In caritate perpetua dilexi te (Ier. XXXI, 3). Ma dice S. Bernardo


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che prima dell'incarnazione del Verbo era apparsa la potenza divina in creare il mondo e la divina sapienza in governarlo, ma quando si fece uomo il Figlio di Dio, apparve l'amore che Dio porta agli uomini.2 Ed in fatti dopo che abbiam veduto Gesù Cristo fare una vitatribulata ed una morte così penosa, gli facciamo ingiuria se dubitiamo del grande affetto che per noi conserva. Sì che troppo egli ci ama, e, perché ci ama, vuol esser amato da noi. Egli per noi è morto affinché a lui viviamo: Pro omnibus mortuus est Christus, ut et qui vivunt iam non sibi vivant, sed ei qui pro ipsis mortuus est et resurrexit (II Cor. V, 15).

Ah mio Salvatore, quando sarà che io cominci a riconoscere l'amore che mi avete portato? Per lo passato invece di amarvi vi ho pagato d'ingiurie e disprezzi fatti della vostra grazia; ma giacché voi siete bontà infinita, non voglio diffidare. Voi avete promesso di perdonar chi si pente; per pietà attendetemi la promessa. Io vi ho disonorato con posporvi alle mie soddisfazioni, ma ora me ne dolgo con tutta l'anima mia, e non ho pena che più mi affligga, che il ricordarmi di aver offeso voi mio sommo bene. Perdonatemi ed unitemi tutto a voi con un laccio eterno d'amore, acciocché io non vi lasci più e viva solo per amarvi ed ubbidirvi. Sì, Gesù mio, solo a voi voglio vivere, solo voi voglio amare. Un tempo vi lasciai per le creature, ora lascio tutto, e tutto a voi mi dono. V'amo, o Dio dell'anima mia, v'amo più di me stesso.

O madre di Dio Maria, impetratemi di esser fedele a Dio sino alla morte.

V. In hoc apparuit caritas Dei in nobis, quoniam Filium suum unigenitum misit Deus in mundum, ut vivamus per eum (I Io. IV, 9). - Erano morti tutti gli uomini per il peccato, e sarebbero restati morti se l'Eterno Padre non avesse mandato il Figlio a restituir loro la vita colla di lui morte. Ma come? Un Dio morire per l'uomo! un Dio! E chi è quest'uomo? Quis sum ego? dicea S. Bonaventura, Quare Domine? cur me tam amasti?3 Chi son io, Signore? perché mi avete amato tanto?


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Ma ciò è quello in cui risplende l'amore infinito di questo Dio, in hoc apparuit caritas Dei. Esclama la S. Chiesa nel sabato santo: O mira circa nos tuae pietatis dignatio! O inaestimabilis dilectio caritatis! ut servum redimeres Filium tradidisti!4

O pietà immensa, o prodigio, o eccesso dell'amore d'un Dio! Per liberare un servo peccatore dalla morte meritata, condannare a morire il suo Figlio innocente!

Voi dunque, mio Dio, avete fatto ciò affinché viviamo per Gesù Cristo, ut vivamus per eum. Sì, è troppo giusto che viviamo per colui che ci ha dato tutto il suo sangue e la vita. Caro mio Redentore, a vista delle vostre piaghe e della croce in cui vi miro morto per me, io vi consagro la vita mia e tutta la mia volontà. Deh, rendetemi tutto vostro, sicché io da oggi innanzi non cerchi e non sospiri altro che voi. Vi amo bontà infinita; vi amo, amore infinito; fate che io viva dicendo sempre, mio Dio, vi amo, vi amo; e fate che queste siano l'ultime mie voci in morte, mio Dio, io vi amo, io vi amo.

VI. Per viscera misericordiae Dei nostri, in quibus visitavit nos, oriens ex alto (Luc. I, 78). - Ecco, viene in terra il Figlio di Dio a redimerci, e viene spinto solo dalle viscere della sua misericordia.

Ma, Signore, se avete compassione dell'uomo perduto, non basta che mandiate un angelo a redimerlo? No, dice il Verbo Eterno, voglio venire io stesso, acciocché intenda l'uomo quanto io l'amo. Scrive S. Agostino: Propterea maxime Christus advenit, ut cognosceret homo quantum eum diligat Deus.5

Ma, Gesù mio, dopo che siete venuto per farvi amare, quanti sono questi uomini che veramente vi amano? Ah povero me! Voi sapete come io vi ho amato per lo passato, sapete il disprezzo che ho fatto del vostro amore. Ah potessi morirne di dolore! Mi pento, mio caro Redentore, di avervi così vilipeso. Deh, perdonatemi, ed insieme col perdono datemi la grazia d'amarvi. Non mi lasciate ad esser più sconoscente di tanto affetto che mi avete portato.


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Al presente io vi amo ma vi amo poco; voi meritate un amore infinito. Fate che almeno io vi ami con tutte le mie forze. Ah mio Salvatore, mia gioia, mia vita, mio tutto, e chi voglio amare se non amo voi bene infinito? Io consagro tutti i miei voleri alla vostra volontà; e a vista de' patimenti che avete voluto soffrire per me mi offerisco a patire quanto vi piace. Allontanate da me tutte le occasioni in cui vi avessi da offendere: Ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo (Matth. VI, 13). Liberatemi dal peccato e poi disponete di me come volete. Vi amo, bontà infinita, e mi contento di ogni pena, di essere anche annichilato, prima che vivere senza amarvi.

VII. Et verbum caro factum est (Io. I, 14). - Manda Iddio l'arcangelo Gabriele a richieder da Maria il consenso, se vuole accettarlo per figlio: Maria il consenso, ed ecco il Verbo divino si fa uomo. O prodigio che fe' stupire il cielo e la natura: il Verbo fatto carne, un Dio fatto uomo! Che sarebbe, se vedessimo un re fatto verme per salvare la vita ad un vermicciuolo della terra colla sua morte? Dunque, Gesù mio, voi siete il mio Dio, che non potendo morire essendo Dio, avete voluto farvi uomo capace di morte affine di dar la vita per me.

Dolce mio Redentore, e come alla vista di tante misericordie che m'avete usate e di tanto amore che m'avete dimostrato io non muoio di dolore! Voi siete venuto dal cielo a cercare me pecorella perduta, ed io tante volte vi ho discacciato da me posponendovi alle mie misere soddisfazioni. Ma giacché voi mi volete, io lascio tutto: voglio esser vostro e non voglio altro che voi. Voi eleggo per unico oggetto degli affetti miei: Dilectus meus mihi et ego illi (Cant. II, 16). Voi pensate a me ed io non voglio pensare ad altro che a voi. Fate che io vi ami sempre e non lasci più d'amarvi. Purché io vi ami mi contento di restar privo d'ogni consolazione sensibile, anzi di soffrire ogni pena. Vedo già che voi mi volete tutto per voi, ed io tutto vostro voglio essere. Conosco che quanto è nel mondo tutto è bugia, inganno, fumo, fango e vanità. Voi solo siete il vero ed unico bene, onde voi solo mi bastate. Mio Dio, voi solo voglio e niente più. Signore, uditemi, voi solo voglio e niente più.

VIII. Semet ipsum exinanivit (Philip. II, 7). - Ecco l'Unigenito di Dio onnipotente, e vero Dio come il Padre, nato piccolo


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bambino in una grotta: Semet ipsum exinanivit formam servi accipiens, in similitudinem hominum factus (Philip. II, 7). Chi vuol vedere un Dio esinanito entri nella spelonca di Betlemme e lo troverà da bambino legato da fasce, che non si può muovere, che piange e che trema di freddo. Ah santa fede, ditemi, di chi è figlio questo vago fanciullo? Risponde la fede: Egli è il Figliuolo di Dio ed è vero Dio. - E chi l'ha ridotto a questo così misero stato? - È stato l'amore che porta agli uomini. E si troverà tra gli uomini chi non ami questo Dio!

Dunque, Gesù mio, voi avete spesa tutta la vita tra le pene per darmi ad intendere l'amore che mi portate, ed io ho spesa la mia vita a disprezzarvi e disgustarvi co' miei peccati! Deh, fatemi conoscere il male che ho fatto e l'amore che voi meritate. Ma giacché mi avete sofferto sinora, non permettete che io più vi abbia da affliggere. Infiammatemi tutto del vostro santo amore, e ricordatemi sempre quanto avete patito per me, acciocché io da ogg'innanzi mi scordi di tutto e non pensi ad altro che ad amarvi e darvi gusto. Voi siete venuto in terra per regnare ne' nostri cuori; deh, togliete dal cuor mio ogni cosa che v'impedisce di possederlo interamente. Fate che la mia volontà sia tutta uniforme alla vostra, e la vostra sia la mia ed ella sia la regola di tutte le mie azioni e desideri.

IX. Parvulus... natus est nobis, et Filius datus est nobis (Is. IX, 6). - Ecco il fine per cui il Figlio di Dio ha voluto nascer bambino, per darsi a noi sin dalla sua fanciullezza e così tirarsi il nostro amore. «Ed a che fine, scrisse S. Francesco di Sales, prende Gesù questa dolce ed amabile condizione di bambino se non per provocarci ad amarlo ed a confidare in lui?»6


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E prima lo disse S. Pier Grisologo: Sic nasci voluit qui voluit amari.7

Caro bambino mio e mio Salvatore, io vi amo ed in voi confido. Voi siete tutta la speranza mia e tutto l'amor mio. E che ne sarebbe di me se voi dal cielo non foste venuto a salvarmi? Già so l'inferno che mi toccherebbe per le offese che v'ho fatte. Sia benedetta la vostra misericordia, mentre siete pronto a perdonarmi s'io mi pento de' miei peccati. Sì che mi pento con tutto il cuore, Gesù mio, d'avervi disprezzato. Ricevetemi nella vostra grazia, e fate ch'io muoia a me stesso per vivere solo a voi, unico mio bene. Bruciate, o fuoco consumatore, in me ogni cosa che dispiace agli occhi vostri, e tiratevi tutti gli affetti miei. Vi amo, o Dio dell'anima mia; vi amo, mio tesoro, mia vita, mio tutto. Io vi amo, e così voglio spirare dicendo «Dio mio, io vi amo», per cominciare allora ad amarvi con amore perfetto che non avrà più fine.

