Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. C. - 1897
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REGOLAMENTO PER I FIGLI DEL SACRO CUORE (1897)

III. NORME GENERALI

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III.

NORME GENERALI

 

1. [6]Nella nostra casa tutti i confratelli sono eguali fra di loro: questo il principio.

2. Non potendo funzionare una società qualunque senza capi che la dirigano, per questo alla nostra opera presiede un direttore generale, coadiuvato da assistenti, da maestri, da economi, da consiglieri.

3. Nella scelta dei preposti alle arti, alle industrie, ai diversi uffici e soprattutto nella scelta del direttore generale e della madre superiora, bisogna guardarsi dallo spirito di parte e non aver altro di mira che i diritti di giustizia e il bene della istituzione.

4. Chi presiede deve precedere con l'esempio in tutto: nella pietà, nella carità, nella castità, nella mortificazione, nella povertà, nella operosità.

Questo non impedisce che, al bisogno, si faccia uso di quella fermezza e di quella autorità che solo possono dar forza a un Regolamento e mantenere un istituto - 892 -nella disciplina e nell'obbedienza, senza le quali non s'avrebbe che confusione e disordine.

 5. Le cariche non devono sempre essere coperte dalle stesse persone; saranno alternate fra di quelli che se ne mostrano capaci e questo per rendere più confratelli atti al disimpegno di un ufficio, in modo che, in caso di malattia o di morte, l'uno possa prendere il posto dell'altro e il buon andamento della casa non ne risenta danno.

6. Si vuole in chi dirige prudenza e discrezione, in chi ubbidisce docilità e sottomissione cieca.

7. Nei singoli confratelli sia spento ogni attaccamento alle cose terrene; s'avvezzi ciascuno a trovare superfluo anche il necessario; quello che si ha non è nostro, ma dei poveri, perché per i poveri ci è stato donato e in nome dei poveri abbiamo procacciato e procacciamo.

8. Chi dentro l'istituto o fuori di esso viene a conoscenza di cosa, che possa nuocere o giovare alla istituzione, la deve senz'altro riferire al direttore generale o all'assistente, se è un membro del Consiglio, al suo maestro se è un confratello dipendente; a tutti è fatto obbligo di non parlarne con altri.

9. L'orario generale di una casa è stabilito dal proprio Consiglio e approvato dal direttore generale.

10. [7]La casa non si deve mettere in alcun impegno che implichi rischio o speculazione. Dovendosi, per mantenere le arti, accattare lavoro dal di fuori, si lavori sempre a pronti contanti.

11. I maestri confratelli, preposti alle arti, ai mestieri, alla istruzione, alla educazione, devono essere provveduti di tutti quei libri che si reputano necessari per il loro ufficio.

12. Quando difettasse il personale e per il disbrigo delle faccende interne occorressero delle opere, è consentito prendere de' giornalieri e anche dei capibottega, dei maestri e dei professori. Nella scelta di codeste persone si avrà cura che siano notoriamente ritenuti buoni e capaci.

13. E vietato ai confratelli dipendenti, ai ricoverati, agli studenti, agli artigiani l'andare l'uno nella camera o nel dormitorio o nella bottega o nello studio o nel cortile dell'altro, senz'averne domandato e ottenuto il permesso.

Così è vietato - 893 -a chiunque il fermarsi in chiacchiere, il rincantucciarsi fosse anche da solo, il possedere libri non approvati dal maestro degli studi, lo spedire e il ricevere lettere per altre mani che per quelle dell'assistente, il tenere presso di sé, nascosti o no, coltelli, danaro, vino, liquori, frutta, incisioni o altro che basti il semplice buon senso individuale a riprovare.

14. I confratelli sacerdoti, quando le loro occupazioni lo permettano, devono prestarsi alle Confessioni nella propria chiesa e fuori.

15. Sia sempre concesso ai confratelli, di qualunque età e ufficio, di esporre, a voce o per iscritto, il loro modo di pensare, perché bene spesso sulla bocca dei semplici si manifesta più chiaramente il volere divino e perché si ravvivi e si consolidi quel sentimento di familiarità e di solidarietà, che deve stringere in un volere solo e in un solo intendimento tutta la famiglia.

Delle cose comunicate a voce se ne deve riferire al direttore generale; nelle sue mani si deve rimettere qualunque comunicazione o nota scritta.

 16. Per principio in casa non si ammette alcun ricoverato, del quale non ci sia chi per lui paghi qualche cosa e per lui risponda anche nella moralità.

17. Se nel Regolamento si riscontrassero lacune, si segue l'uso.


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