Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Quarto centenario dalla traslazione...
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QUARTO CENTENARIO DALLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SAN ROCCO NOVENA DI LEZIONI E DI PREGHIERE

Settimo giorno Lezione Il sacrificio

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Settimo giorno

Lezione

Il sacrificio

  [77]Il più gran mistero di pietà che videsi quaggiù fu quando il Figlio di Dio, essendo beato in cielo, elesse di scendere in mezzo a noi e prendere dimora nella carcere di un corpo umano e poi languire fra molti patimenti e finalmente offerirsi al Calvario in croce.

  San Rocco, in premio di tanto eroismo mostrato sui campi delle calamità infra noi, fu da Dio aiutato a compiere il trionfo del sacrificio estremo. Valicava, tapinello, il nostro Rocco le Alpi. Era più che in altro tempo giammai scarno nel volto, distrutto nella persona, consumato nelle forze. Saliva, saliva e quando fu al vertice parvegli scorgere la sua Linguadoca, la sua provincia e per poco la sua città, Montpellier41, e intanto mille [78]affetti sollevavansi dal cuore alla mente sua, quando gli sovvenne di certo Alessio, che figlio desso medesimo di famiglia principesca in Roma, alla sera di un che altri chiamarono delle sue nozze, fuggì e venne per molti anni pellegrino in Terra Santa, e ritornato in patria mutato di colorito e di fattezze, entrò nella casa paterna e non si fece conoscere; chiese per alta grazia d'aver un giaciglio in un angolo di casa e un tozzo di pane per vivere, che egli intanto avrebbe atteso a pregare pei suoi benefattori. E fece così finché visse.

Quando, morendo, il cielo manifestò che Alessio aveva operato santamente, in confermazione di questo operò molti prodigi sulla tomba di Alessio, e Alessio è santo. A Rocco parve vederlo omai Alessio nella sua gloria di paradiso e che gli dicesse sensibilmente: "Quaggiù è molto meglio vivere al nascosto ed essere riputato per nulla e passare la vita fra i dispregi. Che importa del [79]mondo e delle mondane

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vanità?". Stando in questi pensieri Rocco giunge ai confini di Linguadoca e si fa presso a Montpellier42.

  Correvano tempi tuttavia disastrosi. La peste non aveva affatto frenate le cupidigie umane. Erano discordie di partiti, e di tempo in tempo succedevano per assalire masnade di ladroni, ordinate in forma di piccolo esercito. Onde vivevasi con trepidazione e in sospetto continuo delle persone e delle cose.

Però alle porte di Montpellier non appena fu scorto in Rocco un pellegrino mal ricoperto, con volto sofferente, depresso nella persona, giudicaronlo, piuttosto che un divoto santo, un esploratore infinto il quale certamente veniva per consegnare la città in mano ai ladroni assassini. Fu dunque coperto di catene, colmo di insulti, e dal governatore della città, che era lo suo zio, aggiudicato alla carcere.

  Il governatore nondimeno volle vedere il pellegrino imputato; la vista di lui il commosse ed egli sclamò: [80]"Pellegrino era mio nipote quando partì per alla volta di Roma. O Rocco, se ti potessi scorgere e riabbracciare!". E Rocco frenava gli impeti del cuore e per lo sforzo che faceva in ciò il sudore scendeagli a grosse stille dalla fronte. Egli sentissi il buon proposito di ascoltar la voce udita sul monte: "Meglio è vivere sconosciuto ed essere riputato per uno stolto". Si fece dunque entro alla carcere, baciò le catene che l'avvinghiavano e levando gli occhi in alto disse: "Datemi forza, o Signore. Sono in questa solitudine, parlatemi, io sospiro incessantemente a voi". Il carceriere gli addita lo stramazzo sul quale potrà riposar le membra e gli porge un pane inferigno e una brocca d'acqua, che è tutto il cibo del prigioniero. Un pertugio di finestra mandavagli un debole fascio di luce. Quando il sole per breve ora veniva con un raggio benché scarso, il volto di Rocco facevasi in modo più insolito giocondo, la mente sua infervoravasi a [81]lodar Dio e il cuore ad amarlo con l'affetto di un cherubino celeste. Intanto il giorno volgeva al suo tramonto e Rocco passò la prima notte del carcerato. Prendeva un leggier sonno e poi levavasi su,

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perché troppo temeva non forse43 <che> il corpo adagiato ad un riposo prolisso ricalcitrasse poi contro allo spirito. Spuntati appena gli albori, Rocco stavasi ginocchione e consolavasi in conversare con Dio e con i beati. Il secondo giorno non ebbe nulla di tetro e la notte attendevala con ansietà per entrare in più dolce colloquio con Dio. Così passò la settimana e il mese. Il tribunale del luogo non si diede cura di esaminare l'affare del pellegrino ed egli, Rocco, nulla bramava più che di essere ospitato così sino al termine della vita.

  Passò dunque anche un anno e poi due e poi quattro. Ed all'anno quinto le forze s'avvide che venivano meno sempre più, le gambe che male il [82]reggevano e le ginocchia che a stento si piegavano all'atto di pregare. Rocco rallegravasene e diceva: "Questa carcere del corpo misero par che si sfasci omai e fuori per i crepacci di queste piaghe parmi vedere più chiaramente la patria che mi attende, il paradiso. Oh paradiso! Bel paradiso, quando ti vedrò?...". In esclamare giungeva le mani e gli occhi fissava all'alto, in fino a che ricadde in un'estasi dolcissima. Ora di poi si riebbe, guardò intorno e diede in singhiozzi amarissimi. Credeva essere in paradiso omai e videsi tuttavia quaggiù. Il cuore gli si schiantò per alto duolo. Rocco emise un sospiro dolcissimo. Parvegli udir la voce di un angelo che dicevagli: "Il sacrificio è compiuto, accostati e vieni". E Rocco, stretta la destra dell'angelo, chinò il capo quasi per dire: "Addio, o terra", e volò all'alto nel cielo.

Orazione

  Io guardo al cielo. Scorgo che è [83]grande, che è bello, che è il paradiso beato ed eterno; ed or mi sorprende che Iddio ottimo per un patimento di quaggiù, che per quanto grave ha in sé il conforto della divina grazia e per quanto lungo non sorpassa generalmente molti anni di vita, mi

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sorprende, dico, che per il sacrificio di un patimento quaggiù il Signore dia un premio di godimento eterno nella eterna beatitudine. Buon Dio, come siete grande! Buon Dio, come siete misericordioso! Ed or mi si fa luce a scorgere nei santi quel mistero di umiltà e di abnegazione che pure è di santo eroismo. Buon Dio, come siete grande nei vostri santi!   L'avete ben pensata, o Rocco, a scegliervi per ultimo periodo di somiglianza con Cristo la solitudine della carcere, la abnegazione della volontà, la sofferenza delle catene. E noi siamo materiali tanto che per poco ce ne scandalizziamo.

Ditelo al Signore che ci faccia essere cristiani spirituali, ditelo che ne faccia gustare [84]anche a noi un sorso di quelle gioie che son di cielo. Impareremo a distaccarci dalle terrene cose e da noi, e così a renderci meno indegni del Signore e dei santi suoi. O beato Rocco, guardate e soccorreteci!

  Tre Pater, Ave, Gloria.





p. 462
41 Originale: Monpelliers.



p. 463
42 Originale: Montpelliers, ripetuto nel capoverso successivo.



p. 464
43 Originale: fosse; cfr. ed. 1930, p. 142.



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