Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Deposizione Bosatta
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Deposizione sulla serva di Dio suor Chiara Bosatta (1912)

Fede

Sessione X - 20 agosto 1912

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Sessione X - 20 agosto 1912
XXXIII. [130r]So che la Serva di Dio era amantissima della santa meditazione, alla quale si applicava con tutto il trasporto tenendosi sempre ginocchioni e qualche volta, quando credeva di non esser vista, baciando anche la terra, e nell’esercizio meditativo della Via Crucis trascinandosi ginocchioni per - 667 -terra. Per solito la meditazione, come per Regola, la faceva al mattino per una mezz’ora, nel pomeriggio per altra meditazione facendo valere l’esercizio della Via Crucis. Senza dire che al presentarsele di qualche ritaglio di tempo libero si applicava sempre ad un poco di meditazione. [130v] Di questo suo trasporto per la meditazione dava segno anche durante lo stesso passeggio con le orfanelle, mentre tutta raccolta come era teneva fisso lo sguardo alla chiesa, alla quale tendeva per una visita più o meno breve. Le sue meditazioni predilette erano quelle sulla Passione, sulla santissima Eucaristia, giovandosi particolarmente dei libri spirituali di sant’Alfonso de’ Liguori e del suo manuale del sacro Cuore 18 e della Filotea di san Francesco di Sales, ma quando lo poteva senza libri essa si teneva tutta in una santa meditazione. Io devo aggiungere che ammiravo in lei una elevazione di spirito straordinaria e costante. In particolare osservo io che, introdottasi l’Ora santa del giovedì rammemorante il mistero dell’agonia di Gesù nell’orto, la Serva di Dio a questo esercizio si applicava con tanta intensità da edificare tutti, e fu precisamente per tanta edificazione che promanava dal suo contegno che questo pio esercizio si mantenne e si mantiene tuttora fervido in tutte le Case della divina [131r] Provvidenza, sebbene non sia prescritto dalla Regola.
XXXIV. Riferendomi anche a quello che è pubblicato nella vita della Serva di Dio 19, ho sentito da varie fonti, e specialmente da suor Marcellina, della speciale divozione che la Serva di Dio professava fino dai primi anni verso i divini misteri; appena giunta all’uso di ragione ella vedendo la sua sorella e le altre accostarsi alla santa Comunione, manifestò subito le sue - 668 -brame di esservi anch’ella ammessa, e fu solo per l’indirizzo dei tempi che le fu ritardata la prima Comunione fin presso gli 11 anni. Non è a dire poi dell’impegno, del fervore col quale vi si preparò, e secondo l’uso dei tempi solo tre o quattro volte al mese, ma almeno quelle le era consentito di accostarsi alla sacra Mensa. Io stesso poi, come già accennai, fui testimonio della sua insigne pietà in prepararsi e ringraziare per le sante Comunioni, talché posso dire la sua vita essere stata tutta un impegno di [131v] prepararsi e ringraziare di tanto beneficio. So che durante le piccole passeggiate colle orfanelle non ometteva mai di fare qualche visita al Santissimo Sacramento nelle chiese nelle quali si imbatteva. Portava poi uno speciale ardore di pietà nell’ascoltare la santa Messa, per la quale o in parrocchia o a Cremia o a Musso, secondo che si offriva l’opportunità per la presenza di sacerdoti, si premurava con ansia di assistere, essendo il suo desiderio immenso di non perdere mai la santa Messa. E se le capitava di non trovare l’opportunità della Messa in nessuno di questi paesi, la Serva di Dio, dicono le sue consorelle, si fregava le mani esclamando: « Andremo a Dongo dove invece di una ne sentiremo tre », alludendo al convento dei religiosi francescani. In questo suo spirito di pietà eucaristica venne sempre più crescendo fino alla morte.
XXXV. So che la Serva di Dio andava alla chiesa già preparata dal suo spirito di fede, e passando davanti al cimitero non [132r] tralasciava un segno di rispetto ed una preghiera pei poveri morti; quando poi si trovava in chiesa il suo contegno era sempre di tale e tanta pietà ed edificazione che la si sarebbe creduta una serafina davanti alla divina maestà. Assicuro che di questo suo contegno in chiesa tanto devoto era ispiratore non verun basso sentimento di vanagloria, quanto il desiderio di piacere a Dio, poiché essa era e voleva essere un cuore tutto inteso e trasportato verso Dio ed insieme impegnato a nascondere davanti agli altri il suo trasporto. In particolare essa amava la chiesa nella quale si conservasse il Santissimo Sacramento, che soleva chiamare o « anticamera del paradiso », o « nostro paradiso in terra », ciò che mosse anche ad apporre nella chiesa della casa in Como e in altre dell’istituto la santa epigrafe: « Il nostro paradiso in terra ».
- 669 - XXXVI. Ho già in addietro più volte accennato alla sua divozione verso la Passione, e confermo pienamente tutto il dichiarato, aggiungendo che è mio sentimento [132v] che essa portasse la passione di Gesù nel cuore e nel corpo, onde fin da quando si trovava a Gravedona e da poi sempre la si giudicava da tutti una santa.
XXXVII.
a) Come ho già detto in addietro, la Serva di Dio professava una speciale divozione verso la Madonna addolorata, l’Immacolata, il Carmine, il rosario e a Como la Madonna della Provvidenza. Aggiungo come onorasse la santa Vergine specialmente nel giorno di sabato raccomandando a me ed alla sorella superiora che non le si vietasse di astenersi dalla frutta o almeno di gustarne una sola qualità.
b) Era poi particolare la sua divozione verso gli angeli custodi, e di tal divozione nel mese di ottobre specialmente essa era la fautrice e la direttrice; tra i santi in particolare essa venerava san Giuseppe che soleva chiamare « il papà della casa ».
c) Assolutamente poi escludo qualunque idea di esagerazione, non dico poi di superstizione, in queste sue manifestazioni di [133r] pietà.
XXXVIII. La sua venerazione per il sommo pontefice mi risulta abbastanza manifesta dal suo detto famigliare: « Un sol Dio in cielo, un sol papa in terra ». Quando il vescovo era per venire in parrocchia o alla casa, dimostrava sempre tutto il suo ossequio, specialmente poi in occasione di visite di altri prelati. Ai religiosi francescani di Dongo parimenti portava un particolare rispetto, del venerabile sacerdote don Carlo Coppini aveva quasi un culto. Noto poi che verso gli stessi sacerdoti meno favorevoli o difettosi ella usava sempre e voleva si usasse sempre il massimo rispetto. In fine debbo dire che a tutti i suoi confessori, e quindi anche a me, la Serva di Dio si abbandonava con tale fiducia d’obbedienza come se si fosse trovata nelle mani di Dio, e questo suo ossequio alla parola del confessore lo addimostrava anche in occasione che questa le fosse stata di non lieve sacrificio, dicendo: [133v] « I confessori talvolta sono come carnefici, eppure dobbiamo obbedirli ».




p. 667
18
Dovrebbe trattarsi di Novena del Cuore di Gesù, opera del 1758; nel 1875 la Tipografia San Giuseppe di Milano ne pubblicò un’edizione « preceduta da un trattatello sulla divozione al Sacro Cuore e da divote pratiche del sacerdote Carlo Bertani ». A quest’opera è da ricondurre anche il più generico riferimento al « manuale della divozione » nell’ultima parte del paragrafo xxviii, p. >661.


19
Cfr. >nota 5. I successivi riferimenti alla biografia non vengono più segnalati in nota.


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