Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Costituzioni F. s. M. P. - 1899
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COSTITUZIONI DELL'ISTITUTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA IN COMO (1899)

Divisione terza DEI VINCOLI DI UNIONE IN ISPECIE

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I. DEL VOTO DI POVERTÀ

II. DEL VOTO DI CASTITÀ

224

III. DEL VOTO DI OBBEDIENZA

226

IV. DEL NOVIZIATO

227
- 224 -

<< <   > >>Divisione terza

DEI VINCOLI DI UNIONE IN ISPECIE

 

Questi vincoli sono tre: il voto di povertà, di castità, di obbedienza.

<< <   > >>I.

DEL VOTO DI POVERTÀ

 

 Le consorelle che emettono il voto di povertà intendono di staccare i pensieri della mente e gli affetti del cuore da qualsiasi attacco a persona o a[7] cosa, che le possa distogliere dal retto pensare a Dio e da amarlo con tutte le forze.

Delle persone e delle cose terrene si valgono solo in quanto è strettamente necessario per vivere ed in quanto sono persone o cose necessarie ovvero utili al miglior servizio del Signore.

 Studiano in se stesse un perfetto distacco dalla carne e dal sangue, ossia dalle persone e dagli affetti della famiglia, parenti o paese, che per6 amor di Dio hanno lasciato. Ritengono per se stesse un solo vestimento di scorta. Dalla propria cameretta sbandiscono qualsiasi oggetto superfluo o inutile. Nelle abitazioni hanno di mira la solidità e devono poi curare la semplicità. Nel vitto usano specialmente cibi vegetali e bevande semplici. Le persone di salute deperita stanno al consiglio del medico. Le consorelle prendono al mattino una leggera colazione secondo i costumi dei luoghi. A mezzogiorno prendono la minestra, una portata di pietanza, di carne, formaggio o frutta, con un bicchiere di vino. Altrettanto usano la sera, meno frutta o formaggio.

A cagione delle circostanze de' tempi possono possedere, testare, ereditare, ma non possono disporre senza il consenso della superiora generale. Appena ammesse alla professione, - 225 -dispongono il proprio testamento e lo mettono in mano alla superiora come fossero per morire.[8] Nell'amministrazione dei beni della congregazione hanno di mira la prudenza e la Provvidenza, ma più le ragioni di Provvidenza divina che le ragioni di prudenza umana7. Devono le consorelle presentare lo stato esatto della propria economia.

Tra quelle poi che entrano in congregazione portando al di sopra di lire mille, se per caso <ciò che Dio non permetta> una esca di congregazione per qualsiasi ragione, dovrà versare alla stessa in ragione di una lira al giorno, per il tempo che in essa ha dimorato prima della professione, ovvero di centesimi cinquanta al giorno quella che ha portato al di sotto di lire mille. Quanto al corredo, potrà ritirare quegli oggetti di cui si è fatta rilasciare nota di ricevuta all'ingresso nella congregazione. Questi si ritornano poi nello stato in cui si trovano.

<< <   > >>II.

DEL VOTO DI CASTITÀ

 

 La castità è tal bene che chi la possiede può dire di possedere ogni sorta di bene. La castità consiste nel conservarsi puro al divino cospetto nei pensieri della mente, negli affetti del cuore. Beati i mondi di cuore, perché vedranno Dio8.

Per vivere in perfetta castità le consorelle della congregazione usano sobriamente del cibo, delle bevande, del riposo. Non conversano con persone secolari che in caso di necessità.[9] S'accostano ogni otto giorni alla santa Confessione; ricevono quotidianamente, secondo il consiglio del direttore spirituale, la santa Comunione e si occupano con energia di volontà negli uffici propri, onde ogni giornata sia piena di merito perché impiegata tutta in lavoro assiduo per amor a Dio.- 226 -

<< <   > >>III.

DEL VOTO DI OBBEDIENZA

 

Bisogna che le figlie della congregazione, per propria elezione, sieno sottomesse sempre e libere giammai.

 Meglio è obbedire che comandare. Si reputano indegne di comando quelle che ambiscono il comandare.

Il voto dell'obbedienza importa una sottomissione intima, intera, spontanea, ai voleri dei superiori ed allo spirito della Regola. Conformare interamente i propri pensieri ed affetti ai pensieri ed agli affetti dei superiori e della Regola, questo è perfetta obbedienza. Nondimeno superiori ed inferiori sono quasi membra d'una stessa famiglia.

Possono e devono gl'inferiori esporre alle superiore il modo e le ragioni d'un consiglio in contrario, quando ciò credono conveniente nel Signore, ma poi si sottomettono a quello che la superiora sarà per decidere.[10] Per buone ragioni di carità e di prudenza si esortano parimente le superiore a cercare il consiglio anche dell'ultime della casa e attenervisi, se è del caso, perché il Signore spesso parla per bocca dei semplici e degli umili.

Lo spirito di sottomissione è specialmente caro al Signore. Chi obbedisce canterà vittoria9. S. Filippo Neri diceva: «Datemi due dita della vostra fronte ed io vi fo santi».

