Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Evidenza della Fede

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 492 -


CAP. I. Contrassegno primo.

Santità della dottrina.

Il primo motivo che ci dimostra la verità della nostra fede è la santità della dottrina, che ci viene insegnata dalla santa chiesa cattolica, così in quanto ai misteri da credere, come in quanto alle virtù da esercitare. E qui bisogna considerar le cose dai suoi principj. Noi vediamo il genere umano così sconcertato: specialmente prima della venuta di Gesù Cristo gli uomini (eccettuati quei pochi che se ne stavano in un cantone della terra, nella Giudea) non conosceano il lor creatore. Altri adoravano per Dio i pianeti, altri gli elementi, altri i bruti (sino a' serpi e topi), altri l'erbe degli orti, come le cipolle e gli agli. Altri adoravano uomini morti che in vita eran già stati conosciuti da per tutto per empj e ripieni di vizj. Erano adorati per Dei un Giove ed un Marte adulteri, una Venere impudica, un Apollo incestuoso, un Vulcano vendicativo. Di più furono adorati per Dei un Nerone, un Caligola, un Domiziano, uomini che in vita eran tenuti per mostri d'impudicizia e di crudeltà. Il senato romano giunse a consecrar per Dea una certa Flora che fu una pubblica meretrice, perché morendo ella gli avea lasciata la sua eredità acquistata col turpe mestiere. Offerivano poi gli uomini a questi finti Dei sacrificj i più crudeli ed abbominevoli che possan pensarsi. Scrive Filone che il re Aristomene sacrificò in un giorno a Giove trecento uomini: giungeano ad offerire in sacrificio ai demonj sino le vite dei loro figli. Lascio poi di narrare i sacrificj turpi che faceano, perché ho rossore anche di accennarli. Questa fu l'invenzione del demonio, far tenere per Dei gli uomini più viziosi, acciocché i loro vizj fossero poi senza ripugnanza, anzi con onore imitati dagli altri. Ipsa vitia (scrisse Lattanzio) religiosa sunt; non modo non vitantur, sed etiam coluntur1.

Vediamo inoltre anche al presente che tutto il genere umano è inclinato agli appetiti malvagi, alle vendette, alle invidie, alle ambizioni ed alle impudicizie, cose tutte contrarie alla retta ragione. Tutte le opere di Dio sono perfette, onde non poteva egli creare l'uomo così disordinato. Donde dunque è nato tanto disordine? cerchiamone l'origine. Eccola: Adamo che fu il primo uomo, egli fu creato da Dio colla rettitudine originale, cioè co' sensi soggetti alla ragione, e colla ragione soggetta a Dio; ma Adamo disubbidì a Dio col cibarsi del pomo vietato; ed ecco perché così egli, come tutti i suoi discendenti restaron privi della divina grazia e disordinati, ribellandosi il senso contra la ragione e la ragione contra Dio.

Questo gran male avea bisogno d'un gran rimedio, e Dio che fece? Avendo egli compassione degli uomini, acciocché non si perdessero, determinò di mandare il proprio figlio a redimerli da tanta ruina, disponendo che questo Redentore coi suoi meriti e morte loro ottenesse la salute. Quindi prima della venuta di questo Salvatore mandò Iddio i profeti che l'annunziassero al mondo, acciocché gli uomini procurassero di salvarsi colla speranza dei di lui meriti; e tutte le loro profezie le fece registrare nelle sacre scritture con tutte le circostanze della venuta, delle opere, della vita e della morte del Redentore, affinché dopo la di lui venuta non potessero gli uomini più dubitarne. Indi stabilì nella Giudea la sua chiesa, ed ivi promulgò ancora le sue leggi, acciocché gli uomini, non solo col lume naturale, ma anche con l'aiuto di esse intendessero meglio quello che doveano fare, e quello da cui doveano astenersi. Ecco finalmente come


- 493 -


venne in terra il Verbo eterno, prese carne umana, nacque e promulgò la sua legge di grazia, ch'è stata poi scritta negli evangelj, e che non già distrugge l'antica, ma l'adempie. Quindi, acciocché i fedeli non errassero nei dubbj che sovra questa divina sua legge doveano insorgere, stabilì la sua nuova chiesa, la quale da Dio stesso illuminata insegnasse poi ai fedeli tutto ciò che doveano credere e praticare circa i costumi. Questa chiesa egli l'ha stabilita come colonna e base della verità, e le ha promesso che tutte le forze dell'inferno non mai potranno contra lei prevalere, secondo scrisse l'apostolo: Ecclesia Dei vivi, columna et firmamentum veritatis1. E come disse Cristo a s. Pietro: Aedificabo ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversus eam2.