X. Sospirarono per tanti anni i santi profeti la venuta del nostro Salvatore; chi dicea: Rorate caeli desuper, et nubes pluant iustum (Is. XLV, 8); Emitte agnum... dominatorem terrae (Is. XVI, 1). Salutare tuum da nobis (Ps. LXXXIV, 8). Lo stesso Isaia dicea: Utinam dirumperes caelos et descenderes: a facie tua montes defluerent... aquae arderent igni (Is. LXIV, 1, 2). Signore, dicea, quando gli uomini vi vedranno sceso in terra per loro amore si spianeranno i monti, cioè gli uomini in servirvi vinceranno tutte le difficoltà che prima sembravano loro monti insuperabili; aquae arderent igni, e le anime più fredde, alla vista di voi fatto uomo, si vedranno ardere del vostro amore. E ben ciò si è avverato in tante anime felici, di una S. Teresa, di un S. Filippo Neri, di un S. Francesco Saverio, che anche in questa terra hanno bruciato di questo santo fuoco. - Ma quante sono queste? Oimè, sono troppo poche!

Ah Gesù mio, tra questi pochi voglio essere anch'io. Io dovrei da tanti anni ardere nell'inferno, separato da voi, odiandovi e maledicendovi per sempre. Ma no, voi mi avete sofferto con tanta pazienza per vedermi ardere non di questo fuoco


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infelice, ma del fuoco beato del vostro amore. A tal fine mi avete dati tanti lumi e tante ferite al cuore mentre io stava lontano da voi; in somma tanto avete fatto che colle vostre dolci attrattive mi avete tirato ad amarvi. Ecco che già sono vostro. Io sempre vostro voglio essere e tutto vostro. Ora a voi sta il rendermi fedele, ed io l'aspetto certo dalla vostra bontà. Ah mio Dio, e chi avrà più cuore di lasciarvi e di viver neppure per un momento senza del vostro amore? Vi amo, Gesù mio, sopra ogni cosa; ma questo è poco. Vi amo più di me stesso; e pure è poco. Vi amo con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia; e pure è poco. Gesù mio, esauditemi, datemi più amore, più amore, più amore.

O Maria, pregate Dio per me.

XI. Despectum et novissimum virorum (Is. LIII, 3). - Ecco qual fu la vita del Figlio di Dio fatto uomo, novissimum virorum: fu trattato come il più vile, l'ultimo degli uomini. Ed a qual maggior bassezza potea ridursi la vita di Gesù Cristo che di nascere in una grotta? vivere da garzone in una bottega sconosciuto e disprezzato? esser legato come reo? flagellato come schiavo? schiaffeggiato, trattato da re di burla, sputato in faccia? e finalmente morir giustiziato da malfattore in un patibolo infame? Esclama S. Bernardo: O novissimum et altissimum!8 O Dio, voi siete il Signore di tutti; e come vi contentate d'essere il più vilipeso di tutti? Ed io, Gesù mio, vedendovi così umiliato per me, come pretendo d'essere stimato ed onorato da tutti? peccatore e superbo!

Deh mio disprezzato Redentore, fatemi col vostro esempio prender amore a' disprezzi ed alla vita oscura. Da ogg'innanzi col vostro aiuto spero di abbracciare tutti gli obbrobri che mi saranno fatti, per amore di voi che ne avete abbracciati tanti per amor mio. Perdonatemi le superbie della vita passata, e datemi amore. Vi amo, Gesù mio disprezzato. Andate avanti colla vostra croce, che io voglio seguirvi colla mia e non lasciarvi più sino a morir crocifisso per voi come voi siete morto crocifisso per me. Gesù mio, Gesù mio disprezzato, io vi abbraccio, ed abbracciato con voi voglio vivere e morire.


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XII. Virum dolorum (Is. LIII, 3). - Qual fu la vita di Gesù Cristo? vita di dolori: vita dal principio sino alla fine piena di dolori interni ed esterni. Ma quel che più afflisse Gesù Cristo in tutta la sua vita fu la vista de' peccati e delle ingratitudini con cui aveano gli uomini a pagar le pene ch'egli con tanto amore patì per noi. Tal vista lo rendé l'uomo il più afflitto che fra tutti gli uomini fosse mai vivuto in questa terra. Dunque, Gesù mio, anche io concorsi ad affliggervi co' miei peccati in tutta la vostra vita. E perché non dico ancor io, come dicea S. Margarita di Cortona, ch'esortata dal confessore a quietarsi e non piangere più perché Dio l'avea perdonata, rispose con accrescere il pianto: «Ah padre mio, e come voglio finir di piangere, se i peccati miei tennero afflitto Gesù Cristo mio in tutta la sua vita9

Oh potessi, Gesù mio, morir di dolore ogni volta che mi ricordo di avervi date tante amarezze ne' giorni di mia vita! Oimè, quante notti ho dormito privo della vostra grazia! Quante volte voi mi avete perdonato, ed io ho tornato a voltarvi le spalle? Caro mio Signore, mi pento sopra ogni male di avervi offeso, e vi amo con tutto il cuore, vi amo con tutta l'anima mia. Deh non permettete ch'abbia a vedermi più separato da voi: Iesu dulcissime, ne permittas me separari a te, ne permittas me separari a te: Gesù mio esauditemi: ne permittas me separari a te.10 Fatemi morire prima che avessi a tradirvi di nuovo.

O madre della perseveranza Maria, impetratemi la santa perseveranza.

XIII. Cum dilexisset suos qui erant in mundo, in finem dilexit eos (Io. XIII, 1). - L'amore degli amici cresce in tempo di morte, nel quale stanno per separarsi dalle persone amate, e perciò allora cercano più che mai con contrassegni d'affetto di dimostrare ad esse l'amore che loro portano. Gesù in tutta la sua vita diè a noi testimonianze del suo affetto, ma giunto


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vicino alla sua morte volle darci l'estreme pruove del suo amore. E quale maggior pruova potea darci questo amante Signore che dare il sangue e la vita per ciascuno di noi? E di ciò non contento, quello stesso suo corpo per noi sagrificato sulla croce volle lasciarcelo in cibo, affinché ognuno che lo riceve si unisse tutto con esso, e così vicendevolmente crescesse l'amore. O bontà infinita! o amore infinito!

Deh, innamorato mio Gesù, riempite il mio cuore del vostro santo amore, sì ch'io mi scordi del mondo e di me stesso per non pensare che ad amarvi e darvi gusto. Io vi consagro il mio corpo, l'anima mia, la mia volontà e la mia libertà. Per lo passato ho cercato i miei gusti con tanto vostro dispiacere; me ne dolgo sommamente, amor mio crocifisso: da ogg'innanzi non voglio cercare altra cosa che voi: Deus meus et omnia,11 Dio mio, voi siete il mio tutto: voi solo voglio e niente più. Oh potessi tutto consumarmi per voi come voi vi siete consumato tutto per me! Vi amo, unico mio bene, unico mio amore. Vi amo e m'abbandono tutto nella vostra santa volontà. Fate ch'io vi ami, e poi fate di me quel che vi piace.

XIV. Tristis est anima mea usque ad mortem (Matth. XXVI, 38). - Ecco le parole che uscirono dal Cuore addolorato di Gesù Cristo nell'orto di Getsemani prima di andare a morire. Oimè! donde nasceva questa sua gran mestizia, la quale fu sì grande che bastava a dargli la morte? dal veder egli forse i tormenti che dovea patire? No, perché questi tormenti esso già li vide sin dal principio della sua incarnazione, li vide e gli abbracciò di sua propria volontà: Oblatus est quia ipse voluit (Is. LIII, 7). La sua mestizia fu per vedere i peccati che doveano commettere gli uomini dopo la sua morte. Ed allora mirò, come dice S. Bernardino da Siena, ogni colpa particolare di ciascuno di noi: Ad quamlibet singularem culpam habuit aspectum.12

Dunque, Gesù mio, non fu la vista de' flagelli, delle spine e della croce che tanto vi afflisse nell'orto di Getsemani; fu la


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vista de' peccati miei, ognuno de' quali venne talmente ad opprimervi il cuore di dolore e di tristezza che vi sudar sangue ed agonizzare. Ecco la ricompensa ch'io ho renduta all'amore che voi m'avete dimostrato in morire per me. Deh, datemi parte di quel dolore che voi sentiste, nell'orto, delle mie colpe, acciocché questo dolore mi tenga afflitto in tutta la mia vita. Ah dolce mio Redentore, potess'io ora col mio dolore e col mio amore consolarvi tanto quanto allora vi afflissi! Mi pento, amor mio, con tutto il cuore di avervi posposto alle mie miserabili soddisfazioni. Mi pento e vi amo sopra ogni cosa. Sento che voi, benché offeso da me, pure domandate il mio amore e volete ch'io vi ami con tutto il cuore: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo et ex tota anima tua (Deut. VI, 5). Sì, mio Dio, vi amo con tutto il cuore, vi amo con tutta l'anima mia; e voi datemi quell'amore che volete da me. Se per lo passato ho cercato me stesso, ora non voglio cercare altro che voi. E vedendo che voi m'avete amato più degli altri, più degli altri io vi voglio amare. Tiratemi sempre più, Gesù mio, al vostro amore coll'odore dei vostri unguenti, quali sono le amorose attrattive della vostra grazia. Datemi in somma forza di corrispondere a tanto affetto portato da un Dio verso d'un verme ingrato e traditore.

Madre di misericordia Maria, aiutatemi voi colle vostre preghiere.

XV. Comprehenderunt Iesum et ligaverunt eum (Io. XVIII, 12). - Un Dio preso e legato! Che mai dovettero dire gli angeli in vedere il loro Re andar colle mani legate in mezzo a' soldati per le vie di Gerusalemme! e che dobbiamo dir noi in vedere il nostro Dio che si contenta, per nostro amore, farsi legare come un ribaldo per esser presentato a' giudici che l'han da condannare a morte? Quid tibi et vinculis? piange S. Bernardo.13 Che han che fare, o Gesù mio, i legami de' malfattori


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con voi, maestà e bontà infinita? Questi toccano a noi peccatori e rei dell'inferno, non a voi che siete innocente ed il santo de' santi. Siegue a dire poi S. Bernardo in veder Gesù dichiarato reo di morte: Quid fecisti, innocentissime Salvator, quod sic condemnareris?14 O caro mio Salvatore, voi siete la stessa innocenza; per qual delitto mai avete da esser così condannato? Ah vel dirò io, risponde: il delitto che avete commesso è il troppo amore che avete portato agli uomini: Peccatum tuum est amor tuus.15

Bacio, amato mio Gesù, queste funi che vi legano: queste mi liberano dalle catene eterne da me meritate. Misero, quante volte ho rinunziata la vostra amicizia e mi sono fatto schiavo di Lucifero disonorando voi, maestà infinita! Mi pento sopra ogni male d'avervi fatta questa grande ingiuria. Deh mio Dio, legate a' piedi vostri questa mia volontà co' dolci lacci del vostro santo amore, acciocch'ella altro non voglia se non quel che piace a voi. Fate ch'io prenda il vostro volere per sola guida di tutta la mia vita. Fate che come voi avete avuta tanta cura del mio bene, io non abbia cura che di darvi gusto. Vi amo, mio sommo bene; vi amo, unico oggetto degli affetti miei. Conosco che voi solo mi avete amato da vero, e voi solo io voglio amare. Rinunzio a tutto, voi solo mi bastate.

