Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Svegliarino...
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SVEGLIARINO CINQUANTA CONFERENZE ALLE PIE UNIONI DI UNA PARROCCHIA

DODICI CONFERENZE AI CONFRATELLI DI UNA PARROCCHIA

XI. Uno spauracchio da fanciullo

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XI.

Uno spauracchio da fanciullo

  1. [58]Giacobbe dormiva allo scoperto in una notte e gli parve <di> vedere un avversario che con lui combatteva poderosamente; svegliato dal sonno, trovò che quegli era un angelo del Signore. Molti cristiani si trovano oggidì che hanno paura di mostrarsi in chiesa, di mostrarsi ai santi Sacramenti. Hanno paura di quella virtù che si dice pietà cristiana. Ma che timore è questo vostro? È uno spauracchio da sogno come è il panico di un fanciullo. Un figlioletto ha paura di un viso malveduto, ma quando scorge che quello è il volto dello zio ovvero del fratello non vorrebbe mai più staccarsene. La pietà non è avversaria, ma è persona amica che consola il cuore, che dona virtù all'anima. Siamo al mese sacro, al compatimento dei defunti diletti. Non scorgete come tutti pregano, come tutti offrono doni e sacrifizii? Questi operano il bene perché è scritto: "Santo e salutare è il pensiero di pregare in pro dei defunti, perché sieno sciolti [59]dai loro peccati"18. Scorgiamo

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questo e proponiamo di volere ora e sempre seguire il buon avviso di osservare la cristiana pietà.

  2. Se voi vedeste persone inferme, persone legate, oh come accorrereste con pietà a soccorrerle! Quest'è cosa santa. Avete le anime dei defunti che sono legate nel purgatorio e che soffrono in pene: ah, se voi movete passo per liberarle, voi fate cosa assai santa.

  3. Una cosa sola noi dobbiamo procurare a vicenda, ed è che accorriamo gli uni gli altri19. Tutti pregano nella famiglia del Signore, preghiamo ancora noi. I morti pregano per noi. Leggiamo nella Sacra Scrittura che un morto adagiato sulla tomba di Eliseo subito risuscitò. I santi nel cielo pregano per noi. Quando i fratelli Maccabei combattevano contro all'empio Antioco, il profeta Geremia appariva nell'alto e faceva scorgere che a supplicare per la intiera città di Gerusalemme, a fine di salvarla, era lui. Le anime sante del paradiso pregano alla lor volta per le anime che sono nel purgatorio. Rimane che noi medesimi abbiamo a supplicare [60]con molti gemiti per non essere soli senza cuore e senza carità.

  4. Intanto se operiamo bene a loro prò, li libereremo dal tormento perché volino al cielo, e noi stessi ne avremo un prò assai grande. Margherita da Cortona si comunicava tutte le volte che poteva per le anime sante nel purgatorio. Molte volte poi vedeva in ispirito una schiera fortunata di anime che salendo in alto sclamarono: "La comunione salva le anime purganti". E le benedette arrivate al luogo di premio, che non faranno in prò dei propri salvatori? San Pier Damiani per20 aver fatta celebrare una santa Messa e ascoltata divotamente ottenne di divenire sacerdote, poi vescovo e dottore <della Chiesa> e, ciò che più vale, ottenne di divenire santo illustre. E poi dubitate che il pregar pei defunti non giovi sommamente.

  5. Son troppo tormentate le meschinelle. Nel mondo si castigano con le catene quei che non soddisfano i propri debiti. Nel purgatorio le anime, se hanno tante catene di peccati

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mortali, perdonati bensì ma non appieno soddisfatti, hanno poi le catene di tanti peccati veniali di cui non vollero dolersi in vita. Intanto le meschine [61]addolorano. Ah, corriamo, corriamo, perché le loro non sono catene qualsiasi, ma sono lacci di fuoco.

  6. E noi li possiamo sciogliere o in via di grazia ovvero di giustizia. In via di grazia con pregar per loro e sovrat<t>utto con offerire il santo sacrificio della Messa. In questo augusto sacrificio, chi prega è tutta la Chiesa congiunta con Gesù, che offre se medesimo al Padre eterno. Che non può ottenere il santo sacrificio della Messa? Ah, se avessimo fede! E per via di giustizia possiamo slegare quelle catene con pagar noi in vece loro, a forza di digiuni severi e di elemosine cordiali. Le meschinelle non hanno modo di cavarsela finché non venga altri in loro soccorso. Non tardiamo.

  7. Molto più che presto avremo anche noi a trovarsi . Or quanto desidereremo alla nostra volta che altri ci soccorra! Ma appunto, se saremo stati trascurati in pregar pei defunti, trascurati in adempiere ai legati pii, trascurati in dare in elemosina per carità, come potremo meritarci che altri facciano assai più che non operammo noi stessi? È scritto che la misericordia [62]si usa da Dio in proporzione di quella che noi usiamo al prossimo nella infermità sua. Sicché, se ben consideriamo il prò nostro, noi dobbiamo non sol pregare ma supplicare con ogni sorta di voto, di elemosina, di mortificazione, a ciò che noi pure presto siamo salvi. Questo dovere incombe sovrat<t>utto a voi confratelli, legati con vincolo speciale di carità e di religione. Non temete, esercitare la pietà per sé e per altri è cosa di alto vantaggio. Procuratevi. Date questo buon esempio ai fratelli, che da voi l'attendono forse con desiderio vivo.

Riflessi

  1. Spauracchio da fanciullo è aver paura della cristiana pietà.

  2. Pregar pei defunti è cosa santa.

  3. Perfeziona la carità.

 

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  4. Ed è pensiero salutare.

  5. Si sciolgono i vincoli dei peccati delle anime purganti.

  6.  Si sciolgono poi in via di grazia e di giustizia.

  7.   Su, che tardiamo? La misericordia che loro usiamo ci sarà un giorno usata a noi medesimi.





p. 646
18     2 Mac 12, 46 (Vulgata).



p. 647
19     Nell'ed. 1924, p. 72: «accorriamo gli uni incontro agli altri».



20     Originale: salvatori? Il Damasceno per; cfr. ed. 1924, p. 73.



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