Questa chiesa poi è quella che ci fa conoscere il vero Dio; il quale è l'ultimo nostro fine. Ci fa intendere la sua natura divina e ch'egli possiede tutte le perfezioni. Ci fa sapere il premio eterno apparecchiato ai giusti e l'eterno castigo destinato ai peccatori. Ella poi in quanto ai costumi c'insegna una legge tutta santa, piena di carità e di rettitudine, che c'istruisce a vincere gli appetiti disordinati, ad amare il prossimo come noi stessi, e Dio sovra ogni cosa. La chiesa in somma ci propone le leggi così divine, come umane, che dobbiamo e ben possiamo osservare coll'aiuto della divina grazia. Ci propone ancora i divini concilj, che ci rendon più facile l'osservanza dei precetti e ci fan più grati a Dio. Ella ancora ci fa sapere, con quali mezzi dobbiamo conservarci nella divina grazia, e come ricuperarla, se mai per disgrazia l'abbiamo perduta: questi mezzi sono i santi sacramenti istituiti da Gesù Cristo, per li quali egli ci rimette i peccati e ci comunica le grazie a noi procurate per li meriti della sua passione. Ella ancora ci fa sapere che noi siamo troppo deboli per osservare colle nostre forze i divini precetti e per vincere i nemici che ci tentano a trasgredirli; e che perciò dobbiam sempre ricorrere a Dio colle preghiere per ottenere da esso l'aiuto ad osservarli.

Vedasi pure se fra tutte le leggi può mai trovarsi o pensarsi una legge più santa, più retta e più ordinata. Ed all'incontro si osservi quel che insegnano le altre false religioni. La religione dei giudei un tempo fu retta e santa; ma dopo ch'essi han rifiutata la nuova legge di grazia, sono rimasti ciechi, e son caduti in mille inezie ed empietà. Gli odierni ebrei (i quali oggidì son chiamati talmuldisti, poiché hanno abbracciata la credenza del Talmuld, libro, ossia legge piena di favole, di errori e di bestemmie) dicono che questa è un'altra legge, la quale fu data a Mosè a voce; pertanto gl'inventori del Talmuld nel pubblicarlo ordinarono che tutte le cose ivi comandate si osservassero come leggi divine, ed imposero pena di morte a chi le negasse. In quanto ai misteri divini insegnano i talmuldisti che Iddio in una parte della notte rugge come un lione e dice: Oimè che distrussi la mia casa e bruciai il mio tempio e rendei schiavi i miei figli! Dicono che nel giorno poi parte si mette a studiar la legge ed anche il Talmuld: parte ad insegnar ai fanciulli che morirono bambini: e parte a giudicare il mondo; e nell'ultime tre ore si pone a divertirsi con un dragone chiamato Leviatan. Dicono che Dio prima di creare il mondo, molti mondi faceva e li disfaceva; dopo averlo creato poi egli cavalca la notte sopra un cherubino, e visita 18 mila mondi che ha creati. Dicono che Dio disse una menzogna una volta, per metter pace tra Abramo e Sara. Dicono ch'egli per aver diminuita la luce alla luna a confronto di quella data al sole, impose a Mosè che offrisse un bue in sacrificio, acciocché gli fosse perdonata questa colpa.