XVI. Ipse autem vulneratus est propter iniquitates nostras, attritus est propter scelera nostra (Is. LIII, 5). - Bastava una sola percossa sofferta da quest'Uomo Dio a soddisfare per li peccati di tutto il mondo; ma di ciò non fu contento Gesù Cristo. Voll'egli essere per le nostre scelleraggini vulneratus


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ed attritus, viene a dire, ferito e lacerato da capo a piedi, sì che non gli restasse parte sana delle sue carni sagrosante. Onde lo stesso profeta lo vide così impiagato com'è impiagato un lebbroso: Et nos putavimus eum quasi leprosum, et percussum a Deo et humiliatum (Is. LIII, 4).

O piaghe del mio addolorato Gesù, voi tutte siete contrassegni dell'amore che questo mio Redentore serba per me. Voi con troppo tenere voci m'obbligate ad amarlo per tante pene ch'egli per amor mio ha voluto patire. O mio diletto Gesù, e quando mi darò tutto a voi come voi vi siete dato tutto a me? Vi amo, mio sommo bene. Vi amo, mio Dio innamorato dell'anima mia. O Dio d'amore, datemi amore. Fate che coll'amor mio compensi l'amarezze che per lo passato vi ho date. Fate ch'io discacci dal mio cuore ogni cosa che non tende al vostro amore. Eterno Padre, respice in faciem Christi tui (Ps. LXXXIII, 10), guardate le piaghe del vostro Figlio che vi cercano pietà per me; e per queste perdonatemi gli oltraggi che vi ho fatti; e prendetevi tutto il mio cuore, acciocch'io non ami, non cerchi, non sospiri altro che voi. Vi dico con S. Ignazio: Amorem tui solum cum gratia tua mihi dones et dives sum satis.16 Ecco tutto ciò che vi chiedo, o Dio dell'anima mia: datemi il vostro amore insieme colla vostra grazia, e niente più desidero.

O madre di Dio Maria, intercedete per me.

XVII. Ave, rex iudaeorum (Matth. XXVII, 29). - Così salutavano per ischerno il nostro Redentore i soldati romani. Dopo averlo trattato da re impostore, e coronato di spine, genuflessi lo chiamavano re de' giudei, e poi alzandosi in piedi con grida e risa gli davano schiaffi e gli sputavano in faccia. Scrive S. Matteo: Et plectentes coronam de spinis, posuerunt super caput eius... Et genu flexo ante eum, illudebant ei dicentes: Ave, rex iudaeorum. Et exspuentes in eum, acceperunt arundinem, et percutiebant caput eius (Matth. XXVII, 29, 30). E S. Giovanni (XIX, 3) aggiunge: Et dabant ei alapas.


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O Gesù mio, questa barbara corona che vi cinge la testa, questa vil canna che tenete in mano, questa lacera veste purpurea che vi serve di ludibrio, ben fanno conoscere che voi siete re, ma re d'amore. I giudei non vogliono riconoscervi per loro re, e dicono a Pilato: Non habemus regem, nisi Caesarem (Io. XIX, 15). Amato mio Redentore, se gli altri non vi vogliono per loro re, io vi accetto, e voglio che voi siate l'unico re dell'anima mia. A voi consagro tutto me stesso: disponete di me come vi piace. Voi a questo fine avete sofferti tanti scherni, dolori e morte, pel guadagnarvi i nostri cuori e regnare in quelli col vostro amore: In hoc enim Christus mortuus est... ut et mortuorum et vivorum dominetur (Rom. XIV, 9). Impossessatevi dunque di tutto il mio cuore, o diletto mio re, ed ivi regnate e dominate per sempre. Per lo passato io vi ho rifiutato per mio Signore, per servire alle mie passioni; ora voglio esser tutto vostro e solo a voi voglio servire. Deh stringetemi con voi col vostro amore, e ricordatemi sempre la morte amara che avete voluto patire per me. Ah mio re, mio Dio, mio amore, mio tutto, e che vogl'io se non solo voi? Deus cordis mei, et pars mea Deus in aeternum (Ps. LXII, 26). O Dio del mio cuore, io vi amo, voi siete la parte mia, voi l'unico mio bene.

XVIII. Et baiulans sibi crucem exivit in eum qui dicitur Calvariae locum (Io. XIX, 17). - Ecco il Salvatore del mondo già posto in viaggio col suo patibolo sulle spalle, che va a morire giustiziato per amore degli uomini. L'Agnello divino senza lagnarsi si fa condurre ad esser sagrificato sulla croce per la nostra salute. Va tu ancora, anima mia, accompagnati e siegui il tuo Gesù che va a soffrir la morte per amor tuo, per pagare i peccati tuoi. Ditemi, Gesù mio e Dio mio, che pretendete dagli uomini col dar la vita per loro amore? Risponde S. Bernardo: Altro non pretende che d'essere amato: Cum amat Deus, nihil aliud vult quam amari.17

Dunque, mio Redentore, a tanto costo avete voluto guadagnarvi il nostro amore? e vi sarà fra gli uomini chi vi crede


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e non vi ami? Mi consolo che voi siete l'amore di tutti i santi, l'amore di Maria e l'amore del vostro Padre; ma oh Dio, quanti non vi vogliono conoscere! e quanti che vi conoscono non vi vogliono amare! Deh amore infinito, fatevi conoscere e fatevi amare. Oh potess'io col mio sangue e colla mia morte farvi amare da tutti! Ma oimè che per lo passato io sono stato tanti anni al mondo, vi ho conosciuto, ma non vi ho amato. Ma voi con tante finezze finalmente mi avete tirato ad amarvi. Infelice un tempo ho perduta la vostra grazia; ma il dolore che ora ne provo, il desiderio che sento d'esser tutto vostro, e più la morte che voi avete patita per me, mi danno una viva confidenza, amor mio, che già m'abbiate perdonato e che al presente mi amate. Oh potessi, Gesù mio, morire per voi come voi siete morto per me! Benché non vi fosse pena per chi non vi ama, io non voglio lasciar mai d'amarvi e voglio far quanto posso per compiacervi. Voi che mi date questo buon desiderio datemi la forza d'eseguirlo. Amor mio, speranza mia, non m'abbandonate; fatemi corrispondere nella vita che mi resta all'amor particolare che m'avete portato. Voi mi volete per voi ed io tutto vostro voglio essere. Vi amo, mio Dio, mio tesoro, mio tutto. Io voglio vivere e morire dicendovi sempre: io vi amo, io vi amo, io vi amo.

XIX. Et quasi agnus coram tondente se obmutescet et non aperiet os suum (Is. LIII, 7). - Questo passo appunto stava leggendo l'eunuco della regina Candace; ma non intendendo di chi ivi si parlasse, S. Filippo ispirato dal Signore salì sopra il carro dove stava l'eunuco e gli spiegò che ciò s'intendeva del nostro Redentor Gesù Cristo (Act. VIII, 32).18 Gesù fu chiamato agnello, perché appunto quale agnello innocente prima fu straziato nel pretorio di Pilato e poi fu condotto alla morte. Perciò il Battista lo chiamò agnello: Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccatum mundi (Io. I, 29). Agnello che patisce e che muore qual vittima sulla croce per li peccati degli uomini. Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit


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(Is. LIII, 4). Miseri quei che non avranno amato Gesù Cristo nella loro vita! Nel giorno finale la vista di quell'agnello adirato farà lor dire a' monti: Montes, cadite super nos, et abscondite nos a facie sedentis super thronum, et ab ira Agni (Apoc. VI, 16).

No, mio divino Agnello, se per lo passato non vi ho amato ora vi voglio sempre amare. Prima sono stato cieco, ma ora che mi avete illuminato e mi avete fatto conoscere il gran male che ho fatto in voltarvi le spalle e l'amore infinito che meritate per la vostra bontà e per l'amore che mi avete portato, mi pento con tutto il cuore di avervi offeso e vi amo sopra ogni bene. O piaghe, o sangue del mio Redentore, voi che avete infiammate tante anime d'amore, infiammate anche l'anima mia. Deh Gesù mio, ricordatemi sempre la vostra Passione e le pene ed ignominie che in quella avete sofferte per me, acciocch'io distacchi gli affetti da' beni terreni e gli metta tutti in voi, unico ed infinito bene. Vi amo, Agnello di Dio sagrificato e consumato sulla croce per amor mio. Voi non avete ricusato di patire per me, io non ricuso di patire per voi quanto volete. Non voglio più lamentarmi delle croci che mi mandate. Io dovrei stare da tanti anni all'inferno, come posso lamentarmi? Datemi la grazia d'amarvi e poi fate di me quanto vi piace. Quis... me separabit a caritate Christi? (Rom. VIII, 35).19 Ah Gesù mio, solo il peccato può separarmi dal vostro amore; deh nol permettete, fatemi prima mille volte morire; ve lo prego per la vostra Passione.

E prego voi, o Maria, per li vostri dolori liberatemi dalla morte del peccato.

XX. Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me? (Matth. XXVII, 46). - Oh Dio! e chi potrà non compatire il Figlio di Dio che per amore degli uomini sta morendo di dolore sopra una croce? Egli esternamente è tormentato nel corpo da tante ferite, ed internamente poi sta così afflitto e mesto, che cerca sollievo a tante pene dall'Eterno suo Padre; ma il Padre, per soddisfare la sua divina giustizia, l'abbandona e lo lascia morire desolato e privo d'ogni conforto.


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O morte desolata del mio amante Redentore, tu sei la speranza mia. O abbandonato mio Gesù, i meriti vostri mi fanno sperare di non restare abbandonato e separato per sempre da voi nell'inferno. Non pretendo di viver consolato in questa terra; abbraccio tutte le pene e desolazioni che volete mandarmi: non merita consolazioni chi si ha meritato coll'offendervi i tormenti eterni. Mi basta l'amarvi e vivere in grazia vostra. Questo solo vi prego, non permettete ch'abbia a vedermi mai privo del vostro amore. Mi abbandonino tutti, e non mi abbandonate voi a questa somma disgrazia. Vi amo, Gesù mio morto abbandonato per me; vi amo, unico mio bene, unica mia speranza, unico mio amore.