 Costa fatica l'ubbidire perfettamente, ma è largo compenso il riflettere che obbedire ai superiori è come obbedire a Dio, che obbedire è regnare, che chi obbedisce non falla giammai ed è tranquillo nella coscienza sua in vita ed in morte.

Obbligarsi dunque a Dio in perpetuo con voti di povertà, di castità, di obbedienza, costa sacrificio; ma dice S. Tommaso che i voti religiosi sono come un secondo Battesimo, che cancella tutte le colpe.

Sono quasi un martirio di carità, che dispone l'immediato passaggio dell'anima dalla terra al cielo.

I tre voti religiosi, scrive S. Bernardo, sono quasi tre baluardi che custodiscono la rocca entro la quale sta l'anima propria, - 227 -per essere difesa dagli assalti del mondo, della carne, del demonio. Nel farsi religiose le figlie della congregazione non devono por mano all'aratro e poi guardarsi indietro10. Non chi comincia, ma chi persevera sino alla fine, costui sarà salvo11. Gran bene è quello delle comunità religiose, continua S. Bernardo; l'uomo vive più puramente,[11] cade più raramente, sorge tosto con velocità e va innanzi più cauto; più frequentemente è confortato e più sicuramente riposa; muore con maggior confidenza, più presto è purgato ed è più copiosamente rimunerato in cielo.

<< <   > >>IV.

DEL NOVIZIATO

 

Il noviziato è una prova reciproca della postulante per decidersi ad appartenere alla congregazione, e della congregazione per studiare se la postulante abbia segni non dubbi di vocazione religiosa e di attitudine alla congregazione.

Continua dallo ingresso alla professione per lo spazio di due anni e si divide in due periodi.

Il primo periodo è del così detto aspirantato, che può durare da sei a dodici mesi. In questo frattempo le postulanti s'applicano in modo speciale ad esercizi di pietà e di studio, in luogo appartato, sotto la guida di una suora professa che compia l'ufficio di maestra delle novizie. In questo primo periodo le aspiranti si ascrivono alla pia pratica, detta Guardia d'onore del sacro Cuore12, e ne compiono gli uffici.

Superata la prima prova, entrano nel secondo periodo, detto propriamente del noviziato, e vestono abito religioso proprio delle novizie. In questo secondo periodo s'ascrivono alla Pia Unione degli adoratori del Santissimo Sacramento e ne compiono gli uffici. Raddoppiano il fervore per gli esercizi- 228 - di[12] pietà e di studio e si estendono un po' più praticamente negli uffici vari della congregazione.

 Si ritengono segnali buoni di vocazione i seguenti:

1) se le postulanti sono d'ingegno aperto, atte a conoscere da una parte le attrattive del mondo che vogliono fuggire e distinguere il bene della religione che vogliono professare13;

2) se per ottenere tanto bene hanno saputo vincere le battaglie del mondo e della carne, combattendo per lunga pezza con costante fermezza14;

3) se fu pura l'intenzione in abbracciare lo stato religioso.

Si devono poi osservare le regole date nel decreto del 25 gennaio 1848 che comincia Romani pontifices15 della Sacra Congregazione sullo stato dei Regolari;

4) se16 sanno immedesimarsi collo spirito della congregazione e ne compiono con ilarità gli uffici.

Le novizie si educano presso la casa madre. Recano dote ciascuna coscienziosamente secondo la possibilità.





p. 224
6 Il II ms ha qui la seguente variante: che per amore di un bene migliore hanno lasciato.



p. 225
7 Il II ms aggiunge qui: Pensino a Dio ed il Signore penserà a loro.



8 Mt 5, 8.



p. 226
9 Cfr. Prv 21, 28.



p. 227
10 Cfr. Lc 9, 62.



11 Cfr. Mt 10, 22.



12 Cfr nota 1 a p. 185.



p. 228
13 Il II ms e il III ms aggiungono: seguendo i Consigli evangelici di perfezione cristiana.



14 Il II ms inserisce qui un comma, poi cancellato: 3) se furono specialmente perseveranti nel bene contro le insinuazioni maligne.



15 Cfr. nota 12 a p. 217.



16 Il II ms e il III ms hanno una formulazione diversa di tutto questo comma: 4) Si ricevono come postulanti quelle figlie che hanno attitudini all'indole della congregazione e ai diversi uffici della stessa. Le novizie si educano presso la casa madre. Recano dote ciascuna coscienziosamente, secondo le possibilità. Per il tempo che passano nella congregazione sino alla professione, quelle che hanno portato in dote lire mille compensano la casa per centesimi cinquanta al giorno e per lira una al giorno quelle che hanno portato olter lire mille, nel caso che (Dio non voglia!) taluna di esse per qualsiasi ragione lasciasse la congregazione. Del proprio corredo che portò, trasporta seco que' capi che ha regolarmente consegnato e che sono sopravanzati all'uso. Ma nel III ms questo testo è stato poi cancellato ed è stata messa la frase che figura nello stampato.



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