In quanto poi ai costumi dicono che chi adora gl'idoli per amore o timore non pecca. Di più dicono che non pecca chi maledice i suoi genitori e lo stesso Dio, purché non proferisca i nomi


- 494 -


di Dio, come Adonai, Eloin, Sabaoth. Di più dicono che se uno liga il compagno, e così lo fa morire di fame o lo gitta dinanzi ad un lione, è libero dalla morte; altrimenti poi, se lo fa morir di fame senza ligarlo, o se lo gitta avanti le mosche. Di più, che se un reo è condannato da tutti i giudici, è libero dalla morte; altrimenti poi, se parte di loro lo condanna e parte no. Dicono ancora che si salva certamente chi non lascia di mangiare almeno tre volte in ogni sabato. Chi volesse sapere altre sciocchezze ed errori dei presenti giudei, legga i Granata1 e 'l Segneri2.

La setta maomettana poi in vece del Talmuld tiene l'Alcorano per sua legge e regola di fede. Quest'Alcorano approva ogni religione che adora Dio, promettendo salute a chiunque vive secondo la legge da sé eletta, benché dall'una passasse all'altra a suo capriccio. In quanto a' misteri da credere, insegna che anche i dannati, i quali credono all'Alcorano, son liberati dall'inferno. E perciò i maomettani si radono il capo, ma vi lasciano una chiocchetta, sperando che per quella potrà Maometto cavarli dall'inferno. Sperano che almeno nel giorno del giudizio egli colle sue preghiere salverà tutti i suoi seguaci. Per gli altri dannati poi dice l'Alcorano che l'inferno non durerà più di mille anni, rinnovando l'errore di Origene. Il paradiso poi che promette l'Alcorano è un paradiso di cui si vergognerebbero le stesse bestie, se avessero ragione: paradiso di piaceri sensuali. Tanto che Avicenna maomettano, vergognandosi di tal promessa, dice che Maometto in ciò aveva parlato allegoricamente; ma l'Alcorano in niun luogo ammette questa spiegazione di Avicenna.

In quanto a' costumi l'Alcorano permette a ciascuno di rubare a suo piacere. Permette ad ogni uomo aver tante mogli quante ne può alimentare; e permette il divorzio a proprio arbitrio. Permette ogni sorta d'impudicizia colle schiave o suddite. Comanda la guerra e la vendetta, come cose gloriose. Comanda che si uccida chi non crede ad esso Alcorano. Vuole che tengasi comunicazione coi demonj, affin di divinare per via d'incantesimi e sortilegi.

Lascio di parlare delle altre sette eretiche, delle quali ciascuna tiene i suoi particolari errori e disordini. Ma bisogna qui dire qualche cosa dell'ultime eresie del settentrione, che vengono chiamate tutte sotto il nome di religion riformata. Questa religione pretesa riformata (di cui furono capi Lutero, Zuinglio e Calvino) insegna tra gli altri due empj dogmi fondamentali che tolgono la bontà e 'l merito a tutte le opere buone, ed aprono il campo a tutti i vizj. Il primo dogma è che tutti gli uomini nascono egualmente infetti dal peccato originale: ma in modo tale, che tutte le opere dell'uomo, o buone o male, anche dopo il battesimo sono perverse e degne delle pene eterne. Il secondo dogma è che la sola fede, senza bisogno d'altra virtù, rende l'uomo giusto e lo salva; poiché (come dicono) non già si rimettono all'uomo i peccati per la carità o per la grazia; ma la fiducia ch'egli ha nella divina misericordia per li meriti di Gesù Cristo, fa che le sue colpe non gli vengano imputate, ma gli s'imputi la giustizia del Redentore; e così diventa giusto e si salva. In seguito poi di questi due errori ne insegnano molti altri, cioè che l'uomo dopo il peccato di Adamo ha perduto il libero arbitrio, ond'è costretto a volere e non volere quel che da Dio sta predeterminato; che Iddio non già dona a noi la virtù di fare il bene, né solamente permette il male; ma egli è quello che opera in noi tutte le azioni buone e cattive; che i divini precetti a noi non appartengono punto, mentre sono impossibili ad osservarsi: che a niente ci vagliono i sacramenti per ottenere la divina grazia: che solo ai predestinati è donata la grazia della giustificazione, e che tutti gli


