Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1910
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1910)

PARTE TERZA

Capo VIII. DELLE CASE SUCCURSALI E DEI LORO ASSISTENTI

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§ I. Condizioni di erezione

§ II. Mezzi di erezione

1342

§ III. Assistenti e Consiglio

1343

§ IV. Assistenti e personale

§ V. Modo d'usare coi dipendenti

1344
- 1342 -

Capo VIII.

DELLE CASE SUCCURSALI E DEI LORO ASSISTENTI

 

<< <   > >>§ I.

Condizioni di erezione

 

[204]È come innato in una congregazione, sia pur anche nascente, il desiderio e la propensione ad estendersi in altre case e diffondersi.

Ma perché tale desiderio sia ragionevole e da appoggiare, si richiedono le seguenti condizioni.

I. Bisogna sentire profondamente in cuore il desiderio di tale opera e scorgersela dinanzi nelle sue circostanze di sviluppo, come la si vedesse ormai compiuta.

Bisogna che questo intimo senso sia assodato dai superiori legittimi o direttamente ovvero indirettamente.

II. Naturalmente i superiori agiranno con senso di fede e, secondo le circostanze di[205] tempo e di luogo, daranno mano all'opera desiderata.

III. Difficoltà, dubbiezze, opposizioni non mancheranno giammai, ma queste, anzi che infirmare, devono avvalorare i buoni propositi.

<< <   > >>§ II.

Mezzi di erezione

 

Una casa può avvenire che il Signore disponga si eriga con mezzi puramente provvidenziali.

In questo caso è bene rallegrarsi, perché la bontà del Signore farà più che non creda l'uomo.

Ma si richiede molta fede e l'intenzione molto retta da colui che il Signore chiama ad essere strumento di sua provvidenza.

L'esperienza in merito è per dare ai Servi della Carità chiari suggerimenti.

Ovvero la Provvidenza dispone che un'opera sia iniziata anche con un po' di provvidenza umana, benché non sufficiente all'uopo.

Allora crescono le difficoltà sia da parte dei Servi - 1343 -iniziatori, sia da parte dell'opera ovvero dei benefattori della stessa.

Molto meglio è trovarsi in tali circostanze da dover dipendere dall'aiuto divino più che dalla provvidenza dell'uomo.

<< <   > >>§ III.

Assistenti e Consiglio

 

[206]Ciò che difetta generalmente nelle fondazioni non è l'economia materiale, ma la morale, ossia la prestazione del personale.

Il più delle volte la difficoltà è nella scelta di un personale dirigente adatto.

Un buon direttore deve avere retta la intenzione, perché si possa meritare l'aiuto di Dio.

Deve avere una prudenza almeno sufficiente per il disbrigo delle opere e per la direzione del personale che gli dipende.

Bisogna che sia forte in superare le difficoltà, che sia energico nello iniziare e proseguire le opere di sviluppo della casa, benché il direttore non debba intraprendere opere straordinarie di muratura o di straordinario corredo, senza il consiglio dei superiori immediati.

Il direttore si fa aiutare dal Consiglio che gli dipende.

In questo argomento possono avvenire tre casi.

Il direttore può possedere forza di iniziativa, chiarezza di direzione, esperienza illuminata, e allora potrà valersene con discrezione per sé e con utile reciproco dei superiori dipendenti, i quali molto impareranno dalla sua scuola.

[207]Ovvero i lumi e le energie sono proporzionate e allora bisogna appigliarsi al proverbio che dice: «Più vedono quattro occhi che due».

 Può avvenire che ad ogni modo e fino a che i singoli membri del Consiglio siano perfettamente edotti diriga soprattutto la mente del direttore.

In questo caso usi la discrezione per non eccedere in autorità.

Badi a considerare sempre i suoi dipendenti come veri fratelli, per non menomare la carità religiosa.

Quanto alla durata in sede del direttore, è da augurarsi che non oltrepassi gli anni tre di regola.

Ma se lo richiedono le circostanze di riuscita da una parte e la scarsezza di personale dall'altra o - 1344 -per altri motivi ragionevoli, sarà bene confermare la nomina secondo che al Consiglio superiore sarà per piacere.

<< <   > >>§ IV.

Assistenti e personale

 

Tocca ai superiori formarsi i soggetti dipendenti e di essi avvalersene poi efficacemente.

Formarsi i soggetti secondo lo spirito e lo indirizzo dell'opera è cosa essenziale, come è essenziale un buon lievito per cuocere una massa[208] di pasta in buono e sostanzioso pane.

In quest'opera di zelo, di pazienza, di applicazione assidua devono i superiori, tanto immediati che mediati, riporre ogni cura propria.

A poco a poco si apprendono le arti, le scienze, e a poco a poco si arriva agli impieghi alti nella società.

Bisogna che non trascorra giorno senza che il dipendente si eserciti in lavori utili e il superiore lo deve a questo dirigere, a costo pure di commettere qualche fallo; perché è proverbio che chi fa, falla; ma intanto chi falla oggi, impara a fare meglio allo indomani.

Nelle opere della Casa della divina Provvidenza, quando si è scorto che un Servo sia di retta intenzione, buono e pio e capace a disinvolgersi alla meglio, allora basta guardarlo da lungi e non incepparlo nel lavoro suo, ma concedergli spontanea e quasi piena quella libertà, nell'ambito della quale il servo della Carità deve svolgere la propria energia e compiere gli uffici, che in nome di Dio gli vengono affidati.

<< <   > >>§ V.

Modo d'usare coi dipendenti

 

Qui si potrà obiettare: quando di un confratello si potranno accettare con sicurezza i consigli e quando con sicurezza immetterlo negli affari?[209] E si risponde che naturalmente allorquando, come l'augellino del nido, ha fatto le ali e che è capace ormai di volare.

Tale capacità poi è relativa alle persone, alle condizioni di luogo, di ufficio e simili.

 Certo è per altro che, quando - 1345 -chiara si veda la via di Provvidenza nello incominciare e proseguire un'opera di bene, molto bisogna confidare nello aiuto della grazia, come nella fede semplice e viva del servo della Carità che è chiamato alle opere di bene.

Una congregazione nascente è congregazione bambina, che il Signore vuole aiutare, che il prossimo dei fratelli inclina a compatire.

Che farà pertanto un superiore locale? Faccia quanto segue e lo ponga in azione ben presto.

Come Mosè, ritenga sola e assoluta l'autorità del comando; ma una autorità mite, umile, benevola.

Sia autorità desiderosa di essere comunicata in buona parte ai propri confratelli, come Mosè attendeva con ansia di spartire la grazia del comando in parti eguali ai settanta seniori del popolo.

I confratelli, quando scorgano questo, si affretteranno ansiosi, lavoreranno in confidenza di fratelli, interessati nella grande opera della santificazione propria e delle anime del prossimo.[210] Impareranno a vivere ognora più della vita dell'istituto ed a sacrificarsi di buon animo per la prosperità dello stesso, come il dabben figliuolo si sacrifica per la prosperità dell'ottimo padre suo.

Si deve fare poco assegno alle osservazioni che in generale i dipendenti fanno sui propri superiori, quando siffatte lagnanze non siano confermate da prudenti e ragionevoli motivi.

Difetti ne abbiamo tutti; bisogna insistere che la carità bene intesa è tutta nel sopportare a vicenda i difetti gli uni degli altri.

Il direttore di una casa succursale sia veritiero e fedele con i superiori immediati.


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