XXI. Crucifixerunt eum, et cum eo alios duos hinc et hinc, medium autem Iesum (Io. XIX, 18). - Il Verbo incarnato fu chiamato dalla sacra Sposa totus desiderabilis, talis est dilectus meus (Cant. V, 16). In qualunque stato di sua vita Gesù Cristo ci si presenta, sempre ci apparisce tutto desiderabile e tutto amabile: o lo miriamo bambino in una grotta, o garzoncello di S. Giuseppe in una bottega, o solitario che contempla nel deserto, o bagnato di sudore in girar predicando per la Giudea. Ma in niun'altra forma ci apparisce più amabile che trafitto nella croce, dove lo ridusse a morire l'amore immenso che ci porta. Dicea S. Francesco di Sales: «Il monte Calvario è il monte degli amanti. L'amore che non nasce dalla Passione del Salvatore è debole. Infelice è la morte senza l'amore del Redentore20 Fermiamoci dunque a considerare che quest'uomo di dolori, inchiodato in quel legno d'obbrobrio, è il nostro vero Dio, ed ivi non per altro sta patendo e morendo, che per nostro amore.

Ah Gesù mio, se tutti gli uomini si fermassero a contemplarvi in croce con viva fede, credendo che voi siete il loro Dio e siete morto per la loro salute, come potrebbero vivere lontani da voi e privi del vostro amore? Ed io come sapendo


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ciò ho potuto darvi tanti disgusti? Gli altri, se vi hanno offeso, hanno peccato almeno tra le tenebre; ma io vi ho offeso tra la luce. Ma queste mani trafitte, questo costato aperto, questo sangue, queste piaghe che in voi rimiro, mi fanno sperare il perdono e la grazia vostra. Mi dolgo, amor mio, d'avervi un tempo così disprezzato; ma ora vi amo con tutto il mio cuore, e non ho pena che più mi tormenti che il ricordarmi di avervi disprezzato. Questa pena però che sento è segno che voi già m'avete perdonato. O Cuore infiammato di Gesù, infiammate il mio povero cuore. O Gesù mio, morto consumato da' dolori per me, fatemi morire consumato dal dolore d'avervi offeso e dall'amore che meritate. Io mi sagrifico tutto a voi che tutto vi siete sagrificato per me.

O madre addolorata Maria, rendetemi fedele nell'amare Gesù.

XXII. Et inclinato capite tradidit spiritum (Io. XIX, 30). - Ecco, o mio Redentore, dove vi ha trasportato l'amore che portate agli uomini, sino a morir di dolore in una croce, affogato in un mare di pene e d'ignominie, come appunto di voi predisse Davide: Veni in altitudinem maris et tempestas demersit me (Ps. LXVIII, 3). Scrive S. Francesco di Sales: «Consideriamo questo divin Salvatore disteso sulla croce, come sopra il suo altare di onore, dove muore d'amore per noi. Ah perché non ci gettiamo dunque in ispirito sopra di esso per morire sulla croce con colui che ha voluto morirvi per amore di noi? Io lo terrò, dovressimo dire, e non l'abbandonerò giammai; morirò con lui e brucerò nelle fiamme del suo amore. Uno stesso fuoco consumerà questo divin Creatore e la sua miserabile creatura. Il mio Gesù è tutto a me ed io sono tutto a lui. Io viverò e morirò sopra il suo petto; né la morte né la vita mi separeranno mai dal mio Gesù21


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Si, mio caro Redentore, io mi abbraccio alla vostra croce, bacio i vostri piedi trafitti, intenerito e confuso in vedere l'affetto con cui siete morto per me. Deh, accettatemi e legatemi a' piedi vostri acciocch'io non mi parta più da voi, e da ogg'innanzi solo con voi conversi, con voi consigli tutti i miei pensieri, a voi in somma da ogg'innanzi rivolga tutti gli affetti miei, si ch'io non cerchi altro che amarvi e darvi gusto, sospirando sempre di uscire da questa valle di pericoli per venire ad amarvi da faccia a faccia con tutte le mie forze nel vostro regno ch'è regno d'amore eterno. Frattanto fate ch'io viva sempre dolendomi dell'offese che vi ho fatte e sempre ardendo per amore di voi, che per amore di me avete data la vita. Vi amo, Gesù mio morto per me; vi amo, o amante infinito; vi amo, o amore infinito; vi amo, bontà infinita.

O madre del bell'amore Maria, pregate Gesù mio.

XXIII. Oblatus est quia ipse voluit (Is. LIII, 7). - Il Verbo incarnato nell'istante della sua concezione videsi presentare innanzi tutte l'anime che dovea redimere. Allora dunque tu ancora, anima mia, fosti presentata rea già di tutti i tuoi peccati, e per te Gesù Cristo accettò tutte le pene che patì in vita ed in morte; e così allora ti ottenne il perdono e tutte le grazie che hai ricevuto da Dio, i lumi e le chiamate all'amor suo, gli aiuti a superar le tentazioni, le consolazioni spirituali, le lagrime, le tenerezze in considerar l'amore che ti ha portato ed i sentimenti di dolore in ricordarti d'averlo offeso.

Dunque, Gesù mio, voi sin dal principio di vostra vita vi addossaste tutti i peccati miei e vi offeriste a soddisfarli co' vostri dolori. Voi colla vostra morte mi avete liberato dalla morte eterna: Tu autem eruisti animam meam ut non periret, proiecisti post tergum tuum omnia peccata mea (Is. XXXVIII, 17). Voi, amor mio, in vece di castighi per l'ingiurie ch'io vi ho accresciute, avete accresciuti i favori e le misericordie, affin di guadagnarvi un giorno il mio amore. Gesù mio, questo giorno è già arrivato, io vi amo con tutta l'anima mia. E se


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io non vi amo, chi vi ha da amare? Questo è il primo peccato, Gesù mio, che m'avete da perdonare, d'essere stato tanti anni al mondo e non avervi amato. Ma per l'avvenire io voglio far quanto posso per darvi gusto. Io sento in me per grazia vostra un gran desiderio di viver solo a voi e distaccarmi da tutte le cose create. Provo insieme un gran dispiacimento de' disgusti che vi ho dati. Questo desiderio e questo dispiacimento già vedo, Gesù mio, che tutti sono vostri doni. Seguite dunque, amor mio, a conservarmi fedele al vostro amore; già sapete la mia debolezza. Fatemi tutto vostro, come voi vi siete fatto tutto mio. Vi amo, unico mio bene; vi amo, unico mio amore; vi amo, mio tesoro, mio tutto. Gesù mio, io vi amo, io vi amo, io vi amo.

O madre di Dio, aiutatemi.

XXIV. Deus filium suum mittens in similitudinem carnis peccati, et de peccato damnavit peccatum in carne (Rom. VIII, 3). - Dunque Iddio ha mandato il suo Figlio a redimerci vestito di carne umana, simile alla carne peccatrice degli altri uomini, in similitudinem carnis peccati. Christus nos redemit de maledicto legis, factus pro nobis maledictum; quia scriptum est: maledictus omnis qui pendet in ligno (Gal. III, 13).22 Sicché Gesù Cristo volle comparire nel mondo qual reo maledetto appeso alla croce, per liberare noi dalla maledizione eterna. O Padre Eterno, per amore di questo Figlio a voi sì caro, abbiate pietà di me. E voi, Gesù mio Redentore, che colla vostra morte mi avete liberato dalla servitù del peccato in cui nacqui e de' peccati da me commessi dopo il battesimo, deh, mutate le catene infelici che un tempo mi teneano legato fatto schiavo di Lucifero, in catene d'oro che mi tengano legato con voi col santo amore. Su via, dimostrate sopra di me l'efficacia de' vostri meriti, mutandomi da peccatore in santo.

Io da tanti anni dovrei ardere nell'inferno, ma spero nella vostra infinita misericordia, per gloria della vostra morte, di ardere del vostro amore e d'esser tutto vostro. Non voglio che questo mio cuore ami altri che voi. - Adveniat regnum tuum.


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Regnate, Gesù mio, regnate sopra tutta l'anima mia. Fate ch'ella a voi solo ubbidisca, solo voi cerchi e solo voi sospiri. Uscite, su, dal mio cuore, affetti di terra, e venite voi fiamme del divino amore; venite e restate voi sole a possedermi e consumarmi per quel Dio d'amore che ha voluto morire consumato per me. Vi amo, Gesù mio; vi amo, o amabile infinito e mio vero amatore. Io non ho chi m'abbia amato più di voi, e perciò tutto a voi mi dono e mi consagro, mio tesoro, mio tutto.

XXV. Dilexit nos, et lavit nos a peccatis nostris in sanguine suo (Apoc. I, 5). - Sicché, Gesù mio, per salvare l'anima mia avete voluto farle un bagno del vostro medesimo sangue e così lavarla dalle sozzurre de' suoi peccati. Se dunque l'anime nostre sono state comprate col vostro sangue - empti enim estis pretio magno (I Cor. VI, 20), - è segno che voi assai l'amate; e, giacché l'amate, lasciate che vi preghiamo: Te ergo, quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti.23 È vero ch'io co' miei peccati ho voluto separarmi da voi e volontariamente vi ho voluto perdere, ma ricordatevi, Gesù mio, che mi avete comprato col vostro sangue; deh, non sia perduto per me questo sangue sparso con tanto dolore e con tanto amore.

Io co' miei peccati, Dio mio, vi ho discacciato dall'anima mia e mi son meritato l'odio vostro, ma voi avete detto di volervi scordare delle colpe d'un peccatore che si pente: Si quis egerit poenitentiam... omnium iniquitatum eius... non recordabor (Ezech. XVIII, 21, 22). Di più voi avete detto che amate chi vi ama: Ego diligentes me diligo (Prov. VIII, 17). Dunque, Gesù mio, scordatevi di tutti i disgusti che vi ho dati ed amatemi, mentre io ora vi amo più di me stesso e mi pento sopra d'ogni male di avervi offeso. Deh, amato mio Signore, per amore di quel sangue che avete sparso per amor mio, non mi odiate più, ed amatemi. Non mi contento che solo mi perdoniate il castigo che merito; io vi voglio amare e voglio essere amato da voi. O Dio tutto amore, tutto bontà, unitemi e stringetemi tutto a voi, e non permettete che da voi io abbia mai più a separarmi


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e così meritare di nuovo l'odio vostro. No, Gesù mio, amor mio, non lo permettete; io voglio essere sempre vostro, e voglio che voi siate sempre mio. Io voglio essere tutto vostro, e voglio che voi siate tutto mio.

XXVI. Humiliavit semetipsum factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis (Philip. II, 8). - E che gran cosa mai hanno fatto i santi martiri in dare la vita per Dio, mentre questo Dio s'è umiliato a morire in croce per loro amore? Per rendere la giusta ricompensa alla morte d'un Dio non basta il sagrificio delle vite di tutti gli uomini, bisognerebbe che un altro Dio morisse per suo amore. Lasciate dunque che vi dica, o amato mio Gesù, insieme coll'innamorato vostro Francesco d'Assisi, io povero peccatore: Moriar, Domine, amore amoris tui qui amore amoris mei dignatus es mori:24 Muoia io per amore di voi che siete morto per amor mio.

È vero, mio Redentore, che io per lo passato per le mie soddisfazioni infelici ho rinunziato al vostro amore; ma ora, illuminato e mutato dalla vostra grazia, sono pronto a dare la vita mille volte per amor vostro. Oh fossi morto prima e non vi avessi mai offeso! Oh vi avessi sempre amato! Vi ringrazio che mi date tempo di amarvi in questa vita per amarvi sempre poi nell'eternità. Deh, ricordatemi sempre, Gesù mio, la morte ignominiosa che avete patita per me, acciocché io non mi scordi più d'amarvi a vista dell'amore che mi avete portato. Vi amo, bontà infinita; vi amo, sommo mio bene; a voi tutto mi dono; e voi, per quell'amore che vi ha fatto morire per me, accettatemi ad amarvi, e fatemi prima morire, distruggetemi prima, e non permettete che io abbia a lasciare d'amarvi. Vi dirò con S. Francesco di Sales: «O amore eterno, l'anima mia vi cerca e vi elegge in eterno. Venite, Spirito Santo, ed infiammate i nostri cuori col vostro amore. O amare o morire. Morire ad ogni altro amore per vivere al solo amore di Gesù25


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XXVII. Caritas enim Christi urget nos (II Cor. V, 14). - Troppo tenere e piene d'unzione sono le parole che scrive su questo passo S. Francesco di Sales nel suo libro dell'amor divino: «Udite, Teotimo, dice, niuna cosa sforza e pressa il cuore dell'uomo, quanto l'amore: se un uomo sa di essere amato da chi che sia, si sente sforzato ad amarlo; ma se un villano è amato da un gran signore, è maggiormente sforzato; e se da un monarca, quanto più? Sapendo dunque che Gesù vero Dio ci ha amati sino a soffrire per noi la morte e morte di croce, non è questo un avere i nostri cuori sotto di un torchio, e sentirlo sforzare e stringere per forza, e spremerne l'amore per una violenza ch'è tanto più forte quanto più è amabile26

Deh Gesù mio, giacché volete essere amato da me, ricordatemi sempre l'amore che mi avete portato e le pene che avete sofferto per dimostrarmi questo amore. Fate che la loro memoria non si parta mai dalla mia mente e dalla mente di tutti gli uomini, perché non è possibile credere quel che voi avete patito per obbligarci ad amarvi, e non amarvi. Per lo passato questa è stata la causa della mia vita così sconcertata e rea, il non considerare, Gesù mio, l'affetto che avete avuto per me. Frattanto io conosceva però il gran disgusto che vi dava co' miei peccati, e ciò non ostante gli ho fatti e replicati. Ogni volta che me ne ricordo vorrei morirne di dolore; e non avrei animo di cercarvi perdono, se non sapessi che siete morto per perdonarmi. Voi mi avete sofferto acciocché a vista del torto che vi ho fatto e della morte che avete patita per me, io accresca il dolore e l'amore verso di voi. Mi pento, caro mio Redentore, con tutto il cuore di avervi offeso, e vi amo con tutta l'anima mia. Dopo tanti segni del vostro affetto e


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dopo tante misericordie che mi avete usate, io vi prometto che non voglio amare altri che voi e voglio amarvi con tutte le mie forze. Voi siete, Gesù mio, il mio amore, il mio tutto: voi siete il mio amore, perché in voi ho posti tutti gli affetti miei; siete il mio tutto, perché non voglio altro che voi. Fate dunque che io sempre, in vita ed in morte e per tutta l'eternità, vi chiami sempre mio Dio, mio amore, mio tutto.

XXVIII. Caritas... Christi urget nos (II Cor. V, 14). - Consideriamo di nuovo la forza di queste parole. Vuol dire qui l'Apostolo che non tanto ci dee stringere ad amar Gesù Cristo quel che ha sofferto per noi nella sua Passione, quanto l'amore che ci ha dimostrato in volere tanto per noi patire. Quest'amore facea dire al nostro Salvatore in sua vita che sentivasi morire di desiderio che giungesse presto l'ora della sua morte per farci conoscere l'affetto immenso che per noi serbava: Baptismo... habeo baptizari: et quomodo coarctor usquedum perficiatur? (Luc. XII, 50). E quest'amore gli fe' dire ancora nell'ultima notte di sua vita: Desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum (Luc. XXII, 15).

Tanto dunque, o Gesù mio, fu il desiderio che aveste d'essere amato da noi, che in tutta la vostra vita altro non desideraste che di patire e morire per noi affin di metterci in necessità di amarvi almeno per gratitudine a tanto amore. Voi dunque tanto anelate al nostro amore, e come poi tanto poco noi desideriamo il vostro? Misero me che per lo passato sono stato così pazzo! Non solo non ho desiderato il vostro amore, ma mi ho procurato l'odio vostro con perdervi il rispetto. Caro mio Redentore, conosco il male che ho fatto, lo detesto sopra ogni mio male e me ne dolgo con tutto il cuore. Ora desidero il vostro amore più di tutti i beni del mondo. Sommo ed unico mio tesoro, io vi amo sopra ogni cosa, vi amo più di me stesso, vi amo con tutta l'anima mia, ed altro non desidero che amarvi ed essere amato da voi. Scordatevi, Gesù mio, dell'offese che vi ho fatte, ed amatemi ancora voi, ed amatemi assai acciocché assai io possa amarvi. Voi siete l'amor mio, voi siete la speranza mia. Già sapete quanto sono debole: aiutatemi, Gesù amor mio; aiutatemi, Gesù speranza mia.

Soccorretemi ancora voi colle vostre preghiere, o gran madre di Dio Maria.


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XXIX. Maiorem hac dilectionem nemo habet, ut animam suam ponat quis pro amicis suis (Io. XV, 13). - E che più, anima mia, poteva fare il tuo Dio, che dare la vita per farsi amare da te? Il dare la vita è il maggior segno d'affetto che un uomo può dare ad un altro uomo suo amico. Ma qual affetto è stato poi quello del nostro Creatore in voler morire per noi sue creature? Questo ci diè a considerare S. Giovanni quando scrisse: In hoc cognovimus caritatem Dei, quoniam ille animam suam pro nobis posuit (I Io. III, 16). Se la fede dunque non c'insegnasse che un Dio ha voluto morire per dimostrarci il suo amore, chi mai potrebbe crederlo?

Ah Gesù mio, io lo credo che voi siete morto per me, e perciò mi confesso reo di mille inferni in aver pagato con ingiurie ed ingratitudini l'amore che mi avete portato dando la vita per me. Ringrazio la vostra misericordia che ha promesso di perdonare chi si pente. Fidato dunque a questa dolce promessa, spero da voi il perdono, mentre mi pento con tutto il cuore di aver tante volte disprezzato il vostro amore. Ma giacché l'amor vostro non mi ha abbandonato ancora, io vinto dal vostro amore tutto a voi mi consagro. Voi, Gesù mio, avete consumata la vostra vita morendo su d'una croce; che posso rendervi io misera creatura? Vi consagro la vita mia abbracciando tutti i patimenti che mi verranno dalle vostre mani in vita ed in morte. Intenerito e confuso da tante misericordie che mi avete usate, mi abbraccio colla vostra croce ai piedi vostri, e così voglio vivere e morire. Deh mio Redentore, per l'amore che mi avete portato nel morire per me, non permettete che io più da voi mi divida. Fatemi viver sempre e morire abbracciato con voi. Gesù mio, Gesù mio, ve lo replico, fatemi viver sempre e morire abbracciato con voi.

XXX. Ego si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad me ipsum (Io. XII, 32)

Voi dunque, mio Salvatore, avete detto che stando in croce avreste tirato a voi tutti i nostri cuori; e perché il cuor mio per tanti anni è andato lontano da voi? Ah che per voi non è mancato. Quante volte voi mi avete chiamato al vostro amore, ed io ho fatto il sordo? Quante volte mi avete ancora perdonato ed amorosamente avvertito co' rimorsi di coscienza a non offendervi più, ed io ho tornato ad offendervi? Deh Gesù mio, non mi mandate all'inferno, perché all'inferno


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tutte queste grazie che mi avete fatte avrei da maledirle per sempre; giacché tutte queste grazie, i lumi che mi avete dati, le chiamate che mi avete fatte, la pazienza che avete avuta in sopportarmi, il sangue che avete sparso per salvarmi, sarebbero il tormento più crudele di tutti gli altri tormenti dell'inferno. Ma ora sento che di nuovo mi chiamate e mi dite con tanto amore, come s'io mai vi avessi offeso: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo (Deut. VI, 5). Mi comandate che io vi ami, e vi ami con tutto il cuore. Ma se non me lo comandaste, Gesù mio, dopo tante prove del vostro affetto potrei io vivere senza amarvi? Sì che vi amo, mio sommo bene, vi amo con tutto il cuore. Vi amo, perché me lo comandate. Vi amo, perché siete degno d'infinito amore. Vi amo e non desidero altro che amarvi, ed altro non temo che d'esser separato da voi e vivere senza il vostro amore. Deh amor mio crocifisso, non permettete che io lasci mai più d'amarvi. Ricordatemi sempre la morte che avete sofferta per me. Ricordatemi le finezze che mi avete dimostrate, e fate che la loro memoria m'infiammi sempre più ad amarvi ed a consumarmi per voi che vi siete consumato qual vittima d'amore sulla croce per me.

XXXI. Qui etiam proprio Filio suo non pepercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum, quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit? (Rom. VIII, 32). - Oh quante fiamme d'amore dovrebbero accendere queste parole ne' nostri cuori, pro nobis omnibus tradidit illum! La divina giustizia offesa da' nostri peccati doveva essere soddisfatta, e Dio che fa? Per perdonare a noi vuole che il Figlio sia condannato a morte ed esso paghi la pena da noi dovuta: proprio Filio suo non pepercit. Oh Dio, se l'Eterno Padre fosse stato capace di dolore, qual dolore non avrebbe inteso in condannare alla morte per li peccati de' servi il suo Figlio diletto ed innocente? Figuriamoci di vedere l'Eterno Padre con Gesù morto in braccio che dica: Propter scelus populi mei percussi eum (Is. LIII, 8). Avea ragione S. Francesco di Paola, in considerare la morte di Gesù Cristo, di esclamare in estasi di amore: O carità! o carità! o carità!27 All'incontro quanta confidenza debbono darci le parole


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che sieguono: Quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit? E come, Dio mio, posso io temere che non mi darete il perdono, la perseveranza, il vostro amore, il vostro paradiso e tutte le grazie che posso da voi sperare, dopo che mi avete dato l'oggetto a voi più caro ch'è il vostro medesimo Figlio? Intendo già quel che debbo fare io per ottenere ogni bene da voi, debbo domandarvelo per amore di Gesù Cristo; così Gesù stesso me ne assicura: Amen amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo dabit vobis (Io. XVI, 23).

Mio sommo ed eterno Dio, io per lo passato ho disprezzata la vostra maestà e bontà infinita, ora vi amo sopra ogni cosa: e perché vi amo mi pento con tutto il cuore di avervi offeso, e propongo di accettare prima la morte ed ogni pena, che di offendervi più. Perdonatemi, e concedetemi le grazie che io fidato alla promessa di Gesù Cristo ora vi domando. In nome di Gesù Cristo vi prego a darmi la santa perseveranza sino alla morte: datemi il perfetto e puro amore verso di voi: datemi una totale uniformità alla vostra santa volontà: datemi finalmente il paradiso. E tutto ve lo domando e lo spero da voi per li meriti di Gesù Cristo. Io non merito niente: merito castighi, non grazie; ma voi niente negate a chi vi prega per amore di Gesù Cristo. Ah mio buono Dio, vedo già che mi volete tutto per voi, ed io tutto vostro voglio essere e non voglio temere che i miei peccati m'impediscano di esser tutto vostro; per quelli già ha soddisfatto Gesù Cristo, e voi all'incontro per amore di Gesù Cristo siete pronto a darmi quanto desidero. Questo è il mio desiderio e la mia dimanda: Dio mio, esauditemi: io vi voglio amare, vi voglio amare assai ed essere tutto vostro.

Maria SS., aiutatemi voi.

XXXII. Nos autem praedicamus Christum crucifixum, iudaeis quidem scandalum, gentibus autem stultitiam (I Cor. I, 23). - Sicché ci attesta S. Paolo che i Gentili sentendo predicare


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essere stato crocifisso il Figlio di Dio per la salute degli uomini, la stimavano una pazzia - Gentibus autem stultitiam - come dicessero: E chi mai può credere questa pazzia, che un Dio abbia voluto morire per amor delle sue creature? Stultum visum est, dice S. Gregorio, Deum velle mori pro hominum salute.28 Ma anche S. Maria Maddalena de' Pazzi rapita dall'amore esclamava in estasi (Vit. c. 11): «Non sapete, sorelle, che il mio Gesù altro non è che amore? anzi è pazzo d'amore. Pazzo d'amore dico che sei, Gesù mio, e sempre lo dirò29

Amato mio Redentore, oh potessi aver io i cuori di tutti gli uomini, e con i cuori di tutti amarvi quanto voi meritate! O Dio d'amore, e perché in questa terra ove avete sparso voi tutto il sangue e data la vita per amore degli uomini, perché, dico, tanti pochi uomini poi ardono del vostro amore? Voi a questo fine siete venuto, per accendere ne' nostri cuori il fuoco di questo amore, ed altro non desiderate che di vederlo acceso: Ignem veni mittere in terram et quid volo nisi ut accendatur? (Luc. XII, 49). Vi prego dunque colla S. Chiesa, per me e per tutti gli uomini che vivono, Tui amoris in eis ignem accende, accende, accende.30 Mio Dio, tutto bontà, tutto amore, o amabile infinito, o amante infinito, fatevi conoscere da tutti


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e fatevi amare. Non mi vergogno di così pregarvi io che per lo passato ho disprezzato più degli altri il vostro amore: sì, perché ora illuminato dalla vostra luce e ferito da tante saette d'amore che mi avete scoccate dal vostro Cuore infiammato e innamorato dell'anima mia, non voglio esservi più ingrato, come vi sono stato per lo passato, ma voglio amarvi con tutte le mie forze, voglio ardere del vostro amore; e voi me l'avete da concedere. Non pretendo consolazioni e tenerezze nell'amarvi; non le merito né ve le domando; mi basta che io vi ami. Vi amo, mio sommo bene; vi amo, mio Dio, mio tutto: Deus meus et omnia.31

XXXIII. Posuit... in eo iniquitatem omnium nostrum... Et Dominus voluit conterere eum (Is. LIII, 6 et 10). - Ecco dove è giunto l'amore divino verso dell'uomo. L'Eterno Padre caricò sulle spalle del medesimo suo Figlio tutti i peccati nostri, et voluit conterere eum: volle che il Figlio ne avesse pagata a tutto rigore la pena a noi dovuta, facendolo morire su di un legno infame, consumato da' dolori. Ha ragione dunque l'Apostolo parlando di tale amore di chiamarlo troppo amore, il voler che noi ricevessimo la vita colla morte del suo diletto Figlio: Propter nimiam caritatem suam qua dilexit nos, et cum essemus mortui peccatis, convivificavit nos in Christo (Eph. II, 4, 5).

Troppo dunque, mio Dio, voi avete amato me, e troppo io sono stato ingrato in offendervi e voltarvi tante volte le spalle. Deh mirate, o Eterno Padre, su quella croce il vostro Unigenito lacerato e morto per me, e per suo amore perdonatemi e tiratevi tutto il mio cuore ad amarvi. Cor contritum et humiliatum Deus non despicies (Ps. L, 19): Voi per amore di Gesù Cristo morto per la nostra salute, non sapete disprezzare un cuore che si umilia e si pente. Io mi conosco reo di mille inferni, ma mi pento con tutto il cuore d'aver offeso voi, sommo bene. Non mi rifiutate, abbiate pietà di me. Ma non mi contento del semplice perdono: io voglio che mi doniate un grande amore verso di voi, che compensi tutte l'offese che vi


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ho fatte. Vi amo, bontà infinita; vi amo, o Dio d'amore. È poco s'io muoio e mi distruggo per voi. Vorrei sapervi amare quanto voi meritate. Ma già sapete che io niente posso; rendetemi voi grato all'affetto immenso che avete avuto per me; ve lo prego per amore di Gesù vostro figlio. Fate che in vita io vinca tutto per darvi gusto, ed in morte muoia tutto unito alla vostra volontà per venire ad amarvi da faccia a faccia con amore perfetto ed eterno in paradiso.

XXXIV. Ego sum pastor bonus; bonus pastor animam suam dat pro ovibus suis (Io. X, 11). - Gesù mio, che dite? qual pastore mai vuol dare la vita per le sue pecorelle? Voi solo, perché siete un Dio d'infinito amore avete potuto dire: Et animam meam pono pro ovibus meis (Ibid., 15). Voi solo avete potuto dimostrare al mondo questo eccesso d'amore, che essendo nostro Dio e nostro supremo Signore avete voluto per noi morire. Di questo eccesso parlavano già Mosè ed Elia nel monte Taborre: Dicebant excessum eius quem completurus erat in Ierusalem (Luc. IX, 31). Quindi ci ricorda S. Giovanni a riamare un Dio ch'è stato il primo ad amarci: Nos ergo diligamus Deum quoniam Deus prior dilexit nos (I Io. IV, 19). Come dicesse: Se non vogliamo amar questo Dio per la sua infinita bontà amiamolo almeno per l'amore che ci ha portato in voler patire per noi le pene a noi dovute.

Ricordatevi dunque, caro mio Gesù, che io sono una di quelle vostre pecorelle per cui avete data la vita. Deh, miratemi con uno di quei sguardi pietosi con cui mi miraste un giorno dalla croce morendo per me; miratemi e mutatemi e salvatemi. Voi diceste essere quell'amante pastore che trovando la pecorella perduta la prende con gaudio e se la stringe sulle spalle e chiama gli amici a rallegrarsene seco: Congratulamini mihi, quia inveni ovem meam quae perierat (Luc. XV, 6). Ecco io sono la pecorella perduta, cercatemi e trovatemi: Erravi sicut ovis quae periit: quaere servum tuum (Ps. CXVIII, 176).

Se per mia colpa non mi avete trovato ancora, prendetemi ora e stringetemi e legatemi con voi acciocché non mi torniate a perdere. Il legame ha da essere il vostro amore; se non mi legate con questo dolce laccio, di nuovo mi perderete. Ah che per voi non è mancato di legarmi col santo amore; ma io ingrato sono andato sempre fuggendo da voi. Ma ora io vi prego


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per quell'infinita misericordia che vi ha fatto scendere in terra affine di trovarmi: deh, legatemi, ma legatemi con doppio laccio d'amore, acciocché voi non mi perdiate più, ed io non perda più voi. Amato mio Redentore, io non voglio separarmi più da voi. Rinunzio a tutti i beni e gusti di terra, e mi offerisco a patire ogni pena, ogni morte, purché viva sempre e muoia legato con voi. Vi amo, amabilissimo Gesù mio; vi amo, mio buon pastore, morto per la vostra pecorella perduta; ma sappiate che questa pecorella ora vi ama più che se stessa, ed altro non desidera che di amarvi e di consumarsi per vostro amore. Abbiatene voi pietà, amatela e non permettete che mai più da voi si divida.

XXXV. Ego pono animam meam... Nemo tollit eam a me, sed ego pono eam a me ipso (Io. X, 17 et 18). - Ecco dunque che il Verbo incarnato, spinto dal solo amore che serba verso di noi, accetta la morte di croce per dare all'uomo la vita perduta. Ecco, dice S. Tommaso, che un Dio fa per l'uomo quel che più non avrebbe potuto fare, se l'uomo fosse stato, per così dire, il suo stesso Dio, e come se Dio privo dell'uomo non avesse potuto essere felice: Quasi homo, sono le parole del santo, Dei Deus esset, quasi sine ipso beatus esse non posset.32 Noi abbiam peccato e peccando abbiamo meritate le pene eterne; e Gesù che fa? Prende sopra di se l'obbligo di soddisfare, ed egli paga per noi co' suoi dolori e colla sua morte: Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit (Is. LIII, 4).