- 495 -


altri sono da Dio predestinati al male: che chi ha la fede in Gesù Cristo, infallibilmente persevera in grazia e certamente si salva, quantunque commetta tutte le scelleraggini del mondo. Ed ecco la bella religione riformata che ha trasformato l'uomo in un mostro d'inferno, giacché l'ha esentato da ogni legge e gli ha data licenza d'immergersi in tutt'i peccati più enormi, fuorché nelle infedeltà. Ecco come parla Lutero, e non si arrossisce di scriverlo: Vides, quam dives sit homo christianus! nulla peccata possunt eum damnare nisi sola incredulitas. Caetera omnia, si stet fides, absorbentur per eamdem fidem1. Ma Calvino passò più innanzi, e disse che le opere buone non solo non giovano, ma ripugnano alla fede: Tum fidei iustitiae locus est, ubi nulla sunt opera quibus debeatur merces.

Dunque secondo le loro massime di fede, tutti i cristiani fino alla venuta di questi novelli maestri di religione sarebbero dannati; mentre tutti i veri cristiani, e specialmente i santi ed i martiri avrebbero errato nella fede: giacché tutti han creduto non bastare i soli meriti di Gesù Cristo a salvarsi, ma esser necessarie, oltre la fede, anche le loro buone opere. Di più essi, quantunque speravano la salute, fidando ne' meriti di Gesù Cristo, non han creduto però per fede di essere predestinati, anzi sono stati sempre con timore sino alla morte; né han creduto di peccare, operando bene affine di acquistarsi il paradiso; cose tutte opposte alla credenza de' novatori. Ma no, che ben dice il p. Segneri, che la loro credenza e dottrina è peggiore dell'ateismo, poiché l'ateo fa il male sempre con timore, per la difficoltà che trova a persuadersi con fermezza, che non vi sia Iddio nel mondo; laddove questi riformati operano con minor timore lusingandosi di operare secondo la religione da Dio voluta.

All'incontro una delle gran prove della nostra religione cattolica è l'essere esente da qualunque minimo errore. I misteri ch'ella insegna a credere, benché sieno (come di sovra si disse) alti e superiori alla ragione, non sono però alla ragione contrarj. I precetti poi che impone ad osservare, son tutti santi e giusti. Che cosa più giusta, che amare Iddio sommo bene più degli altri beni, che a confronto di Dio sono ombra e fumo? Amare noi stessi, ma con amore ordinato, che non c'inganni con piaceri apparenti e passeggieri, ma ci conduca a quella felicità che non avrà mai fine? ed amare il prossimo come noi stessi, giacché tutti siam chiamati a convivere in questa terra, affin di sovvenirci gli uni cogli altri con buoni esempi e colle opere di carità, come compagni di viaggio all'eternità, per ritrovarci un insieme giunti al paradiso, dove esser dovremo compagni e concittadini eterni di quella patria beata?

È vero che i precetti della divina legge sono per sé difficili alle forze umane, ma son facili col divino aiuto; e quest'aiuto Dio l'ha promesso e lo concede a chiunque glielo dimanda. Petite (così egli ha detto) petite, et accipietis. Quindi il sagro concilio di Trento c'insegna: Deus impossibilia non iubet, sed iubendo monet et facere quod possis, et petere quod non possis, et adiuvat ut possis. Pertanto non può negarsi che nella chiesa cattolica vi sono stati sempre molti uomini santi che hanno dati tanti belli esempi di umiltà, di distacco, di castità, di giustizia e di tutte le virtù; e colla loro buona vita a niuno si sono renduti molesti ed esosi, se non solamente a coloro che odiavano il lor vivere, come un rimprovero de' loro mali costumi. È certo che niun cattolico mai, che ha menata buona vita, è passato ad essere eretico o infedele. All'incontro molti eretici ed infedeli, che facean vita, se non buona, almeno men disordinata degli altri, son passati ad abbracciare la nostra fede, a fine di trovar salute: segno evidente, che solamente nella nostra chiesa si ritrova vera santità e vera salute.




1 L. 1. c. 13.

1 1. Tim. 3. 15.



2 Matth. 16. 18.

1 Simbolo par. 4. trat. 2. c. 22.



2 Incredulo senza scusa p. 2. c. 24. n. 12.

1 Luther. de votis monach.




Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos