Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Svegliarino...
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SVEGLIARINO CINQUANTA CONFERENZE ALLE PIE UNIONI DI UNA PARROCCHIA

DODICI CONFERENZE AI CONFRATELLI DI UNA PARROCCHIA

X. Cosa difficile a farsi

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X.

Cosa difficile a farsi

  1. [53]Fra le persone di cristiani tuttavia buoni è un difetto che spiace assai. Ha di quelli che pregano, che fanno qualche elemosina, che sono attenti alle funzioni di Chiesa e fors'anco sono assidui ai santi Sacramenti, ma che mal sanno nascondere i torti che ricevono. Anzi delle persone avversarie ne dicono il male che sanno. Quando non trovano argomento di far di peggio, rivoltano loro le spalle e dicono: "Costui che m'ha offeso io perdono, ma basta che nol vegga in casa mia e che egli si stia sempre per i fatti suoi". Pessimo discorso! Ascoltatemi. Vo' persuadervi ad essere cristiani più saggi. Scorgerete che perdonare non è sì difficile atto come voi credete. Questo di perdonare è un comando del Signore. A mezzo di san Matteo ci fa sapere: "Io poi vi dico: amate i vostri nemici, fate del bene a questi che vi odiano"15. Sicché

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se Dio comanda dobbiamo obbedire, e se egli ci impone un servizio ci darà forza a ben eseguirlo.

  2. [54]Vi pongo anzitutto dinanzi un tratto storico. Cinna due volte attentò alla vita dello imperatore Augusto. Or che fece questi? Chiamò il colpevole alla sua presenza, e dissegli: "Orsù, diamo allo impero romano due nobili esempi, io quello della generosità e tu quello del pentimento". In dirlo, si abbracciò a Cinna e se lo fece amico diletto. Se non si facesse così, che sarebbe del mondo? Una boscaglia di fiere. Ma noi cristiani abbiamo Gesù Cristo che ci inculca: "Amate i vostri nemici". Or che non si può fare in grazia di Gesù? Un numero immenso di cristiani ha dato la vita per Gesù Cristo, o nel martirio o nella professione della virtù. E noi non saremo atti a perdonare almeno una ingiuria?... Preghiamo il Signore, che avendoci Dio data la legge ci darà la grazia per bene seguirla.

  3. Vi adduco altro esempio. Carlo, cardinale arcivescovo di Milano, ritornava verso sera alla cappella del palazzo suo per recitare co' suoi domestici il santo rosario. Di nascosto si addentrò anche un omicida tristo, certo Farina, che [55]presto scagliò fucilata contro il santo arcivescovo. Fortunatamente e per un vero miracolo di Maria la palla caddegli ai piedi. Intanto tutti gridavano che il Farina fosse appiccato. Ma Carlo rispose: "Io lo voglio guadagnare al cielo". Invitollo poi alla sua mensa e tanto fece finché lo convertì. Questo esempio ci ad intendere che anche noi, potendo, dobbiamo beneficare ancor chi ci fa del male. Alcune volte il prossimo odia segretamente, e allora egli riceve i saluti e i servigi nostri. Altra volta odia manifestamente. In questo caso, se egli rifiuta i servigi nostri, noi cercheremo di amarlo con molto affetto.

  4. E perché in questo proposito non si cerchino sotterfugi, badiamo bene che amare i nemici è precetto assoluto. Disse Gesù Cristo: "Conosceranno tutti che siete miei seguaci dal vedere che voi vi amate a vicenda"16. Or se uno vi fa del

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male, non siete obbligati ad amare la scortesia o la ingiuria ricevuta, che anzi questa come peccato bisogna detestarla. Ma dovete amar la persona, come il medico che nell'infermo ama il prossimo e abbomina la piaga che [56]imputridisce il braccio. E questo amore bisogna che apparisca ancora allo esterno, con quei segni o comuni o particolari, come può esser del caso, per provare che si ama. Dice il Signore che tu essendo giunto all'altare, <se> trovi che alcuno abbia cosa contro di te, tu recati a riconciliarti. Ritorna di poi, che allora il tuo dono sarà accetto17.  Sicché non illudiamoci. Non basta dire: "Io perdono in cuor mio". Bisogna che apparisca all'esterno. Un amore falso, che dice di perdonare e poi che non perdona, resti pure tra i barbari.

  5. Noi dobbiamo perdonare con astenerci da qualsiasi offesa e dobbiamo offerir buoni frutti di servizio, come si è detto, e sovrat<t>utto di preghiera cordiale. Se almeno non pregassimo con buon affetto, saremmo pari a quella ficaia che non dando più frutto di sorta meritò d'esser tagliata per darsi alle fiamme.

  6. Qui taluno può dimandare: "È maggior virtù beneficare l'inimico ovvero l'amarlo?". E vi rispondo che beneficare si può per politica, per interesse ed anche per rabbia. Amare è tutto segno d'amor di Dio. Nella Legge antica si dava precetto di beneficare e si taceva il resto. Nella [57]Legge nuova, che è la perfetta, Gesù Cristo disse: "Vi do un precetto nuovo, non nella sostanza ma nei modi, ed è questo di amare i nemici".

  Fratelli miei, questo precetto è sì importante che senza di esso che varrebbe<ro> la vostra Regola e il vostro abito? Appunto vi chiamate confratelli, perché come membri di una sol famiglia volete attendere per dare onore al celeste Padre, utile e conforto ai fratelli di casa e di fuori per tutto il mondo. Procacciategran bene e vivrà l'anima vostra.

 

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Riflessi

  1. Una cosa difficile a farsi è perdonare agli uomini.

  2. Ma che non si può fare per amore e con la grazia di Gesù Cristo?

  3. Facciamo del bene a chi ci fa del male.

  4. Amiamo la persona, odiamo il peccato.

  5. Alla persona diamo buoni frutti di perdono, di preghiere.

  6.  Ma sovrat<t>utto amiamo, perché amare è maggior virtù che non sia lo stesso beneficare.





p. 643
15     Mt 5, 44, ripetuto nel capitolo.



p. 644
16     Gv 13, 35.



p. 645
17     Cfr. Mt 5, 23s.



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