Ah Gesù mio, giacché io sono stata la causa di tante vostre amarezze e dolori che soffriste vivendo su questa terra, deh vi prego a darmi parte di quel dolore che voi sentiste dei peccati miei e a darmi confidenza nella vostra Passione. E che ne sarebbe di me, Signor mio, se voi non vi foste degnato di soddisfare per me? O maestà infinita, mi pento con tutto il cuore di avervi oltraggiata, ma spero da voi pietà, bontà infinita. Su, applicate all'anima mia, o Salvatore del mondo, il frutto della vostra morte, e di ribelle e ingrato che vi sono stato, rendetemi


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vostro figlio così amante, che non ami altro che voi, ed altro non tema che di darvi disgusto. Quell'amore immenso che vi ha fatto morire crocifisso per me, quello stesso faccia morire in me tutti gli affetti terreni. Gesù mio, prendetevi tutto il mio corpo, sì ch'egli non serva che per ubbidirvi; prendetevi tutto il mio cuore, acciocché altro non desideri che di darvi gusto; prendetevi tutta la mia volontà, sì ch'ella non voglia se non ciò che volete voi. Io vi abbraccio e vi stringo al mio cuore, mio Redentore; deh non isdegnate voi di unirvi con me. Vi amo, o Dio d'amore; vi amo, unico mio bene. E chi avrà più cuore di lasciarvi ora che mi avete fatto conoscere quanto mi avete amato e quante misericordie mi avete usate, cangiando i castighi a me dovuti in grazie e finezze?

O Vergine santa, ottenetemi la grazia d'essere grato al vostro Figlio.

XXXVI. Delens quod adversus nos erat chirographum decreti, quod erat contrarium nobis, et ipsum tulit de medio, affigens illud cruci (Coloss. II, 14). - Era già scritta contra noi la sentenza, colla quale eravamo condannati alla morte eterna come ribelli della divina Maestà offesa. E Gesù Cristo che ha fatto? Col suo sangue ha cancellato la scrittura della condanna e, per liberarci da ogni timore, l'ha affissa alla sua medesima croce, dove egli morendo ha soddisfatta per noi la divina giustizia. - Anima mia, vedi l'obbligo che hai a questo tuo Redentore; e senti quel che ora ti avverte lo Spirito Santo: Gratiam fideiussoris tui ne obliviscaris (Eccli. XXIX, 20). Non ti scordare della grazia del tuo mallevadore, che assumendosi i tuoi debiti ha pagato per te, e la sicurezza del pagamento eccola già affissa alla croce. Quando dunque ti ricordi de' tuoi peccati, guarda la croce e confida: guarda quel sagro legno tinto del sangue dell'Agnello di Dio sagrificato per amor tuo, e spera, ed ama un Dio che ti ha tanto amato.

Si, Gesù mio, io tutto spero da una bontà infinita qual siete voi. Questo è proprio dell'essere vostro divino, il rendere bene per male a chi, ravveduto delle sue colpe, si duole d'averle commesse e vi porta amore. Sì che mi dolgo sopra d'ogni male, amato mio Redentore, di avere così disprezzata la vostra bontà; e ferito del vostro amore vi amo, ed anelo di compiacervi in


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tutto ciò che volete. Misero me! Quando io stava in peccato era io servo del demonio, ed egli era il mio signore. Ora che spero di stare in grazia vostra, voi solo, Gesù mio, siete l'unico mio signore e l'unico mio amore. Possedetemi dunque, possedetemi sempre, e possedetemi intieramente, mentre io solo di voi e tutto vostro essere voglio. No che non voglio mai scordarmi delle pene che avete patite per me, per sempre più infiammarmi e crescere nel vostro amore. V'amo, amabilissimo mio Redentore; v'amo, o Verbo incarnato; mio tesoro, mio tutto, io v'amo, io v'amo.

XXXVII. Si quis peccaverit, advocatum habemus apud Patrem, Iesum Christum iustum: et ipse est propitiatio pro peccatis nostris (I Io. II, 1 et 2). - Oh che bella confidenza danno queste parole a' peccatori pentiti! Sta per essi Gesù Cristo facendo in cielo il loro avvocato, ed egli è quegli che loro ottiene certamente il perdono. Il demonio, quando un peccatore è uscito dalle sue catene, lo tenta a diffidare del perdono. Ma S. Paolo gli fa animo dicendo: Quis est qui condemnet? Christus Iesus qui mortuus est... qui etiam interpellat pro nobis (Rom. VIII, 34). E; vuol dire l'Apostolo: Se noi detestiamo i peccati commessi, perché temiamo? Chi è quello che ci ha da condannare? È Gesù Cristo, quegli stesso ch'è morto per non condannarci, ed al presente sta in cielo e ci difende. Siegue a dire: Quis ergo nos separabit a caritate Christi? (Rom. VIII, 35). Come dicesse: Ma dopo che noi siamo stati con tanto amore perdonati da Gesù Cristo e ricevuti nella sua grazia, chi avrà più animo di voltargli le spalle e separarsi dal di lui amore?

No, Gesù mio, non mi fido più di vivere separato da voi e privo del vostro amore. Piango quelli giorni infelici in cui sono vivuto senza la vostra grazia. Ora spero che mi abbiate già perdonato; io v'amo e voi mi amate. Voi però mi amate con amore immenso ed io v'amo così poco: datemi voi più amore. Bontà infinita, mi pento sopra ogni male d'avervi così maltrattato per lo passato; ora v'amo sopra ogni cosa, v'amo più di me stesso; e mi compiaccio più, mio Dio, di sapere che voi siete infinitamente beato, che d'ogni mia felicità; perché amo più voi che meritate un amore infinito, che me il quale non merito altro che l'inferno. Gesù mio, io non voglio da voi altro che voi.


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XXXVIII. Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis, et ego reficiam vos (Matth. XI, 28). - Udiamo Gesù Cristo che dalla croce dove sta inchiodato e dall'altare ove dimora sagramentato chiama noi poveri ed afflitti peccatori per consolarci ed arricchirci colle sue grazie. Oh che due gran misteri di speranza e d'amore sono per noi la Passione di Gesù e 'l sagramento dell'Eucaristia! Misteri che, se la fede non ce ne accertasse, sarebbero incredibili. Un Dio volere spargere tutto il suo sangue sino all'ultima goccia - ciò significa la parola effundetur: Hic est... sanguis meus... qui pro multis effundetur (Matth. XXVI, 28) - e perché? Per pagare i peccati nostri! E poi, volerci dare in cibo dell'anime nostre questo suo medesimo corpo un giorno sagrificato già sulla croce per la nostra salute! Questi gran misteri dovrebbero incenerire i cuori più duri, e sollevare i peccatori più disperati. Dice in somma l'Apostolo che noi in Gesù Cristo siamo stati fatti ricchi d'ogni bene, sì che non v'è grazia che ci manchi: In omnibus divites facti estis in illo... ita ut nihil vobis desit in ulla gratia (I Cor. I, 5 et 7). Basta che noi invochiamo questo Dio ad usarci misericordia, ed egli abbonderà di grazie verso d'ognuno che lo prega, come ce ne assicura lo stesso Apostolo: Dives in omnes qui invocant illum (Rom. X, 12).

Dunque, mio Salvatore, s'io ho ragione di disperare il perdono per le offese e tradimenti che vi ho fatti, ho molto più ragione di confidare nella vostra bontà. Padre mio, io vi ho lasciato qual figlio ingrato, ma ora torno a' piedi vostri addolorato e intenerito a tante misericordie che mi avete usate; e umiliato vi dico: Pater... non sum dignus vocari filius tuus (Luc. XV, 21). Voi avete detto che si fa festa in paradiso quando un peccatore si converte: Gaudium erit in caelo super uno peccatore paenitentiam agente (Luc. XV, 7). Ecco, io lascio tutto e mi converto a voi, Padre mio crocifisso; mi pento con tutto il cuore di avervi perduto il rispetto voltandovi le spalle. Ritornatemi di nuovo nella grazia vostra ed infiammatemi del vostro santo amore, acciocché io non vi lasci più. - Voi avete detto: Veni ut vitam habeant et abundantius habeant (Io. X, 10). Ond'io spero da voi non solamente la grazia vostra ch'io godeva prima d'offendervi, ma una grazia più abbondante che mi faccia diventar tutto fuoco in amarvi. – Oh


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potess'io amarvi, Dio mio, quanto voi siete degno d'essere amato! V'amo sopra ogni cosa, v'amo più di me stesso, v'amo con tutto il mio cuore, e desidero il paradiso per amarvi in eterno. Quid... mihi est in caelo, et a te quid volui super terram?... Deus cordis mei, et pars mea Deus in aeternum (Ps. LXXII, 25, 26). Ah Dio del mio cuore, prendete e conservatevi il possesso di tutto il mio cuore, e discacciatene ogni affetto che non è per voi. Voi siete l'unico mio tesoro, l'unico mio amore. Voi solo voglio e niente più.

O Maria speranza mia, colle vostre preghiere tiratemi tutto a Dio.

 




1 Stimulus amoris, pars 1, cap. 1. Inter Opera S. Bonaventurae, VII, 194: Lugduni, 1668 (iuxta editionem Vaticanam). - Vedi Appendice, 8.

2 S. BERNARDUS, In festo Pentecostes sermo 3, n. 3. ML 183-331. - Sermones de diversis, sermo 29, n. 3. ML 183-621. - Vedi Appendice, 119.



3 «O bone Iesu, quid fecisti, quid me tantum amasti? Quare, Domine, quare? Quare, Domine Iesu? Quid sum ego?» Stimulus amoris, pars 1, cap. 13. Inter Opera S. Bonaventurae, VII, 206: Lugduni, 1668 (iuxta editionem Vaticanam). - Vedi Appendice, 8.



4 Sabbato Sancto, in benedictione Cerei: Exsultet.



5 S. AUGUSTINUS, De catechizandis rudibus liber unus, cap. 4. n. 8. ML 40-315.

6 «Notre-Seigneur vous aime, ma chère Fille, et vous aime tendrement. Que s' il ne vous fait pas sentir la douceur de son saint amour, c' est pour vous rendre plus humble et plus abjecte à vos yeux. Mais ne laissez pour cela de recourir à sa sainte débonnaireté en toute confiance, surtout maintenant, en ce temps auquel nous le nous représentons comme il était, petit enfant en Bethléem; car, mon Dieu, ma chèere Fille, pourquoi prend-il cette douce et amiable condition de petit enfant, sinon pour nous provoquer à l' aimer confiddement et à nous confier amoureusement en lui? S. FRANCOIS DE SALES, lettre 1033, à Madame Gasparde de Ballon, Religieuse de l' Abbaye de Sainte-Catherine, 6 ou 7 janvier 1613-1615. Œuvres, XVI.



