Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo XVII DEL CONFESSORE

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Capitolo XVII

DEL CONFESSORE

 

[122]Le Figlie di santa Maria della Provvidenza, come in generale le religiose, per decreto pontificio hanno confessori particolari.

E sta bene, perché son desse figlie privilegiate della grazia di Dio e quindi anche del vicario di Dio in terra, il sommo pontefice.

Il pontefice assegna ai vescovi l'incarico di provvedere di confessori propri i monasteri.

 La superiora del convento, d'accordo col suo Consiglio superiore, può ben dessa esporre il suo desiderio al vescovo per certi confessori di gradimento speciale alla comunità, ma poi riceve sommessamente e con grato animo quelli che dal superiore vengono assegnati.

[123]Il confessore resta in carica per anni tre e poi o lo si muta o lo si conferma.

Le suore, che a maggioranza di voti son di parere di confermare il confessore, ne fanno istanza al vescovo, il quale alla sua volta provvede se gli parrà bene in Domino al desiderio delle religiose.

Or quanti confessori vengono assegnati ad una comunità di religiose? Il vescovo assegna loro un confessore ordinario, un confessore straordinario ed anche un confessore supplementare.

Il confessore ordinario è di tutti i giorni o di tutte le settimane, conforme il bisogno.

Lo straordinario è per talune volte nell'anno: nei quattro Tempi57 ed anche più spesso secondo le circostanze.

Il confessore supplementare è colui che supplisce ai due in caso di assenza e secondo i particolari bisogni della comunità.

Come devono le religiose diportarsi col confessore in genere? Devono a lui il rispetto ben dovuto come a ministro di Dio, come a ministro di carità per le anime loro, come a ministro di sacrificio, perché spiega S. Francesco di Sales: Non è solo martirio confessare Iddio davanti agli uomini, ma è anche martirio confessare gli uomini davanti a Dio».

In questo detto del santo sono alti significati, che è bene - 552 -siano scrutati dai confessori e dalle penitenti in ispecie.

Dai confessori, perché siedano in tribunale sacro all'unico scopo di far bene alle anime; le religiose alla loro volta devono imparare ad accostarsi al confessore come a ministro di Dio e non altrimenti.

Bisogna far scomparire affatto le seconde intenzioni, perché[124] è troppo facile che abbiano dell'umano e quindi del sensibile, e in questo è sempre a deplorare il pericolo d'un qualche danno alle anime.

Però le penitenti si accostino al sacramento con rispetto del sacro ministro e del santo sacramento che amministra.

Si accostino con fiducia, perché dalle parole del sacro ministro e dall'effetto del sacramento sempre e in ogni modo ne ricaveranno un frutto spirituale all'anima.

E se le penitenti bramano che i frutti di pace e di fervore si facciano assai, devono accostarsi con sincerità, nulla tacendo di quanto possa portar lume al confessore per leggere in fondo al libro della grazia a loro riguardo.

Si presentino adorne della semplicità della colomba e il Signore, a mezzo del sacramento santo, insegnerà il modo di volare e di crescere sincere nel cammino della perfezione.

La prima condizione di una buona confessione è che dessa sia breve, breve di regola generale.

 Può accadere per altro che la religiosa abbia bisogno di speciali lumi nel cammino della virtù, di speciali conforti per levare le difficoltà che[125] in tal cammino si incontrano e allora bisogna protrarre di alquanto, ma non assai, per non perdere inutilmente un tempo prezioso e non tornare di aggravio e di ammirazione58 alle consorelle che alla loro volta pure attendono.

Il caso di confessioni prolisse deve esser molto raro e potrebbe essere conveniente scegliere certi momenti più adatti per non far attendere e per non eccitare ammirazione di sorta.

Ma sul direttore di anime diremo a parte.

Nei quattro Tempi59 dell'anno e in qualche circostanza speciale viene il confessore straordinario.

E prescritto che- 554 - tutte le consorelle abbiano a presentarsi, ma sono poi libere di esporre la propria coscienza ovvero di domandare semplicemente e con umiltà la santa benedizione.

La ragione di ciò è chiara da parte del confessore, da parte delle penitenti ed è in favore dello stesso monastero.

Per altro è da consigliare che pur al confessore straordinario espongano la propria coscienza e la espongano anche con qualche ampiezza, perché più vedono quattro occhi che due occhi.

Né si deve[126] menomamente trascurare quei mezzi di profitto spirituale che la bontà del Signore ne presenta.

Per ultimo viene il confessore supplementare, il quale è anche approvato dal vescovo, e questi viene in aiuto ai confessori che non hanno avuto tempo o comodità per esaurire il proprio compito.

Il confessore supplementare viene in aiuto a quelle consorelle che per qualunque ragionevole motivo furono impedite dallo accostarsi alla Confessione in giorno ed ora determinata.

In questo argomento sono da notare talune cose.

Il confessore è ministro di Dio ed è nel medesimo tempo uomo al quale si devono riguardi dovuti.

Non si venga mai meno alle regole di convenienza e di decoro dovuto e si faccia caso del suo sacro ministero e nessuna si accosti ad altri confessori senza ragionevole motivo.

È pur da notare da parte delle penitenti che si guardino soprammodo dal difetto di sensibilità; le doti esteriori di mente, di cuore, di lingua del confessore non devono determinare ad apprezzamenti[127] umani, che come si è detto possono tornare di pericolo al profitto spirituale delle anime.

Non si pretenda mai che sacerdoti in dignità e già tanto occupati nella cura d'anime abbiano ad abbandonare la propria parrocchia per intrattenersi un tempo considerevole nelle vostre confessioni; non vi parrebbe mancar di carità a tante anime che nel mondo hanno bisogno di essere specialmente aiutate? Pure si guardino dalla tentazione di credere di fare un piacere ai confessori in averli scelti a loro direzione.

 Si è detto sopra che può essere un godimento di sofferenza e di martirio, sovrattutto quando è da fare con religiose che soffrono certe malattie di nervosismo ovvero che le poverette si trovano in un pelago di pene spirituali.

Meschinelle, quanta- 556 - carità bisogna usare loro perché non abbiano a naufragare! Pure la carità e lo zelo del confessore dev'esser grande con le anime che apertamente[128] si vede che il Signore conduce a vita di molta perfezione.

Ma di questo diremo a parte, perché è argomento di speciale importanza.





p. 550
57 Espressione meno comune per indicare le quattro Tempora, distribuite lungo l'anno liturgico.



p. 552
58 Il termine ha significato negativo.



59 Cfr. nota 57.



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