7 «Sic ergo nasci voluit, qui amari voluit, non timeri.» S. PETRUS CHRYSOLOGUS, sermo 158. ML 52-617.

8 S. BERNARDUS, Sermo de Passione Domini, in feria IV Hebdomadae Maioris, n. 3. ML 183-264.

9 Della continua memoria che tenne la santa penitente dei suoi peccati, vedi Appendice, 120.



10 «Domine Iesu Christe... fac me tuis semper inhaerere mandatis, et a te numquam separari permittas.» Canon Missae, secunda oratio e tribus ante communionem. - «Et ne permittas me separari a te.» Oratio Anima Christi.



11 Oratio quotidiana B. P. FRANCISCI, Opera, Pedeponti, 1739, I, 20. - Vedi Appendice, 76.



12 «Ad quamlibet quidem singularem culpam, seu iniuriam, seu contumeliam Summi Patris, habuit singularem aspectum.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Quadragesimale de Evangelio AEterno, sermo 56 (in Parasceve), art. 1, cap. 1. Opera, II., 349. Venetiis, 1745.

13 Vitis mystica seu Tractatus de Passione Domini, cap. 4, n. 12. Inter Opera S. Bernardi. ML 184-644. - «O Rex regum et Domine dominantium, quid tibi cum vinculis?» S. BONAVENTURA, Vitis mystica: Opera, VIII, ad Claras Aquas, 1898, pag. 165. - Questa opera - Vitis mystica - viene attribuita a S. Bernardo nelle antiche edizioni. Il Mabillon (Migne) non l' accetta come autentica, e la rimanda nell' Appendice. La rivendicano per S. Bonaventura gli ultimi suoi editori (Quaracchi), ma spogliata di molte addizioni posteriori.



14 «Quid commisisti, dulcissime puer, ut sic iudicareris? Quid commisisti, amantissime iuvenis, ut sic tractareris?» S. ANSELMUS, Oration s. Oratio 2, ML 158-861.



15 Questa sentenza può considerarsi come un compendio di quel che diffusamente dice S. ANSELMO, l. c., dopo le parole riferite nella nota precedente: «Quod scelus tuum, quae noxa tua, quae causa mortis, quae occasio tuae damnationis? Ego enim sum tui plaga doloris, tuae culpa occisionis... O.... ineffabilis pysterii dispositio! peccat iniquus, et punitur iustus...Quo, Nate Dei, quo tua descendit humilitas... quo tuus attigit amor?... Te perfecta caritas ducit ad crucem...» - Una simile espressione si ritrova presso il Contenson, O. P.  (Theologia mentis et cordis, lib. 10, in fine, ante appendices: Elogium Christi Salvatoris): Hoc est unum Iesu peccatum amor hominum.



16 S. IGNATIUS LOYOLA, Exercitia spiritualia, Hebdomada IV, Contemplatio ad amorem spiritualem in nobis excitandum. - Versione letterale dal testo spagnuolo (ed. Roothaan, Praep. Gen. Soc. Iesu, Romae, 1835): «Contemplatio ad obtinendum amorem... Da mihi amorem tui et gratiam, nam haec mihi sufficit.»



17 «Cum amat Deus, non aliud vult quam amari: quippe non ad aliud amat nisi ut ametur, sciens ipso amore beatos qui se amaverint.» S. BERNARDUS, In Cantica, Sermo 83, n. 4. ML 183-1183.

18 Locus autem Scripturae quam legebat erat hic: Tamquam ovis ad occisionem ductus est; et sicut agnus coram tondente se, sine voce, sic non aperuit os suum. Act. VIII, 32. - Isa. LIII, 7.

19  Quis ergo nos separabit a caritate Christi? Rom. VIII, 35.



20 «Théotime, le mont Calvaire est le mont des amants. Tout amour qui ne prend son origine de la Passion du Sauver est frivole et périlleux. Malheureuse est la mort sans l' amour du Sauveur; malheureux est l' amour sans la mort du Sauveur.» S. FRANCOIS DE SALES, Traité de l' amour de Dieu, liv. 12, ch. 13. Œuvres, V, 346.



21 «Voyons-le, Théotime, ce divin Rédempteur, étendu sur la croix, comme sur son bûcher d' amour où il meurt pour nous, mais d' un amour plus douloureux que la mort même, ou d' une mort plus amoureuse que l' amour même: hé, que ne nous jetons-nous en esprit sur lui, pour mourir sur la croix avec lui, qui, pour l' amour de nous, a bien voulu mourir! Je le tiendrai, devrions-nous dire..., et ne le quitterae jamais (Cant. III, 4): je mourrai avec lui et brûlerai dedans les fiammes de son amour, un même feu consumera ce divin Créateur et sa chétive créature; mon  Jésus est tout mien et je suis toute sienne (Cant. II, 16), je vivrai et mourrai sur sa poitrine, ni la mort ni la vie ne me séparera jamais de lui (Rom. VIII, 38, 39).»S. FRANCOIS DE SALES, Traité de l' amour de Dieu, liv. 7, ch. 8. (Euvres, V, 35.

22 Non permanebit cadaver eius in  ligno, sed in eadem die sepelietur: quia maledictus a Deo est qui pendet in ligno. Deut. XXI, 23.



23 Hymnus Te Deum.

24 «Absorbeat, quaeso, Domine, mentem meam ab omnibus, quae sub caelo sunt, ignita et melliflua vis amoris tui; ut amore amoris tui moriar, qui amore amoris mei dignatus es mori: per temetipsum Dei Filium, qui cum Patre, etc. Amen.» Oratio ad impetrandum divinum amorem. Opera B. P. FRANCISCI, tom. 1, pag. 19, 20. Pedeponti, 1739.



25 «O amour éternel, mon âme vous requiert et vous choisit éternellement! Hé, «venez, Saint Esprit, et enflammez nos cœurs de votre dilection (Ad Missam in festo Pentecosttes)». Ou aimer ou mourir! Mourir à tout autre amour pour vivre à celui de Jésus.» S. FRANCOIS DE SALES, Traité de l' amour de Dieu,  liv. 12, ch. 13. (Euvres, V, 346.



26 Oui, Theotime, rien ne presse tant le cœur de l' homme que l' amour. Si un homme sait d' être aimé de qui que ce soit, il est pressé d' aimer réciproquement: mais si c' est un homme vulgaire qui est aimé d' un grand seigneur, certes il est bien plus pressé; mais si c' est d' un grand monarque, combien est-ce qu' il est pressé davantage? Et maintenant, je vous prie, sachant que Jesus-Christ,  vrai Dieu éternel, tout-puissant, nous a aimés jusques à voulori souffrir pour nous la mort, et la mort de la croix (Philip. II. 8), ô mon cher Théotime, n' estéce pas cela avoir nos cœurs sous le pressoir et les sentir presser de force, et en exprimer de l' amour par une violence et contrainte qui est d' autant plus violente qu' elle est toute aimable et amiable.» S. FRANCOIS DE SALES, Traité de l' amour de Dieu, liv. 7, ch. 8. (Euvres, V, 33.

27 «Fu udito tal volta in questi rapimenti gridare con empito di voce e d' affetto tutto acceso di fiamme, pendente in aria: o Dio Carità, o Dio Carità o Dio Carità.» ISIDORO TOSCANO DI PAOLA, Vita, Venezia, 1691, lib. 4, cap. 3, 310. - «Pendente un giorno in aria, acceso di volto, infocato nel petto, per isfogo del trattenuto ardore, e per indizio della fiamma che traspariva, sentivasi dolcemente gridare: Oh Dio Carità! Oh Dio Carità! » PERRIMEZZI, Vita, Milano, 1715, lib. 5, cap. 1, 257. - Della morte di Gesù Cristo, non si fa espressa menzione.

28 «Stultum quippe hominibus visum est ut pro hominibus auctor vitae moreretur.» Homiliae in Evangelia, lib. 1, hom. 6, n. 1. ML 76-1096.



29 «Una volta, essendo... in ratto, tolto un crocifisso in mano, si diede per lo Convento a correre, e sfogando col Verbo Divino amorosi avvisi e intensi affetti, esclamava: «O Amore! o Amore! o Amore!» Questo faceva con dolci sorrisi, e con volto si colmo di gioia, che in rimirarla cagionava grandissima consolazione. Ora affissava gli occhi al cielo, ora al Crocifisso, ora se lo stringeva al petto e lo baciava con eccessivo fervore; ed in quel mentre non cessava di replicare: «O Amore, o Amore! non resterò giammai, o mio Dio, di chiamarti Amore, giubilo del mio cuore, speranza e conforto dell' anima mia.» Poi, rivolta alle Sorelle, che la seguitavano, soggiungeva: «Non sapete voi, care sorelle, che il mio Gesù altro non è che Amore, anzi pazzo d' amore? Pazzo d' amore dico che sei, o Gesù mio, e sempre lo dirò. Tu sei tutto amabile e giocondo; tu recreativo e confortativo; tu nutritivo e unitivo. Sei pena e refrigerio, fatica e riposo, morte e vita insieme: finalmente, che non è in te? Tu sei saggio e giocondo, alto ed immenso, ammirabile e indicibile, inescogitabile e incomprensibile.» E teneva gli occhi del continuo affissati nel costato del Crocifisso, in cui mostrava di vedere cose maravigliose. Onde molto a lungo favellò del sommo amore che Dio porta al genere umano, e dei più alti misteri che per la nostra redenzione operò in terra l' Umanato Verbo.» PUCCINI, Vita (Firenze, 1611), parte 1, cap. 11.



30 Missa in Dominica Pentecostes, versus ad Alleluia.

31 Oratio quotidiana B. P FRANCISCI. Opera, Pedeponti, 1739, tom. 1, pag. 20. - BARTHOLOMAEUS DE PISIS, De conformitate vitae B. Francisci ad vitam D. N. Iesu Christi, Congormitas octava, pars 2. - Vedi Appendice, 76.



32 Opusculum 63, De beatitudine, cap. 7: inter Opera S. Thomae, Romae, 1570, tom. 17. - Vedi Appendice, 104, A.




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